INDONESIA, ESECUZIONI DI GRUPPO PER 48 NARCOTRAFFICANTI Si tratta del terzo round di esecuzioni di massa, una misura adottata per combattere la piaga del narcotraffico

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Diciotto persone, tutte condannate per reati legati al narcotraffico, saranno giustiziate con un esecuzione di gruppo a conclusione delle celebrazioni indonesiane per l’Eid Al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera islamico.

Tutto pronto, quindi, per il terzo round di esecuzioni di gruppo in Indonesia: dopo alcune settimane di incertezza, è da poco arrivata l’ufficializzazione della data che sarà verso la metà di luglio. Inoltre, per i primi mesi del 2017, è previsto il quarto round e altre 30 persone attualmente detenute nel braccio della morte per vendita di stupefacenti saranno fucilate.

Il procuratore generale della Repubblica indonesiana Hm Prasetyo parla di “48 figure di primo piano” del narcotraffico, ma a questi si aggiungono altri 152 condannati a morte per omicidio, terrorismo e altri reati gravi.

L’Indonesia, la nazione musulmana più popolosa al mondo, ha una delle leggi anti-droga tra le più severe al mondo per combattere una piaga che il presidente Joko Widodo ha definito “un’emergenza nazionale”. Proprio per questo negli ultimi anni il governo ha rafforzato la campagna contro gli stupefacenti: basti pensare che dal 1979 al 2015, sono state portate a termine 66 esecuzioni capitali.

Secondo un recente rapporto dell’Agenzia nazionale anti-droga (Bnn), sempre più persone sono coinvolte nel consumo di stupefacenti, in particolare le anfetamine. Ad aggravare la situazione già di per sè critica, c’è l’età media dei consumatori che si abbassa sempre più. La minaccia più forte è quella nelle scuole e negli istituti dove si appostano persone prive di scrupoli che offrono caramelle e dolci “farciti” con la droga.

Sempre secondo la Bnn, in Indonesia vi sono almeno 5,1 milioni di consumatori di sostanze proibite e le vittime per droga sono 104 mila: ogni giorno nel Paese ci sono 50 decessi per overdose. Anche la Chiesa indonesiana sta cercando di arginare questa emergenza, lanciando programmi mirati di assistenza e recupero dei tossicodipendenti. I centri di recupero, però, sono ancora insufficienti per rispondere al numero sempre crescente di vittime e di persone bisognose di aiuto.

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