IL PONTEFICE: “SE UN PARROCO ESCLUDE I DISABILI, E’ MEGLIO CHE CHIUDA LA CHIESA” Papa Francesco ha esortato i sacerdoti a praticare "l'apostolato dell'orecchio" perché è importante, soprattutto nei confronti di chi ha diversità, saper ascoltare

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Alla vigilia della celebrazione in Piazza Sa Pietro per il Giubileo a loro dedicato, Papa Francesco ha ricevuto in udienza nell’aula Paolo VI gli ammalati e i disabili. Contrariamente a quello che era il programma ufficiale, il Pontefice non ha letto loro un discorso, ma ha dedicato ai presenti un momento speciale, rispondendo alle loro domande.

Che cosa consigliase ad un parete che esclude i disabili dalla vita della parrocchia, dalle catechesi e dai sacramenti, è la domanda che gli ha rivolto un sacerdote romano, don Luigi d’Errico. “Che consiglio può dare il Papa? – ha risposto Francesco –  Ma che consiglio! Ma chiudi la porta della chiesa, per favore, o tutti o nessuno?”. “Pensiamo – ha aggiunto – a un prete che si difende, ‘no capisco tutti, ma non posso accogliere tutti perché non tutti sono capaci di capire’. Sei tu che non sei capace di capire, quello che deve fare il prete, aiutato da laici, da catechisti e da tanta gente, è aiutare a capire, la fede, l’amore, le differenze, come essere amici, le cose che si complementano, come uno può dare una cosa e uno un’altra”.

Poi il Papa ha risposto a Serena, una 25enne in carozzella della diocesi di Pistoia, ammettendo che la domanda della ragazza lo aveva messo in difficoltà “perché se io dico quello che penso”, ha aggiunto facendo un’espressione più che eloquente, per poi sorride. La ragazza aveva detto che in “parrocchia mi trovo bene, partecipo, ricevo i sacramenti, molti come me invece non si trovano bene, si allontanano e non accedono ai sacramenti, non capisco perché, me lo può spiegare lei?”.

Rispondendo alla ragazza, Papa Francesco ha detto che la giovane ha parlato di una delle cose più brutte che possano esistere: la discriminazione. “‘Tu non sei come me, tu vai di là e io di qua’. ‘Ma io vorrei fare la catechesi’, ‘in questa parrocchia no, questa parrocchia è per quelli che si assomigliano, che non ci sono differenze’. Questa parrocchia è buona o no? (i presenti rispondono ‘no’, ndr). Cosa deve fare il parroco? Convertirsi, – dice il Papa, rilanciando la risposta dei presenti- eh, è vero che se tu vuoi fare la comunione devi avere una preparazione e se tu non capisci questa lingua, per esempio se tu sei sordo, devi avere la possibilità di prepararti con il linguaggio dei sordi, quello è importante, se tu sei diverso, anche tu hai la possibilità di essere il migliore, e quello è vero, la diversità non dice che questo che ha i 5 sensi che funzionano bene è migliore di quello che per esempio è sordomuto, no quello non è vero, tutti hanno la stessa possibilità di crescere, di amare il Signore, di capire la dottrina cristiana, tutti la stessa possibilità di ricevere i sacramenti. Capito?”.

Poi Francesco si è rivolto ai sacerdoti esortandoli a praticare “l’apostolato dell’orecchio”, perché una delle cose più importanti che si deve fare, soprattutto nei confronti di chi ha delle diversità è “ascoltare”. “‘Ma padre, è noioso ascoltare perché sono sempre le stesse storie, le stesse cose’, ma – ha sottolineato papa Francesco – non sono le stesse persone, e il Signore è nel cuore di ogni persona e tu devi avere la pazienza di ascoltare, accogliere tutti, e credo che con questo ho risposto alle domande, avevo preparato un discorso ma il prefetto lo consegnerà e lo leggerete per conoscerlo, perché leggere un discorso è anche un po’ noioso, e c’è un momento, stante attenti, e quando uno comincia a leggere un discorso , un po’ con una certa furbizia tutti cominciano a guardare l’orologio, ‘ma quando finirà questo?'”.

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