COME AZZERARE LA FAME

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“Fame zero”, cioè garantire a tutti gli esseri umani del pianeta un’equa distribuzione delle risorse e della ricchezza. Non più tre mondi, sperati da diverse soglie di benessere, ma uno solo, nel quale sia assicurato il pieno soddisfacimento dei bisogni primari: cibo, acqua, casa e salute. L’auspicio è stato espresso da Papa Francesco durante la visita alla sede romana del Programma alimentare mondiale (Pam), l’agenzia Onu che persegue l’obiettivo di azzerare il problema della fame. Uno schiaffo all’umanità che riguarda, oggi, 795 milioni di persone, ed considerato più pericoloso per la salute dell’azione combinata di Aids, tubercolosi e malaria.

Nel 2015 il Pam ha dato assistenza alimentare a 76,7 milioni di persone in 81 Paesi. Tra questi, ha fornito pasti scolastici e razioni di cibo a domicilio per circa 15,7 milioni di bambini in zone di emergenza o post-emergenza. Sempre lo scorso anno ha dato aiuto a 6,1 milioni di rifugiati, 16,4 milioni di profughi interni e 1,3 milioni di ritorno. Con 13.500 dipendenti impegnati ad assistere una media di 90 milioni persone in 80 paesi del mondo, il Pam è la più grande organizzazione umanitaria del mondo. La signora Ertharin Cousin, che il Papa ha oggi definito “una donna coraggiosa, a couragious woman”, è il dodicesimo direttore esecutivo dell’agenzia Onu e ha assunto l’incarico ad aprile del 2012. A parte il saluto ufficiale che ha rivolto a papa Francesco nell’Auditorium della sede romana del Pam, Cousin, presentando al Pontefice i dipendenti e i loro familiari nel giardino dell’asilo che sorge accanto alla sede dell’Organismo, ha parlato dei dipendenti del Pam come di una “famiglia che lavora ogni giorno perché nessuno sia più affamato”.

L’obiettivo è ambizioso: azzerare la fame entro il 2030. Ma per farlo, per prima cosa, occorrerà sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale. La stessa che Bergoglio ha sferzato senza usare mezzi termini. Il rischio, ha sottolineato il Papa, è quello di una “naturalizzazione della miseria”. Una pericolosa assuefazione al dolore altrui che ci faccia perdere ogni forma di empatia verso la sofferenza. E crei un mondo cinico nel quale i singoli drammi, con l’indiretta complicità di un information overloading determinato dalla pluralità dei media, vengano derubricati a “notizie” da leggere con distacco. “La mancanza di alimenti non è qualcosa di naturale – ha chiarito Bergoglio – non è un dato né ovvio né evidente. Che oggi, in pieno secolo ventunesimo, molte persone patiscano questo flagello, è dovuto ad una egoista e cattiva distribuzione delle risorse, a una mercantilizzazione degli alimenti”. E agli sprechi, che sono come “rubare alla mensa del povero”. Dagli anni 70 a oggi la quantità di cibo che finisce in discarica è aumentata del 50%. Nel mondo ogni anno viene buttato circa 1/3 della quantità di alimenti prodotti, mentre in Italia ogni persona, mediamente, ne spreca 146 Kg. Se ne è parlato a Expo 2015 e se ne dovrà tornare a discutere al più presto. Perché la produzione di cibo comporta non solo un dispendio gigantesco di risorse, comprese quelle idriche, ma inquina.

Infine c’è il problema della guerra. Il Santo Padre lo ha affrontato anche nel corso del suo intervento al Pam. Diverse aree del pianeta, specialmente in Medio Oriente e in Africa, sono ostaggio del terrorismo. L’azione militare condotta dalle coalizioni occidentali e dai governi o dalle milizie locali ha portato numerose città a subire un lungo assedio. Questo rende complicato l’invio di aiuti umanitari, ma non (ha sottolineato il Papa) l’arrivo di armi. Un’ipocrisia lampante nel quale la stessa “fame viene utilizzata” come mezzo di distruzione. Del resto il commercio in armamenti resta fiorente. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace (Sipri) di Stoccolma l’industria bellica, dopo 4 anni di contrazione, è tornata a crescere. Nel 2015 la produzione e la vendita di armi hanno generato un mercato da 1.676 miliardi di dollari, con un rialzo dell’1% rispetto al 2014. E più l’ombra della guerra si allarga più il grido di dolore dell’umanità, affamata e abbandonata, si fa insopportabile. Per chi ancora è in grado di ascoltarlo…

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