MIGRANTI, LA LIBIA: “L’EUROPA NEGOZI IL RIENTRO CON I PAESI D’ORIGINE” Il ministro degli esteri Sayala all'Adnkronos: "Noi siamo una nazione di transito. La comunità internazionale collabori con noi"

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“Una questione molto delicata e un tormento per i Paesi europei”. Il ministro degli Esteri libico, Muhammad al-Taher Sayala, definisce così il dossier migranti. “Come tutti sanno, la Libia è un Paese di passaggio e talvolta di destinazione dei migranti, ma non è un Paese di origine” ha spiegato in un’intervista ad Aki-Adnkronos International. “L’Ue vuole fare accordi con la Libia affinché questi migranti tornino indietro, ma noi restiamo fermi sul fatto che debbano tornare nei Paesi d’origine, e non in quelli di transito”.

Per far questo “è necessario che la comunità internazionale collabori con noi nel convincere i Paesi di origine a far tornare i propri cittadini, non serve che facciamo accordi”, ha aggiunto Sayala, secondo cui “la Libia non può accogliere tutti questi migranti poiché si rischia uno scompenso demografico”.

Stando all’ultimo censimento, che però risale al 2006, la Libia conta 6,5 milioni di abitanti, ma “se affluiscono tutti questi migranti, si verificherebbe un cambiamento demografico che non possiamo accettare per il nostro popolo”, ha precisato ancora il ministro, per il quale bisogna lavorare su due fronti: “Da un lato aiutare l’Ue affinché questi migranti non attraversino il confine, ma allo stesso tempo collaborare per fare accordi con i Paesi di origine affinché queste persone possano tornarvi”.

“Stiamo dialogando con i Paesi dell’Ue e abbiamo un accordo con l’Italia in base al quale chiunque entri in Libia con un passaporto e con un visto e poi si infiltra in Europa può tornare in Libia, ma chi passa attraverso la Libia senza documenti di viaggio o senza visto non può tornare in Libia. Questo è l’accordo siglato con l’Italia e noi lo rispettiamo”, sottolinea Sayala.

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