89 ANNI FA LA NASCITA DELL’AS ROMA, LA SOCIETÀ GIALLOROSSA SIMBOLO DELLA CAPITALE Quasi un secolo di storia ricco di grandi successi, cadute e rinascite

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3 scudetti, 9 Coppe Italia, 1 Coppa Coni, 1 Coppa delle Fiere, 1 Torneo anglo-italiano e 2 Super Coppe italiane. E’ il palmares dell’Associazione Sportiva Roma, società calcistica della Capitale nata nell’estate del 1927, grazie alla fusione fra le tre società sportive: Alba-Audace, Fortitudo-ProRoma e Foot Ball Club di Roma (meglio noto come Roman). Contrariamente a quanto si pensi, la data di nascita non è il 22 luglio. L’accordo, infatti, fu raggiunto nel tardo pomeriggio del 7 giugno.

Fu l’On. Italo Foschi, che già da molti mesi nelle riunioni con i presidenti delle altre tre società aveva proposto l’idea di riunire gli sportivi romani intorno ad una grande squadra che potesse contrapporsi alle avversarie del nord, assunse la carica di presidente. Il nuovo club adottò come simbolo la “lupa capitolina”, come colori quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo e il rosso. Fu probabilmente la scelta di questi simboli, il richiamo ai vessilli capitolini, una delle ragioni che resero la “Roma” nota in tutta l’urbe, e cara alla gente dei vecchi rioni.

A più di un mese dalla fondazione, il 22 luglio, venne emanato l’ordine del giorno numero 1 nei locali del civico 35 di via Uffici del Vicario, al fine di fissare i quadri e l’operatività del Club. L’idea di Foschi si rivelò subito vincente: la nuova società, nella stagione d’esordio 1927-28, si aggiudicò la Coppa Coni, suo primo titolo, conquistata battendo in finale il Modena. L’uomo più rappresentativo di quella formazione era Attilio Ferraris, nativo di Borgo Pio, che già indossava la maglia della Nazionale e che, successivamente, con gli azzurri si sarebbe laureato Campione del Mondo. Nella stagione seguente, alla rosa giallorosso si unì anche Fulvio Bernardini, destinato a diventare un faro della squadra per undici stagioni.

Tempio dell’orgoglio capitolino dell’epoca fu il “glorioso” Campo Testaccio, impianto sportivo in cui la Roma giocò dal 1929 al 1940. Originariamente pensato come il nuovo campo della Fortitudo-ProRoma, fu poi “preso d’assalto” dai tifosi, che tutt’oggi continuano a considerarlo la vera casa dell’As Roma. L’inaugurazione e la chiusura di questo stadio furono segnate due vittorie romaniste, entrambe per 2-1, su Brescia e Livorno. Appena un mese dopo il trasferimento a Campo Testaccio, ecco un altro evento che segnò la storia della Roma: il primo derby capitolino contro la Lazio. I tifosi accorsi per l’evento non rimasero delusi: a decidere il risultato del match fu una rete firmata da Volk, chiamato simpaticamente dai tifosi “Sciabbolone” o “Sigghefrido”. Quello fu l’inizio di una lunga serie di stracittadine che continua tutt’ora.

Negli Anni 30 iniziarono le grandi sfide contro le squadre del nord, come la Juventus. Una partita storica fu quella del 1931 quando i bianconeri, destinati a vincere il primo dei loro cinque scudetti consecutivi, vennero sconfitti per 5-0. Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941-42 la Roma conquistò il primo scudetto. Allenata da Alfred Schaffer, i giallorossi si imposero grazie ad un gran finale di stagione. A risultare decisivi furono le reti di Amedeo Amadei, in gol per ben 18 volte. Ma al primo trionfo seguirono degli anni bui: più di altre società, infatti, patì le conseguenze della guerra, ritrovandosi senza soldi e senza rosa. Il risultato fu una serie di campionanti non certo brillanti che culminò con l’unica retrocessione in Serie B della stagione 1950-51. Tornati in Serie A sotto la guida di Gipo Viani, i giallorossi andarono incontro ad un decennio fatto di alti e bassi, in cui però spiccò il secondo posto del 1954-55. In realtà sul campo si trattò di un terzo posto, che in seguito fu migliorato dopo la squalifica dell’Udinese.

Nel decennio successivo arrivò il primo successo internazionale del club, la Coppa delle Fiere. L’ultimo atto vedeva la formazione della capitale opposta agli inglesi del Birmingham. All’andata la Roma sfiorò la vittoria, ma la doppietta di Manfredini fu neutralizzata dalle reti inglesi di Hellawell e Orritt. Ma all’Olimpico i giallorossi risolsero la pratica nel primo tempo grazie all’autorete di Farmer e al gol di Pestrin. Grande protagonista di quella cavalcata fu il bomber Manfredini, detto “Piedone”, che mise a segno, complessivamente, 12 reti. Gli anni ’60 regalarono poi diverse soddisfazioni al popolo capitolino: due Coppe Italia (’64 e ’69). Inoltre, vestirono la maglia della Roma giocatori del calibro di Francisco Lojacono, Juan Alberto Schiaffino, Antonio Angelillo, Giacomo Losi e “Picchio” De Sisti.

Gli Anni 70 furono caratterizzati dalla presidenza di Gaetano Anzalone, che ebbe il merito di portare per la prima volta a Roma Nils Liedholm. INella sua prima esperienza romana valorizzò giovani campioni come Francesco Rocca e Agostino Di Bartolomei. Altra intuizione di Anzalone fu l’ideazione, e la successiva costruzione, del centro sportivo del club, il Fulvio Bernadini di Trigoria, che rimane tuttora la casa del Club. Fino agli anni 2000 si alternarono più bassi che alti. Nella stagione 1999-00 i tifosi, a secco da troppo tempo, chiedevano vittorie e il presidente Sensi decise di affidarsi ad uno dei tecnici che più avevano vinto negli ultimi anni in Italia: Fabio Capello. Il Presidente gli mise a disposizione un gruppo di giocatori di gran livello, come Totti, al quale si aggiunse Montella e Nakata. poteva essere l’anno dello scudetto, ma nella parte finale della stagione un vistoso calo le fece perdere terreno fino a scivolare al sesto posto.

L’anno successivo le cose andarono per il verso giusto, e con l’arrivo del bomber argentino Batistuta, oltre a due pilastri come Samuel ed Emerson, la Roma dominò gli avversari dall’inizio alla fine della stagione, rimanendo padrona del campionato. Ad insidiarla c’era solo la Juventus di Ancelotti che, però, dovette arrendersi di fronte ad una superiorità indiscutibile: la Roma vinse facendo registrare il record (fino a quel momento) di punti per campionati a 18 squadre, ben 75. Tra i protagonisti della Roma scudettata ci furono Batistuta, autore di una stagione esplosiva con 20 reti all’attivo, Montella, che entrava a partita in corsa e segnava gol decisivi, e Totti, vero fuoriclasse e leader della formazione capitolina. Fu il terzo trionfo in campionato. Il centro storico dell’Urbe si tinse di giallorosso, e il Circo Massimo fu il palco sul quale andò in scena una festa destinata a durare settimane.

Ad oggi, sembra essere partita una nuova era per la Roma. L’arrivo dei nuovi proprietari americani guidati da James Pallotta ha portato una serie di cambiamenti, fuori e dentro il campo. Dapprima con l’ingaggio di Luis Enrique, che ha portato a Trigoria un disegno di calcio “innovativo”, che tuttavia nel corso della stagione non ha portato a risultati concreti sul campo, inducendo l’allenatore a lasciare il suo progetto a fine anno. Poi fu la volta di Zeman, al quale successe Aurelio Andreazzoli. Poi Rudi Garcia, reduce da cinque stagioni ad alti livelli con il Lilla e primo tecnico francese a sedersi sulla panchina giallorossa. L’allenatore transalpino durante la sua prima stagione ha guidato Totti e compagni in una buona annata che si è conclusa con un secondo posto in campionato e con la conseguente qualificazione diretta alla Champions League, stesso risultato raggiunto l’anno seguente. Nel gennaio del 2016 ecco l’avvicendamento, in panchina, di Luciano Spalletti, il tecnico che aveva portato gli ultimi trofei nella bacheca giallorossa nella sua prima esperienza in giallorosso dal 2005 al 2009. Tocca ora all’allenatore toscano scrivere nuove entusiasmanti pagine di questa storia, fatta di cadute e rinascite, che si chiama Roma.

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