MASSACRO AL CLUB GAY DI ORLANDO, 50 MORTI. FBI: “SI INDAGA SU TERRORISMO ISLAMICO” Obama: "Si tratta della strage più grave della nostra storia, i nostri cuori sono spezzati"

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Si chiama Omar Mateen, cittadino americano figlio di rifugiati afghani. E’ lui il killer della strage del locale gay di Orlando, il Pulse, dove è entrato sparando ad altezza uomo alle due di notte (otto in Italia) uccidendo 50 persone e ferendone 53. Nato a New York nel 1986 e residente della città Port St. Lucie, in Florida, Omar è anche iscritto al partito democratico.

Il killer è entrato nel locale con un fucile d’assalto Ar15, una pistola e un ordigno che è stato poi fatto brillare dalla polizia dopo che gli agenti avevano ucciso Omar. Prima di iniziare a sparare all’impazzata all’interno del club frequentato dalla comunità Lgbt, Mateen ha avuto uno scontro a fuoco con un agente fuori dalla discoteca. Poi si è barricato dentro al club, dove c’erano almeno cento persone, e ha tenuto in ostaggio per ore i clienti che non erano riusciti a scappare.

Dopo ore di trattative e di scontri a fuoco, la polizia lo ha colpito e ucciso, mentre le ambulanze continuavano a portare fuori dal locale i feriti, caricati anche sulle auto della polizia perché i mezzi di soccorso non erano abbastanza. I morti, invece, sono rimasti dentro alla discoteca. Per la polizia si tratta di “un atto terroristico interno” connotato anche come “hate crime” (crimine d’odio), perché che il target scelto è un luogo frequentato da omosessuali.

L’Fbi non conferma l’ipotesi degli agenti ma sta indagando sulla pista dell’estremismo islamico. Per i media americani e internazionali – che inizialmente parlavano di un ventenne – potrebbe essere stato radicalizzato. La Cbs è stata la prima a riferire nome e cognome, poi confermato dalle autorità.. L’amministrazione cittadina di Orlando ha istituito un numero per fornire informazioni alle famiglie delle persone che si trovavano nel locale e lo Stato della Florida ha dichiarato lo stato d’emergenza

La Casa Bianca in un comunicato ha riferito che “il presidente Obama è costantemente informato dall’Fbi e dalle altre agenzie federali che stanno lavorando con la polizia di Orlando per raccogliere più informazioni. I nostri pensieri e le nostre preghiere – continua la dichiarazione – sono con le famiglie e i cari delle vittime”.

Anche i candidati in lizza per la Casa Bianca hanno espresso la loro costernazione. “Mi sono svegliata con la devastante notizia della Florida. In attesa di ulteriori informazioni, i miei pensieri vanno alle persone colpite da questo orribile atto”, ha scritto Hillary Clinton, democratica, su Twitter. Anche il repubblicano Trump ha utilizzato Twitter per scrivere: “Sparatoria davvero terribile. La polizia sta indagando su possibile terrorismo. Molte persone uccise e ferite”. Anche il senatore Bernie Sanders ha definito la sparatoria “orribile” e “inimmaginabile” e ha espresso la speranza che i feriti “possano guarire in fretta”.

Sulla strage interviene anche il premier italiano Matteo Renzi che su Twitter ha scritto: “Solidarietà e commozione del governo italiano per l’atroce strage di #Orlando in Florida. Il nostro cuore è con i nostri fratelli americani”. Il presidente francese Francois Hollande ha condannato “con orrore” quanto accaduto ed espresso “il pieno sostegno della Francia e dei francesi alle autorità e al popolo americano in questa prova”.

La strage compiuta al gay club Pulse “è un atto di terrore e odio”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel corso della conferenza stampa organizzata per far luce sul massacro operato dall’americano di origini afghane Omar Mateen. “Si tratta della strage più grave della nostra storia, i nostri cuori sono spezzati”, ha aggiunto il numero uno della Casa Bianca. “Naturalmente noi non possiamo dare dettagli, né sappiamo se ci sono collegamenti di questa persona con gruppi terroristici. Era una persona piena di odio, questo lo sappiamo”, ha affermato Obama.

Il presidente afroamericano ha poi invitato la popolazione a “mantenere i valori che ci fanno americani”. “Dobbiamo dimostrare che siamo un Paese che è soprattutto identificato per l’amore e non per l’odio”, ha proseguito. E ancora: “Gli Stati Uniti non cederanno alla paura”. Come era facile prevedere, Obama è tornato a parlare di uno dei problemi a lui più caro, la troppa diffusione delle armi negli Stati Uniti. Il massacro di Orlando, secondo il presidente Usa, mostra “come sia facile per gli americani essere uccisi a scuola, in chiese, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un’arma. Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere”.

“Un attacco contro qualsiasi americano è un attacco contro tutti gli americani”, ha poi sottolineato Obama. “E’ un giorno particolare per gli americani che sono lesbiche o gay, transgender o bisessuali”, ha detto il presidente, aggiungendo che a Orlando sono state attaccate “persone che si erano riunite per ballare, per vivere. Pulse era un luogo di solidarietà”.

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