Per una Costituzione inclusiva

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costituzione

Costituzione inclusiva: una sfida per la democrazia. È, questo, il titolo di un lavoro che sarà presentato nelle prossime ore presso l’Istituto Sturzo. Lo prendo in prestito per riflettere se il sottinteso atteggiamento del cuore, ivi suggerito, possa costituire una base comune per affrontare i mesi che ci separano dal referendum popolare previsto, non dimentichiamolo, tra le garanzie costituzionali.

L’approvazione di una Costituzione è un passaggio fondamentale per ogni comunità nazionale. Tanto ciò è vero che se ne celebra la memoria con una devozione laica che tiene insieme le storie di chi ha contribuito a formarla. Come si può non concordare sul fatto che ciascun singolo atto modificativo incide in profondità il vincolo democratico stabilito all’atto della sua approvazione?

Che lo si viva quotidianamente, questo vincolo, è senz’altro un’esagerazione retorica. Che lo si debba considerare all’atto della modificazione della Costituzione, per via parlamentare, e, successivamente, per via referendaria, è un dovere democratico. All’indomani del 12 aprile 2016, quando la Camera dei Deputati ha approvato, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti il testo della legge costituzionale già approvato in via definitiva dal Senato, l’ordinamento generale dello Stato, la comunità nazionale in tutte le sue libere espressioni, e per essi i partiti e i cittadini sono divenuti destinatari di un nuovo dovere, quello di rendere chiaro il significato della riforma.

Purtroppo, non possiamo fidarci di ciò che ci viene apparecchiato: il potere nelle sue manifestazioni oligarchiche, di monopolio dell’informazione, almeno di quella più visibile, ha già dato mostra di voler racchiudere il dibattito che tutti ci deve vedere coinvolti in schermaglie micro politiche. Sono necessari degli esempi: il sì o il no alla riforma segnerebbero un atteggiamento di accettazione o di ripulsa degli inciuci; il sì o il no alla riforma costituirebbe la condizione di prosecuzione dell’esperienza politica dei membri del governo ovvero il loro capolinea; il sì o il no alla riforma, segnerebbe la diversità di ruolo tra chi combatte la corruzione e chi ad essa si rassegna. E così via.

Credo, fermamente, che non sia la strada giusta. Non ne sentiamo parlare, neanche per caso, dei singoli capitoli di questa riforma costituzionale e dei loro effetti sulla vita del paese. Non riesco a rassegnarmi al fatto che si passi da un prolungato periodo nomocratico, in cui la legge ha mascherato nei suoi argini di legittimità democratica molte gravi ingiustizie sociali, ad un periodo teleocratico, in cui la ricerca di un supposto fine neoefficientista rischia di offrire altre mascherature ai problemi di efficienza e di giustizia del Paese.

Siamo sotto l’influsso, che forse ci condiziona, di una legge elettorale, appena modificata, che non garantirà il processo essenziale di ogni democrazia di identificare, attraverso l’espressione del consenso popolare, risorse rigenerate da assegnare alle istituzioni parlamentari. Torna a farsi largo la logica di espropriazione del senso ultimo del voto da parte dei partiti, che dovrebbero, per obbligo costituzionale, favorire il libero dibattito e la massima partecipazione, rifuggendo la tentazione della tirannide maggioritaria. In effetti, per lo strapotere dei gruppi di interesse e per le convenzioni ad excludendum delle oligarchie di partito, i cittadini sono sostanzialmente privati della parola pubblica, ad eccezione di quella urlata nei baracconi mediatici.

I cittadini , isolati, come ammonisce Tocqueville, “non possono quasi nulla da soli”. Converremo, tutti, che la falda costituzionale delle comunità intermedie si è essiccata, meglio, è stata ostruita, per anni ed anni, impedendosi la creazione di contrafforti democratici alle dittature maggioritarie, per prime quelle dei partiti e delle associazioni professionali.

Allora, occorre cogliere l’occasione della riforma della costituzione per rigenerare la falda, partendo da un’azione concreta, immediata, quella di aprire un dibattito libero sui singoli contenuti della riforma. Credo che In Terris costituisca il luogo morale per parlarne perché, a tutto voler concedere ai gruppi in movimento democratico, di obiettivi di trasparenza democratica non se ne sono conseguiti.

La “perdurante inerzia del legislatore ordinario” evocata dalla Corte di Cassazione che ha rilevato nelle leggi elettorali che abbiamo usato in questi anni “ una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, lesiva della stessa eguaglianza del voto, peraltro neppure idonea ad assicurare la stabilità di governo”, è stata assorbita dal sistema dei partiti che ha bellamente ignorato la traduzione costituzionale operata dalla stessa Corte Costituzionale che, ricordiamolo, ha dettato i seguenti principi: A) “il meccanismo premiale è foriero di una eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa, in quanto consente ad una lista che abbia ottenuto un numero di voti anche relativamente esiguo di acquisire la maggioranza assoluta dei seggi”; B) “ una distorsione fra voti espressi ed attribuzione dei seggi, pur presente in qualsiasi sistema elettorale, nella specie assume una misura tale da compromettere la compatibilità con il principio di eguaglianza del voto”; C) “ la premialità produce un’eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica, che è al centro del sistema di democrazia rappresentativa e della forma di governo parlamentare prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’articolo 1, comma 2, Cost.”; D) “il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza è tale da determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto. Ciascun voto contribuisce potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi”; E) “la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione” ; F) “ la normativa che resta in vigore per effetto della dichiarata illegittimità costituzionale delle disposizioni oggetto delle questioni sollevate dalla Corte di Cassazione è complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell’organo costituzionale elettivo.

Allora, poiché la Costituzione è per definizione inclusiva, ciascuno di noi assuma su di sé l’obbligo di essere incluso, a partire dalla ricerca del senso della riforma costituzionale, per approvarla o respingerla, di sicuro per viverla.

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