ERITREA, GLI SCHIAVI COL FUCILE

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Eritrea-soldati

Siamo abituati a vedere le forze armate come l’esempio più alto di attaccamento alla Patria, come una scelta di vita disposta anche ad andare incontro alla morte, come l’esempio più alto di abnegazione. Ma non è sempre così, non in tutte le parti del mondo, almeno.
Quando fare il militare non è una scelta ma una costrizione, quando la leva obbligatoria non è di un solo anno ma dura un’intera esistenza, quando le condizioni di sopravvivenza sono messe a rischio nello stesso vivere quotidiano più che in battaglia non siamo più davanti all’appartenenza a un corpo militare ma a una nuova forma di schiavitù. O forse sarebbe meglio dire “rinnovata”, perché nelle pieghe della storia ci sono già esempio di uomini costretti a combattere loro malgrado.

Lo dice l’Onu, e parla di una delle tante periferie del mondo, l’Eritrea. Dove il servizio militare illimitato equivale appunto a una forma di schiavitù ed è quindi “un crimine contro l’umanità”. “Circa 400.000 persone in Eritrea sono schiave del militare illimitato”, ha detto Mike Smith, presidente della Commissione per l’Eritrea del Consiglio Onu per i diritti umani. Nel 2015, più di 47mila eritrei hanno provato a fuggire per chiedere asilo in Europa, ma altre decine di migliaia si sono diretti verso il Sudafrica e nei Paesi vicini.

“I funzionari eritrei – afferma il rapporto della Commissione Onu – esercitano un vero e proprio diritto di proprietà sui cittadini; “ci sono buone ragioni per credere – afferma la Commissione – che i funzionari eritrei hanno commesso il reato di schiavitù, un crimine contro l’umanità, perpetrato in maniera sistematica e in modo persistente a partire dal 2002”. “Sono pochissimi i cittadini che non hanno l’obbligo di servire lo Stato nelle forze armate “ha detto Smith in una conferenza stampa. E questo è uno dei motivi per le quali gli eritrei fuggono a migliaia da questo piccolo paese del Corno d’Africa, con 6,5 milioni di persone.

Per la Commissione d’inchiesta, la leva militare dovrebbe essere ridotta a un anno e mezzo al massimo, come previsto. Ma nella realtà le cose sono ben diverse: secondo il rapporto, “negli ultimi 25 anni tutto è ruotato intorno a centri di detenzione, campi di addestramento militare e altre sedi in tutto il Paese”. Il presidente della Commissione d’inchiesta ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di adottare “misure mirate” contro i responsabili di questi crimini.

Tra le raccomandazioni che presenterà al Consiglio dei Diritti Umani, ci sarà anche la Richiesta per il governo eritreo di attuare la Costituzione del 1997 e ratificare numerose convenzioni che garantiscono i diritti umani; nonché l’applicazione del codice penale, procedura penale, civile e procedura civile stilato nel maggio 2015. La situazione nel Paese è precipitata da quando nel 1993 sotto l’egida dell’Onu si svolse un referendum per decidere se l’Eritrea dovesse finalmente diventare un Paese indipendente o mantenere la federazione con l’Etiopia. Il 99% degli eritrei votò per l’indipendenza, dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1993. Da allora il paese è in mano a Isaias Afewerki, presidente-padrone che gioca molto sui conflitti regionali. Aferwerki ha isolato e militarizzato l’Eritrea. La gente è poverissima, con la corruzione alle stelle.

Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International, la situazione dei diritti umani nel paese è drammatica: “E’ rimasto obbligatorio anche l’addestramento militare per i minori. Le reclute sono state impiegate per svolgere lavori forzati. Migliaia di prigionieri di coscienza e prigionieri politici hanno continuato ad essere detenuti arbitrariamente in condizioni spaventose. L’impiego della tortura ed altri maltrattamenti è un fenomeno diffuso”. Esattamente un anno fa le Nazioni Unite diffusero documento che sintetizzava i risultati di indagini sulla situazione dei diritti. Le conclusioni contenute nel documento dell’Onu erano terribili. È passato un anno… Uno schiaffo alla libertà, ma siamo in una delle periferie del mondo, uno di quei posti dove nessuno ha un interesse specifico. Un posto invisibile, e infatti non è cambiato nulla.

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23 COMMENTS

  1. Angelo Perfetti la sua analisi appare viziata da quel male che affligge la maggior parte di quelli che ai nostri giorni si occupano di informazione, l’assenza di indagine giornalistica. Capisco che confezionare un articoletto comodamente seduti al computer risulti più facile che non imbarcarsi in una indagine corretta dal punto di vista deontologico e soprattutto che seguire l’onda di un facile consenso ottenibile allineandosi a tesi preconfezionate già proposte e riproposte offra i suoi vantaggi, ma da un professionista con il suo curriculum era lecito aspettarsi di più.
    Lei non conosce l’Eritrea e di questo non intendo fargliene una colpa, ma perché accanirsi a occhi chiusi contro un’intera popolazione e un paese virtuoso senza neanche farsi qualche domanda.
    Lei non sembra rendersi conto della gravità di quanto sta accadendo in Eritrea, un paese che ci è fratello per ragioni storiche e legami umani profondissimi.
    Le propongo una brevissima sintesi: il 24 maggio 1991 l’Eritrea ottiene l’indipendenza dopo trent’anni di lotta armata disintegrando l’apparato militare dell’Etiopia, costringendo Menghistu Haile Mariam alla fuga e liberando Addis Abeba in segno di fratellanza con la popolazione etiope. Il governo eritreo stabilisce immediatamente rapporti economici e di cooperazione con il nuovo governo etiope firmando due importanti accordi che concedono all’Etiopia libero accesso al mare, ai trasporti aerei e alla politica monetaria. Nel 1998 l’Etiopia dichiara lo stato di guerra e aggredisce nuovamente l’Eritrea coinvolgendola in una guerra mai voluta durata due anni e interrotta dall’intervento della Nazioni Unite. La parti vengono invitate a confrontarsi con la mediazione di un arbitrato internazionale che attraverso una Commissione Confini appositamente nominata per emettere un verdetto Definitivo e Immodificabile, pone fine al contenzioso, accogliendo le tesi eritree e stabilendo i confini definitivi. L’Eritrea accetta il verdetto, ma l’Etiopia non solo lo respinge ma da allora continua a occupare militarmente territori sovrani eritrei, ad attuare continue incursioni militari e a minacciare una nuova invasione dell’Eritrea. Questo è parola per parola quanto è stato riferito all’On. Pittella in occasione del suo recente viaggio in Etiopia. Trova sorprendente che l’Eritrea ritenga di doversi difendere? La nuova ennesima aggressione etiopica di pochi giorni fa presso Tzorona non le fa venire qualche dubbio?
    A questo va aggiunto che il servizio al quale lei fa riferimento non è un servizio militare ma un servizio civile regolarmente remunerato che il COI presenta come lo ha descritto lei sulla base delle dichiarazioni rigorosamente anonime di un numero ristretto di giovani intervistati, indovini un po’ dove, in Etiopia. Allo stesso tempo il COI non ha accettato le decine di migliaia di testimonianze in forma scritta e firmata presentate dagli eritrei di tutto il mondo dove si afferma che conclusioni dei COI stesso sono false non condivise. Il Coi non ha accettato nemmeno di ricevere i più di ottocento eritrei che avevano chiesto di essere ricevuti per poter testimoniare.
    Angelo Perfetti il giorno 21 giugno si riuniranno a Ginevra alcune decine di migliaia di eritrei da tutto il mondo per protestare contro il rapporto del COI, non ne vuole tenere conto neanche lei?
    Cordiali saluti Stefano Pettini

  2. Un reato di tale fatta è possibile solo a causa dell’estrema miseria, della corruzione e dell’ingiustizia sociale estesa a livello locale e globale. L’arruolamento costituisce una delle poche vie disponibile per un piatto di minestra, per un abito e un alloggio, per non parlare delle ruberie e degli abusi sessuali consumati attraverso la prepotenza della divisa e delle armi. Più che trovare strumenti d’accusa nel diritto internazionale non si dovrebbe riflettere sulle cause vere di questa povertà generalizzata e porvi rimedio?

  3. Angelo Perfetti perché è stata istituita una “Commissione per l’Eritrea del Consiglio Onu per i diritti umani” e non una commissione analoga per l’Etiopia che viene lasciata impunemente agire sia negli affari interni sia in quelli internazionali in spregio a qualunque legge sul rispetto dei diritti umani?
    Rocco Morelli in Eritrea non vi è fame, non esiste corruzione, non esiste contrapposizione su base etnica o religiosa, non esiste differenza di genere, non esiste servizio militare a tempo indefinito ma servizio civile remunerato. L’Eritrea è uno dei pochissimi paesi che ha conseguito gli obiettivi del Millennium Gol sulla salute. L’Eritrea è un paese virtuoso che investe in opere pubbliche destinate all’autosufficienza alimentare e per questo rappresenta un pericoloso esempio per gli altri paesi africani in via di emancipazione. Gli organismi internazionali quali Consiglio Onu per i diritti umani, sono gli stessi che ci hanno servito le fanfaluche delle armi di distruzione di massa e quant’altro è stato poi usato per sterminare gente innocente e minarne per sempre la struttura sociale. Come detto in particolare il COI si è dimostrato del tutto inadeguato allo svolgimento del suo mandato, ed è stato criticato da più parti per i criteri base di ricerca delle testimonianze e la metodologia adottata. I membri del COI ancor prima di iniziare il loro lavoro hanno intrattenuto rapporti di collaborazione con funzionari etiopici e hanno pubblicamente espresso l’opinione che sarebbe stato opportuno un cambio di gestione al vertice del governo eritreo. Questi elementi divenuti di pubblico dominio hanno costituito un palese conflitto di interessi e una cattiva fede tale da far ritenere la Commissione non obiettiva e inaffidabile. La causa vera dei disagi che in Eritrea spingono i giovani all’esodo è l’inerzia della Comunità Internazionale che condanna tutti loro a dover sottostare alle continue minacce di invasione da parte dell’Etiopia.

  4. Mentre leggevo questo pezzo “giornalistico” mi è venuto il dubbio che a scrivere fosse stato il ministro della propaganda etiopico Getachew Reda, invece, ahimè, è un ennesimo italiano che continua ad infangare il mio paese per sentito dire. Costui, che ovviamente si crede il più umanitario di tutti, vuole togliere il servizio militare eritreo proprio per impedire all’Eritrea di difendersi dall’aggressione del TPLF, il regime minoritario che sta governando l’Etiopia da ben 25 anni. Proprio 10 giorni fa c’è stato l’ennesimo attacco militare in terra d’Eritrea che ha causato 200 soldati etiopici morti e 18 soldati eritrei. Stavolta l’esercito eritreo ha risposto alla provocazione a cui in passato aveva invece preferito non rispondere. Per noi eritrei dietro al COI si nascondono motivazioni politiche ordite dagli USA e dall’Etiopia ed è proprio per respingere queste false accuse che noi proprio oggi partiremo con tanti pullman diretti a Ginevra per manifestare pacificamente davanti al palazzo dell’ONU. Se l’autore di questo pezzo è in buona fede mi auguro non metta altra legna sul fuoco con articoli che favoriscono una sola parte di questa tragedia che è iniziata nel 1941 con la disfatta del Colonialismo italico.

  5. Mi scusi Pettini se parto dalla fine e allora come mai scappano tutti? Non vi è fame dice lei ma forse ignora che è difficile trovare perfino la farina per il pane, gasolio e benzina hanno prezzi reali superiori ai nostri ( quindi non acquistabili praticamente da nessuno) e si trovano in quantitativi estremamente limitati, l’ acqua è razionata cosi come è impossibile contare sulla fornitura di energia elettrica in modo continuativo. Per quanto riguarda la corruzione non commento nemmeno. Pensa veramente che in tanti muoiano di polmonite o forse è proprio Aids? Non ha mai sentito parlare di rastrellamenti notturni a caccia di uomini ( giovani e non ) che caricati dentro ai container vengono portati anni lontano da casa? All’ anima del servizio civile volontario. O ha visto l’ Eritrea con il cannocchiale oppure è uno di quelli che ci vive con la pancia piena ma lontano da tutti.

  6. Stefano Pettini ha spiegato molto bene la situazione dell’Eritrea ed io che ci sono stata da poco confermo quello che ha scritto. Mi chiedo come lei possa liquidare la questione dicendo “non è una cosa giornalistica…l’ha detto il coi” cioè che funzione ha il giornalista se ripete a pappagallo una cosa detta da tre persone (sì il coi è composto da tre persone..)?? Cioè il giornalista non dovrebbe essere una persona che prende una notizia e prova a sviscerarla, verifica se è vera, sente la controparte. Se fa copia e incolla non è un giornalista è solo un pappagallo che si firma “giornalista”… Sono curiosa di sapere cosa risponderà al sig. Pettini…

  7. efano Pettini ha spiegato molto bene la situazione dell’Eritrea ed io che ci sono stata da poco confermo quello che ha scritto. Mi chiedo come lei possa liquidare la questione dicendo “non è una cosa giornalistica…l’ha detto il coi” cioè che funzione ha il giornalista se ripete a pappagallo una cosa detta da tre persone (sì il coi è composto da tre persone..)?? Cioè il giornalista non dovrebbe essere una persona che prende una notizia e prova a sviscerarla, verifica se è vera, sente la controparte. Se fa copia e incolla non è un giornalista è solo un pappagallo che si firma “giornalista”… Sono curiosa di sapere cosa risponderà al sig. Pettini…

  8. Dovrei ridere se non mi venisse da piangere quando leggo le tante articolesse puerpere di disinformazione, come quella pubblicata da Limes, “La triste parabola dell’Eritrea” compilata da certo Vittorio Robecchi il 30-12-2015 (alla quale ho risposto su internet) o quella che leggo dal “Newspaper” (anglofono!) a cura di Angelo Perfetti. Costoro hanno orecchie solo per le fandonie procacciate dalle antiche agenzie d’informazione USA, vecchie maestre specializzate in “guerra fredda”. In occidente esiste la “libertà di informazione” di papagallare ciò che ci viene propinato da quelle autorevolissime fonti esperte in fabbricazioni di bugie, calunnie e falsità.
    Prima di procedere vorrei proclamare che raramente mi commuovo quando leggo gli anatemi della Comissione ONU per i diritti umani. L’ONU fu fin dall’origine dominata da paesi occidentali imperialisti coloniali come il Regni Unito di Gran Bretagna, gli USA e la Francia. Nel 1950 l’ONU dominata dagli USA furbescamente decise che l’Eritrea doveva avere la forma costituzionle di una Republica (con tanto di Parlamento) federata con l’impero Etiopico sotto la sovranità del Negus Negstì Hailè Sellàse per 12 (dodici) anni. Allo scadere di essi, avrebbe dovuto esserci un referendum nel quale il Popolo Eritreo si sarebbe pronunciato se rimanere una provincia etiopica o essere uno stato sovrano. Subito all’Asmara apparvero alla chetichella intrusi americani in borghese (riconoscibilissimi dalle coloratissime svolazzanti camice colorate awaiane) che si misero a costruire la enorme base radar e antiatomica di “Kagnion Station”. Troppo evidenti erano gli interessi americani e dei Tycoons dei petrodollari sui traffici nel Mar Rosso. Il referendum non venne fatto e l’Eritrea, alla faccia degli ipocriti predicatori USA “urbis et orbis” di democrazia, rimase sotto dominio dell’alleata Etiopia comprata con pezzi di carta detti “dollari etiopici”. Neppure ho avuto notizia di prese di posizioni della suddetta commissione quando il Fondo Monetario Internazionale riarmava l’Etiopia per la nuova furibonda aggressione all’Eritrea nel 1998, rea di non aver accettato per ragioni di stabilità interna, basi navali e sommergibilistiche sulle Isole Dahlac, a Massua e ad Assab. Lo sputtanamento occidentale petrodollararo a carico dell’eroica Eritrea punta a far fuggire i giovani che presidiano i confini contro le minacce dell’Etiopia una potenza con 100 milioni di abitanti contro 5 milioni di Eritrei.
    A questo serve l’attacco a Tsorona. Si vuol affamre l’Eritrea costringendola a tenere la gioventù a vivere nelle pietraie del lunghissimo confine, invece che a costruirsi un avvenire nel lavoro.
    Questo per dire che non so cosa farne della “Comissione ONU per i diritti umani”. La suddetta non fu mai sentita quando gli Etiopi imprigionavano eviravano, decapitavano eritrei (mettendo le teste su picche in mezzo ai villaggi), quando gli Sciftà priovenienti dal Tigrai, pagati dagli occupanti Inglesi della BMA e BSA (amminstrazioni militare e poi civile britannica) gettavano bombe nelle case degli italiani, quando l’Ttiopia reprimeva la sete di indipendenza dell’eroico Popolo Eritreo con armi americane o russe, quando gli USA e loro alleati violavano questi diritti nei confronti dei “neri” in America, in Algeria, ecc., quando gli USA bombardavano città e paesi in ogni loro guerra, con armi potentissime come il Napalm o le “bombe pseudo-intelligneti”. (Secondo il loro crimianale costume, esplicatosi i con le bombe atomiche a Hiroscima e a Nagasaki o con i terribili bombardamenti a tappeto sulle città nemiche come Tokio, o sulla mia pacifica città nel 1944). Non so che cosa farmene dei pareri della “Comissione ONU dei diritti umani”, che non vedeva ciò che hanno fatto i nordamericani in Irak con armi chimiche e con bombardamenti.
    Mi viene da ridere se permette sig.r Perfetti quando parla di schiavi “con il fucile”. Guai a lasciare fucili agli schiavi! Come possono avere armi gli schiavi? La ferma militare era normale in tutti i paesi e non mi risulta che negli USA i soldati, i marines, siano liberi (basta guardare i loro films come “Full Metall Jackett”). La tattica delgi USA è quella di provocare uno “status belli” nel quale come in ogni paese in guerra il potere esercita attenta sorveglianza e prevenzione contro sobillazioni, attentati, spionaggio, ecc. ecc. Negli USA Bush ha tolto l'”habeas corpus” ai mussulmani sospetti dopo l’attentato alle torri gemelle. L’Eritrea subisce 60 anni di assedio, agressioni e minacce e si pretende che i giornalisti-spia (come quelli che io conobbi nel 1998) abbiano la possibilità di scardinare le disposizioni di sicurezza!
    Dia retta a me Sig.r Perfetti usi il crterio scientifico del “dubbio” esso è l’enzima della conoscenza!

      • quando è esattamente questo “prima”? le accuse del COI datano l’inizio dell’inferno in eritrea nel 1991.. quindi dall’indipendenza.. prima eravamo una colonia etiope! Quindi ripeto… quando è per Lei questo “prima”?

  9. Beniamino è falso, scorretto e fuorviante affermare che “tutti scappano dall’Eritrea”. In realtà solo una modesta percentuale, del tutto fisiologica, di giovani eritrei fuggono dal loro paese a causa di una situazione pericolosamente stagnante che non consente loro una vita normale fatta di lavoro e vita familiare. La colpa del loro stato di precarietà è la perenne minaccia etiopica che si manifesta con l’occupazione di territori sovrani eritrei e attacchi improvvisi come quello presso Tzorona pochi giorni fa. L’accanimento mediatico ordito contro l’Eritrea ha fatto ritenere gli eritrei automaticamente aventi diritto all’asilo e dunque anche i migranti provenienti da altri paesi africani si dichiarano eritrei.
    Beniamino io non ignoro la realtà eritrea, io vivo la realtà eritrea. Ho una intera famiglia in Eritrea, e molti amici attraverso i quali ho accesso a tutte le informazioni sulla vita della gente comune che non sono in grado di raccogliere quando non mi trovo in Eritrea personalmente. La corruzione, che solo lei verrebbe sottintendere essere dilagante, in Eritrea è del tutto assente come è noto in tutto il mondo, tanto che nemmeno i più audaci detrattori del governo eritreo hanno il coraggio di affermare che sia possibile corrompere qualcuno a qualunque livello della società. Quanto alle carenze alle quali lei faceva riferimento in Africa costituiscono la normalità e la gente è abituata a conviverci e non se ne lamentano certamente.
    Manuele di quali 400,000 schiavi armati sta parlando ? Di sicuro non sta parlando di Eritrea dove il concetto stesso di schiavitù è socialmente inaccettabile e improponibile.
    Stefano Pettini

  10. Gentile Sig. Perfetti, il suo articolo mi lascia un po’ perplesso. Come mai ha pensato di non citare gli Accordi di Algeri e l’esito della commissione arbitrale che assegnava Badme all’Eritrea (risoluzione disattesa dall’Etiopia che illegalmente occupa ancora territorio eritreo)? Non le è sembrato rilevante? E’ stato troppo pigro per fare una ricerca su wikipedia ?
    https://it.wikipedia.org/wiki/Accordo_di_Algeri
    Il mantenimento della leva viene giustificato dal Governo eritreo (e noi siamo liberi di crederci o no, certamente) con la situazione di “nè guerra nè pace” derivante dall’occupazione etiopica di territorio sovrano eritreo e dalle continue minacce dell’ingombrante vicino.
    A me, in un articolo giornalistico serio, sembrerebbe un elemento da non trascurare. Un lettore medio si aspetta che il giornalista medio rispetti almeno la regoletta delle 5 W. Poi il giornalista può esprimere tutti i giudizi che vuole ma deve dare al lettore tutti gli strumenti a sua disposizione per farsi un’idea chiara. Non deve omettere dei fatti rilevanti (che sono o dovrebbero essere a sua conoscenza osservando la normale diligenza) solo perchè l’omissione è ancillare alla sua tesi. Ecco, come lettore ci rimango male quando non ho risposta alla 5° W (WHY, Perche?).

    • Faccio tesoro dei suoi consigli, ma non comprendo perché sia messo in discussione un rapporto dell’Onu. O meglio, capisco le diverse motivazioni addotte, ma resta un organo internazionale che propone un’analisi.Il mio compito è stato riportarla e scatenare quel dibattito che in assenza dell’articolo non sarebbe mai nato.

  11. No Sig Perfetti, si parla di cifre…Lei nel suo articolo scrive: ““Circa 400.000 persone in Eritrea sono schiave del militare illimitato”, ha detto Mike Smith, presidente della Commissione per l’Eritrea del Consiglio Onu per i diritti umani.” Ripeto un giornalista può anche scrivere una citazione ma dovrebbe verificare se è vera prima di scriverla e, nel caso abbia riscontrato qualcosa di dubbioso se non addirittura falso dovrebbe segnalarlo ai suoi lettori, se no o è in mala fede o non è un giornalosta ma, ripeto, un pappagallo che si firma “giornalista”. Inoltre non capisco l’espressione ” persone (prima) libere costrette a combattere.” Cioè anche in Italia esisteva il servizio militare obbligatorio e non mi pare che qualcuno l’abbia mai definito nei termini che lei usa per definire quello eritreo. Scusi se mi permetto di suggerirglielo ma non farebbe prima a scusarsi delle castronerie che ha scritto senza un minimo di spirito giornalistico e rerttificare l’articolo con i dovuti approfondimenti del caso….? Mi sembra che molte persone le abbiano dato molti dati per farlo e sono sicura che gliene fornirebbero ulteriori… Ora sicuramente non ne è uscito bene come “giornalista” per cui forse è il caso di rimediare…o le va bene essere un pappagallo..?

    • No Michela. Lo dice il rapporto Onu, non io. Io mi sono limitato a ricordare che storicamente uomini costretti come schiavi a combattere ci sono già stati, senza fare paragoni numerici. Vorrei sottolineare che se non avessi evidenziato cosa è stato detto in sede Onu oggi non saremmo qui a parlarne.Faccio mie tutte le critiche che lei ed altri state facendo, e senza polemica ne farò tesoro. Ma è un dibattito nato da un giornalista che ha deciso di parlare di un argomento che altrimenti sarebbe stato completamente ignorato, e che grazie anche ai contributi dei lettori sta appassionando e forse rimettendo anche alcune verità nel giusto alveo. Le offese personali non voglio considerarle né scendere su quel piano.

  12. Mi corregga se sbaglio: il COI è una commissione che sta portando delle accuse. Queste accuse devono ancora essere valutate dall’ONU. Lei sta prendendo delle accuse e le sta trasformando in condanne senza dare spazio alla difesa. Ieri a Ginevra davanti all’ONU si sono riuniti circa 13 mila eritrei portando 136 mila firme di eritrei e 48 mila firme di non eritrei che dicono che le accuse che lei sta riportando e citando sono false. Domanda: l’accusa del COI su quante dichiarazioni (anonime) si basa?

  13. Signori ho avuto una lezione da Indro Montanelli (non molte per la verità ma questa mi è stata maestra).
    Indro disse: “Non esiste la libertà di stampa in occidente”, ma soggiunse “però volendo la verità si può scorgere leggendo tra le righe”.
    Ebbene Signori. Io ho adottato un sistema figlio del suggerimento citato da Montanelli che descrivo così:
    1) leggo.
    2) penso il contrario.
    3) metto insiemo i contrari e vedo se sono agganciabili.
    4) leggo tra le righe.
    5) opero una reazione biochimica: applico l’enzima del dubbio sulle versioni risultanti.
    Applcando questa operazione, proclamno che tutto ciò che si stampa contro l’Eritrea e il suo Governo è fandonia.

  14. Ho aqppena finito or ora di vedere in TV il film “NATO IL 4 LUGLIO” di Oliver Stone.
    Guardate quel film e poi raccontatemi della libertà di stampa nel paese che ci spadroneggia e spadroneggia l’Etiopia: gli Stati Uniti d’America.
    Poi parlatemi della libertà dei militari degli USA.

  15. Caro Perfetti, L’ONU è una associazione di schiavi governati dal “consiglio di sicurezza” nel quale comanda una MAGGIORANZA di Stati imperialisti alleati nella NATO: USA, GB e Francia.
    GB e Francia sono governati dagli USA.
    Gli USA vogliono basi navali a Massaua Assab e sulle Isole Dahlak tramite l’Etiopia.

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