INTERDIZIONE E REPRESSIONE DEI CORTEI PACIFICI: LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE A RISCHIO IN CONGO I manifestanti protestavano contro la sentenza della Corte costituzionale che permetterebbe la Presidenza a vita di Kabila

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Libertà di manifestazione a rischio nella Repubblica Democratica del Congo, grande stato nel centrafrica ex Congo Belga. La libertà di manifestazione è garantita nella ex colonia dall’articolo 26 della Costituzione; ora è messa seriamente a rischio dalle recenti repressioni di manifestazioni indette dell’opposizione. Come informa una nota inviata dalla Rete Pace per il Congo, il 21 maggio, nella capitale Kinshasa, la Polizia ha impedito una marcia pacifica indetta per denunciare i massacri di Beni (Nord Kivu).

L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (Bcnudh) ha parlato di almeno venticinque persone arrestate. La folla che marciava pacificamente per le strade della capitale è stata dispersa dalla Polizia a causa di un “non rispetto dell’itinerario concordato”. “Il silenzio del Presidente della Repubblica, Joseph Kabila, davanti alle interdizioni e repressioni di molte manifestazioni pacifiche lascia intravedere la sua più totale incapacità di essere il primo garante del rispetto dell’articolo 26 della Costituzione e lascia il via libera al sospetto che sia proprio lui il mandante dei divieti e delle repressioni. Basterebbe una sua sola parola a difesa dell’articolo 26, per dissipare immediatamente tale sospetto” afferma la nota.

“La manifestazione di Kinshasa – nata per protestare contro la sentenza della Corte costituzionale che potrebbe aprire la strada alla Presidenza a vita di Kabila e per esigere l’organizzazione delle elezioni presidenziali entro novembre 2016 – era iniziata con un carattere tipicamente festivo con la presenza di bandiere, bande musicali, tamburi, canti, danze, striscioni, slogan ed ha dimostrato che il popolo congolese sa manifestare pacificamente e ha confermato che ‘l’unione fa la forza’. Ne consegue che quelle parti politiche e sociali che vogliono un vero cambiamento nella vita politica del Paese, devono necessariamente unire i loro sforzi”.

“La volontà di cambiamento, la fedeltà ai valori costituzionali e democratici, l’unità, la determinazione e la non violenza sono “le uniche armi” di cui può disporre il popolo, per combattere quelle deviazioni politiche che, appoggiandosi sulla corruzione, sulla forza delle armi, sulla violenza e sull’impunità, favoriscono regimi autoritari che difendono interessi di parte o individuali, a scapito del bene comune” conclude la Rete Pace per il Congo che invita la comunità internazionale ad appoggiare la volontà di cambiamento del popolo congolese.

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