CON LA BREXIT ANCHE LA PREMIER LEAGUE CAMBIERÀ VOLTO Da rivedere le regole del calciomercato e dei diritti tv. Nuove burocrazie nel tesserare i giovani atleti della Fifa

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Il referendum sulla Brexit porterà un notevole cambiamento in Europa e nel modo di vivere degli stessi inglesi, a partire dal campionato di Premier League. Infatti, per il massimo campionato di calcio britannico non si prospetta un futuro roseo. Come riporta il sito Linkiesta, il problema principale riguarda i calciatori, a causa dei cambiamenti riguardanti le regole sull’immigrazione nel Regno Unito. Ad oggi sono ben 161 i calciatori che giocano in Premier League provenienti dai Paesi legati alla Ue o alla See, lo Spazio Economico Europeo (che comprende anche Norvegia, Islanda, Liechtenstein). Con l’uscita dall’Unione, di fatto per l’Inghilterra viene meno la libera circolazione dei lavoratori, modificando lo status di 2/3 dei giocatori in Premier, che si vedrebbero così negato il permesso di lavoro, necessario per svolgere la professione nel Regno Unito.

Il permesso di lavoro per in calciatori stranieri è regolato dalla Football Association, ossia la federcalcio inglese, che in questi ultimi anni ha già regolato la presenza di giocatori stranieri in Premier, basandola sul concetto di qualità dei calciatori e della loro provenienza. Secondo le norme vigenti, per giocare nel massimo campionato inglese, il permesso di lavoro viene erogato solo a calciatori originari dei primi 50 Paesi del ranking Fifa che abbiano giocato una determinata percentuale di partite internazionali (sia con club che con nazionali) negli ultimi due anni. Quindi, per giocare in Premier, un giocatore extra comunitario deve aver disputato almeno il 30% di partite in nazionale se la propria selezione appartiene alle prime 10 del ranking Fifa, il 45% delle gare se la nazionale è tra l’11 e il 20 posto e via così.

Tuttavia, questo criterio, definito di qualità, non è stato applicato ai calciatori provenienti dell’area Ue, visto il diritto legato alla libera circolazione di persone, e dunque anche dei lavoratori. Ora, con la Brexit, lo scenario della Premier muterà radicalmente. Per esponenti del calcio inglese come Zouma, Azpiculeta, De Gea , Mata, Schneiderlin, Martial, Mangala, Navas, Nasri, Bellerìn, Coquelin e Mignolet, solo per citarne alcuni, il rinnovo del permesso di lavoro rischia di essere un grosso problema. Non solo. Problemi si avrebbero anche con il calciomercato. Infatti, i club sarebbero costretti a cedere i loro campioni, con effetti non da poco sul player trading. La domanda sorge spontanea: come può un club inglese ricavare grosse somme dalla cessione di un calciatore che è costretta a vendere all’estero? Inoltre, per un club di Premier acquistare un giocatore extracomunitario potrà rivelarsi più costoso.

Ora, la questione è nelle mani del governo. Il primo ministro Cameron si è dimesso, e il nuovo esecutivo del Regno Unito dovrà guidare i negoziati con l’Unione Europea per trattare i modi d’uscita del Paese dall’Ue. Anzitutto bisognerà capire quale sarà l’orientamento politico del governo, e cioè se sarà orientato all’euro-scetticismo in maniera decisa o meno. Una cosa è certa: se in Inghilterra prevarrà un orientamento non bilaterale, per la Premier League, ad oggi il più ricco campionato di calcio del mondo tra diritti tv (circa 7 miliardi di euro) e marketing, rischia il collasso.

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