BREXIT, OSBORNE: “SE USCIAMO DALLA UE DOVREMO ALZARE LE TASSE” Il ministro britannico delle Finanze: "Saranno danneggiati investimenti, famiglie ed economia nazionale"

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“Uscire dall’Ue danneggerà gli investimenti, le famiglie e l’economia britannica. Io avrò la responsabilità di riportare la stabilità nelle finanze pubbliche e questo significherà varare un budget di emergenza che ci costringerà a rialzare le tasse e a tagliare le spese”. Stavolta è stato il ministro delle Finanze, George Osborne, a fare le veci di David Cameron nel ribadire il “no” del governo alla Brexit.

Lo scenario dipinto da Osborne è drammatico. L’uscita dalla Ue creerà un buco da 30 miliardi di sterline (37,9 miliardi di euro) nelle finanze pubbliche britanniche, per colmare il quale occorrerà rialzare l’aliquota fiscale di base, le tasse di successione e ridurre il bilancio dei servizi, incluso quello della sanità pubblica. L’annuncio di Osborne, membro del partito conservatore, è sostenuto da Alistair Darling, ex ministro delle Finanze dei partito laburista. “Sono ancora più preoccupato ora che nel 2008” dice Darling. La sola buona notizia per il premier britannico arriva dai dati sulla disoccupazione: nel Regno Unito è scesa al 5%, al livello più basso da 11 anni a questa parte. Secondo quanto riporta la Bbc, nel periodo da febbraio ad aprile di quest’anno, il numero dei disoccupati è sceso di 20mila unità, fermandosi a 1,67 milioni di persone senza lavoro.

Nel Regno Unito l’occupazione non andava così bene dall’ottobre del 2005. Diverse realtà economiche hanno però sottolineato come un’eventuale Brexit, dopo il referendum del prossimo 23 giugno, possa avere conseguenze negative sull’occupazione. A Bruxelles non è previsto nessun piano di emergenza sui conti pubblici nazionali in caso di Brexit: lo ha chiarito una fonte qualificata dell’Eurogruppo. “Se ci sono rischi – ha spiegato – questi riguardano i mercati finanziari. Le autorità monetarie seguono da vicino l’evoluzione della situazione, ma non ci sarà bisogno di un piano di emergenza fiscale”.

Se la questione del referendum britannico non è ufficialmente nell’agenda del prossimo Eurogruppo , ha aggiunto, “è molto in alto nelle agende di tutte le istituzioni internazionali”. In particolare, il Fondo monetario internazionale “potrebbe avere una sua posizione” sul tema. Le conseguenze di una Brexit, in realtà, sono imprevedibili, in particolare per quel che riguarda le ricadute su ciascuno dei paesi dell’Ue. “Dalle analisi che girano sui mercati sembrerebbe che l’Italia sia meno esposta al rischio rispetto ad altri sistemi nazionali europei. Ma sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano. C’è da augurarsi che prevalga nel popolo britannico la volontà di restare”, ha detto il presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, in conferenza stampa al termine della relazione annuale dell’Authority sulle assicurazioni.

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