“ISOLARE CHI STRUMENTALIZZA IL NOME DI DIO PER PERSEGUITARE E PROGETTARE GUERRE” Il discorso pronunciato da Papa Francesco in occasione dell'ncontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico a Yerevan

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All’incontro con le autorità civili, svoltosi nel Palazzo Presidenziale di Yerevan per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Armenia, Papa Francesco ricorda i dolori della guerra e quel primo grande genocidio (quello del popolo armeno) che ha inaugurato la violenta spirale di sangue che ha fatto da cornice al secondo conflitto mondiale. Non solo. In queste terre, dove i cristiani sono perseguitati per il loro credo, il Pontefice lancia un appello agli Stati affinché, insieme, si possa mettere la parola fine alle tante sofferenze del Popolo di Dio.

Dopo la presentazione delle rispettive Delegazioni, svoltasi nel Salone Ovale, il Santo Padre e il Presidente si sono recati nella Sala dei Ricevimenti per l’incontro privato che si conclude con lo scambio dei doni e la presentazione dei familiari. Quindi, nel Salone principale del Palazzo, hanno avuto luogo i discorsi del Presidente Serzh Sargsyan seguito da quello di Bergoglio, che ha esordito: “È per me motivo di grande gioia poter essere qui, toccare il suolo di questa terra armena tanto cara, fare visita ad un popolo dalle antiche e ricche tradizioni, che ha testimoniato con coraggio la sua fede, che ha molto sofferto, ma che è sempre tornato a rinascere”.

Citando i versi del poeta armeno Elise Ciarenz, (“Il nostro cielo turchese, le acque chiare, il lago di luce, il sole d’estate e d’inverno la fiera borea, la pietra dei millenni, i libri incisi con lo stilo, divenuti preghiera” Ode all’Armenia), Francesco sottolinea come esse  “racchiudono in poche espressioni l’eco e la densità dell’esperienza gloriosa e drammatica di un popolo e lo struggente amore per la sua Patria. Le sono vivamente grato, Signor Presidente, per le gentili espressioni di benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome del Governo e degli abitanti dell’Armenia, e per avermi offerto la possibilità – ha proseguito -, grazie al Suo cortese invito, di contraccambiare la visita da Lei compiuta l’anno scorso in Vaticano, quando presenziò alla solenne celebrazione nella Basilica di San Pietro, insieme alle Loro Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni, e Aram I, Catholicos della Grande Casa di Cilicia, e a Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, Patriarca di Cilicia degli Armeni, recentemente scomparso”.

In occasione di quella visita, si è fatta memoria “del centenario del Metz Yeghérn, il ‘Grande Male'”, che colpì il popolo armeno causandone “la morte di un’enorme moltitudine di persone. Quella tragedia inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l’intento di annientare interi popoli”.

Francesco ha reso onore agli armeni, sempre “illuminati dalla luce del Vangelo, anche nei momenti più tragici della sua storia”, poiché hanno trovato “nella Croce e nella Risurrezione di Cristo la forza per risollevarsi e riprendere il cammino con dignità. Questo rivela quanto profonde siano le radici della fede cristiana e quale infinito tesoro di consolazione e di speranza essa racchiude . ha continuato il Papa -. Avendo davanti ai nostri occhi gli esiti nefasti a cui condussero nel secolo scorso l’odio, il pregiudizio e lo sfrenato desiderio di dominio, auspico vivamente che l’umanità sappia trarre da quelle tragiche esperienze l’insegnamento ad agire con responsabilità e saggezza per prevenire i pericoli di ricadere in tali orrori. Si moltiplichino perciò, da parte di tutti, gli sforzi affinché nelle controversie internazionali prevalgano sempre il dialogo, la costante e genuina ricerca della pace, la collaborazione tra gli Stati e l’assiduo impegno degli organismi internazionali, al fine di costruire un clima di fiducia propizio al raggiungimento di accordi duraturi”.

Il Pontefice ha ribadito, quindi, l’impegno della Chiesa Cattolica a “collaborare attivamente con tutti coloro che hanno a cuore le sorti della civiltà e il rispetto dei diritti della persona umana, per far prevalere nel mondo i valori spirituali, smascherando quanti ne deturpano il significato e la bellezza”. A tal proposito – ha detto – “è di vitale importanza che tutti coloro che dichiarano la loro fede in Dio uniscano le loro forze per isolare chiunque si serva della religione per portare avanti progetti di guerra, di sopraffazione e di persecuzione violenta, strumentalizzando e manipolando il Santo Nome di Dio”.

Soprattutto oggi, “in particolare i cristiani, sono in alcuni luoghi discriminati e perseguitati per il solo fatto di professare la loro fede, mentre troppi conflitti in varie aree del mondo non trovano ancora soluzioni positive, causando lutti, distruzioni e migrazioni forzate di intere popolazioni”. Bergoglio ritiene “indispensabile che i responsabili delle sorti delle nazioni intraprendano con coraggio e senza indugi iniziative volte a porre termine a queste sofferenze, facendo della ricerca della pace, della difesa e dell’accoglienza di coloro che sono bersaglio di aggressioni e persecuzioni, della promozione della giustizia e di uno sviluppo sostenibile i loro obiettivi primari”. Gli armeni hanno “sperimentato queste situazioni in prima persona”, hanno conosciuto la sofferenza, il dolore e la persecuzione”, tuttavia “conserva nella sua memoria non solo le ferite del passato, ma anche lo spirito che gli ha permesso, ogni volta, di ricominciare di nuovo. In tal senso, lo incoraggio a non far mancare il suo prezioso contributo alla comunità internazionale”.

Il il 25° anniversario dell’indipendenza dell’Armenia, che ricorre quest’anno, “è una felice circostanza per cui rallegrarsi e l’occasione per fare memoria dei traguardi raggiunti e per proporsi nuove mete a cui tendere. I festeggiamenti per questa lieta ricorrenza saranno tanto più significativi se diventeranno per tutti gli armeni – ha detto Bergoglio -, in Patria e nella diaspora, uno speciale momento nel quale raccogliere e coordinare le energie, allo scopo di favorire uno sviluppo civile e sociale del Paese, equo ed inclusivo”. Citando le parole di Giovanni Paolo II, Francesco ha poi proseguito: “Si tratta di verificare costantemente che non si venga mai meno agli imperativi morali di eguale giustizia per tutti e di solidarietà con i deboli e i meno fortunati”.

“La storia del vostro Paese va di pari passo con la sua identità cristiana, custodita nel corso dei secoli. Tale identità, lungi dall’ostacolare la sana laicità dello Stato, piuttosto la richiede e la alimenta, favorendo la partecipe cittadinanza di tutti i membri della società, la libertà religiosa e il rispetto delle minoranze – ha proseguito -. La coesione di tutti gli armeni, e l’accresciuto impegno per individuare strade utili a superare le tensioni con alcuni Paesi vicini, renderanno più agevole realizzare questi importanti obiettivi, inaugurando per l’Armenia un’epoca di vera rinascita”.

Anche se la Chiesa Cattolica è presente nel Paese “con limitate risorse umane, è lieta di poter offrire il suo contributo alla crescita della società, particolarmente nella sua azione rivolta verso i più deboli e i più poveri, nei campi sanitario ed educativo, e in quello specifico della carità – ha concluso il Papa -, come testimoniano l’opera svolta ormai da venticinque anni dall’ospedale ‘Redemptoris Mater’ ad Ashotsk, l’attività dell’istituto educativo a Yerevan, le iniziative di Caritas Armenia e le opere gestite dalle Congregazioni religiose”. Quindi, ha benedetto la nazione: “Dio benedica e protegga l’Armenia, terra illuminata dalla fede, dal coraggio dei martiri, dalla speranza più forte di ogni dolore”.

Terminato l’incontro con le autorità, alle ore 19:30, nella Sala del Trono del Palazzo Apostolico di Etchmiadzin, il Santo Padre incontrerà in forma privata Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni. Il Pontefice regalerà al Catholicos un quadro in mosaico della Vergine con il Bambino, riproduzione di un dettaglio dell’affresco scoperto nel 2000 nella Basilica romana dell’Ara Coeli. Al termine dell’incontro privato ha luogo la presentazione delle rispettive Delegazioni e di 45 Vescovi Armeno Apostolici.

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