MILANO: SFUMA L’IMPRESA DI PARISI, MALUMORI TRA LEGA E FORZA ITALIA Il candidato del centrodestra non sorpassa Sala. Salvini: "Lui leader? Abbiamo perso. Penso possa bastare"

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Il centrodestra stecca la riconquista di Milano. Beppe Sala, candidato renziano che più non si può vince il ballottaggio nel capoluogo meneghino. Il sogno di un recupero di consensi per Stefano Parisi finisce poco dopo la mezzanotte, quando più della metà delle sezioni scrutinate sancisce l’affermazione dell’ex commissario di Expo. Uno stop che obbligherà Forza Italia e soci a rivedere nuovamente i piani per il dopo Berlusconi. “Abbiamo già perso a Milano, penso possa bastare” ha commentato Matteo Salvini, come a sottolineare che per Parisi le possibilità di guidare la coalizione dopo il fisiologico ritiro dell’ex cavaliere sono praticamente inesistenti. La Lega, nella capitale del nord, voleva una candidatura più convincente, in grado di conquistare il cuore dei milanesi, a partire delle periferie. Ma alla fine, per esigenze di alleanza, ha dato il benestare all’uomo “del fare” scelto da Berlusconi.

D’altra parte il confronto con Sala, reso fortissimo dal successo di Expo e sponsorizzato da Renzi, era sembrato sin da subito un’impresa disperata. E già il fatto che sia arrivato al ballottaggio, con un distacco al primo turno di cinquemila voti, era un risultato che nessuno si aspettava. Forse anche per questo quando è arrivato all’hotel Mariott, dove era stata allestita una sala per seguire il risultato, è stato applaudito come Rocky alla fine dell’incontro combattuto con il campione del mondo Apollo Creed. Alla fine, infatti, non c’è stato il sorpasso sul suo avversario.

Il primo ad ammettere la sconfitta è stato Gabriele Albertini, l’ex sindaco che aveva portato a Milano il romano Parisi come city manager, e che in questa avventura ha guidato la sua lista civica. Come aveva annunciato per radio la candidatura di Parisi, così ha ammesso per primo la sconfitta. Non senza lanciare bordate ai partiti della coalizione (in primis a Forza Italia) colpevoli di non aver appoggiato la lista di Parisi che avrebbe potuto avere quei 3 o 4 punti in più che servivano a vincere. Motivo: gli azzurri avevano paura del sorpasso della Lega. Ma se Albertini pensa che sia mancato un po’ di centro per riuscire a vincere, l’ex ministro Ignazio La Russa è dell’idea contraria, cioè che si sia puntato troppo al centro perdendo voti della destra e della Lega.

Il dato su cui pone l’attenzione Parisi è però quello dell’astensione: metà dei milanesi che non hanno votato un po’ per la data, troppo estiva, un po’ però perché hanno perso fiducia nella politica. Ed è questa fiducia che vuole conquistare con il lavoro di opposizione in consiglio comunale. Per ora non parla di fare il leader, dunque ma solo il consigliere, pronto a una opposizione “costruttiva” e con la speranza che il nuovo sindaco e la sua coalizione tenga conto che “la metà dei milanesi non ha votato e l’altra metà vuole cambiare”. Ultimo messaggio ai suoi: “buona notte, andate a dormire tranquilli”. Per lui domani sarà una giornata di riposo, poi “cambiamo profondamente la politica in Italia”.

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