NUOVA SCOPERTA SULLA XYLELLA: IL BATTERIO HA ORIGINE DA UN CEPPO UNICO I vettori della malattia sono gli insetti e le piante che dai vivai vengono trasportate in nuovi impianti olivicoli

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Importante scoperta del gruppo di studio dell’Accademia dei Lincei sulla “Xylella fastidiosa” un batterio che vive e si riproduce all’interno dell’apparato conduttore della linfa grezza che sta danneggiando gli ulivi della Puglia. Il batterio, secondo lo studio condotto dal gruppo con sede a Villa Farnesina a Roma, ha origine da un ceppo unico: i vettori della malattia sono gli insetti e le piante che dai vivai vengono trasportate in nuovi impianti olivicoli.

“L’agente causale della malattia è Xylella fastidiosa, una conclusione che abbiamo accettato come non più discutibile”, spiega il rapporto stilato da Roberto Bassi, fisiologo vegetale all’Università di Verona, e Giorgio Morelli, Consiglio per la ricerca in agricoltura, e coordinato da Francesco Salamini, uno dei maggiori botanici italiani. Il documento spiega che la malattia si è originata da una fonte unica e che i vettori sono gli insetti e le piante trasportate dai vivai, smentendo così l’ipotesi di una responsabilità dei laboratori scientifici nella diffusione del batterio.

Il rapporto esprime anche solidarietà nei confronti dei ricercatori baresi accusati ingiustamente di aver avuto un ruolo nella diffusione della malattia: “abbiamo verificato – conclude il rapporto – che le certezze sul caso Xylella dei ricercatori baresi hanno una solida base scientifica”. “Non abbiamo nulla per contrastare la Xylella, possiamo solo cercare di prevenire e di controllare il suo vettore e di controllare il batterio stesso cercando di eliminare le piante infette, in modo che non fungano da focolaio” aveva detto Franco Valentini, ricercatore del Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei. Chiaro l’obiettivo per il prossimo futuro: “Non potendo contrastarla – prosegue Valentini – dobbiamo far si che la Xylella rimanga confinata nell’area salentina, altrimenti dovremo iniziare a conviverci e quindi pensare a un diverso approccio con l’olivicoltura”.

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