LIBIA: LIBERATO IL PORTO DI SIRTE, ISIS IN FUGA NEL DESERTO Prosegue l'offensiva delle forze di Serraj per liberare il resto della città costiera

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Sirte

Continua l’offensiva per liberare Sirte, roccaforte dell’Isis in Libia. Le forze libiche hanno annunciato di aver ripreso il controllo del porto, dopo pesanti scontri, mentre prosegue la battaglia per liberare il resto della città costiera. Lo riferisce l’emittente britannica Bbc online. Il portavoce delle forze fedeli al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, generale Mohamed al Ghasri, ha aggiunto che i leader dell’Isis sono fuggiti nel deserto a sud, ma che molti jihadisti sono ancora sotto assedio nel centro della città.

Già nella serata di ieri il premier Sarraj aveva annunciato, attraverso un comunicato, la vittoria contro le forze dello Stato islamico, invitando le milizie sul posto a salvaguardare l’incolumità dei civili. Sirte, importante porto del Paese nonché città natale di Mu’ammar Gheddafi, contava 135mila abitanti, prima della conquista delle mura del sedicente Stato Islamico lo scorso 20 febbraio.

Il capo del Consiglio presidenziale con sede a Tripoli ha chiesto alle diverse fazioni militari del paese di unirsi “alle forze vittoriose” per “costruire insieme la nazione libica ed essere uniti contro il nemico comune”. Il riferimento sembra essere al generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito libico della Cirenaica che non riconosce il governo tripolino. La liberazione di Sirte rappresenta certamente un grande successo per l’esecutivo libico di Tripoli sostenuto dalle Nazioni Unite.

Secondo Mattia Toaldo, analista sulla Libia dell’European Council on Foreign Relations a Londra, potrebbe però volerci diverso tempo per ripulire del tutto la città della presenza dello Stato islamico. “A quanto risulta – spiega l’analista ad “Agenzia Nova” – l’intenzione delle forze di Misurata è di dare le chiavi della città alle autorità locali. C’è la consapevolezza che il precedente atteggiamento vessatorio verso la città di origine di Gheddafi è stata una delle cause dell’avvento dell’Isis”.

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