CAMPIDOGLIO: RAGGI ESULTA, IL PD INCASSA IL COLPO, DELUSIONE MARCHINI La candidata del M5S ottiene oltre il 35% delle preferenze: potrebbe essere la prima donna sindaco a Roma. Marchini: "La gente non ha capito l'appoggio dei partiti"

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Beppe Grillo, il fondatore e leader del Movimento 5 Stelle, fa un passo avanti, dal lato senza luci di Virginia Raggi, ed esulta: “È un risultato storico! Ora cambiamo tutto”. E la candidata sindaco penta stellata, nella notte, appena confermato il suo successo elettorale in questa prima tornata, con il 35,6% delle preferenze, ai dati aggiornati degli scrutini, più di un terzo dei cittadini votanti, aveva commentato: “Il vento a Roma sta cambiando, e io sono pronta a governare questa città”. E circa la possibilità di confrontarsi, al ballottaggio del 19 giugno, con Giachetti o Meloni, la sua risposta era stata un laconico “l’un per l’altro pari sono”. Avanti, dunque, con questa proposta coraggiosa di civiltà democratica. Coraggiosa, sì, dal punto di vista elettorale, perché il M5S corre da solo – vola –verso il Campidoglio, senza una coalizione di liste di supporto e senza apparentamenti. “Stiamo costruendo uno spirito di comunità, con un progetto serio e trasparente”, ha detto commossa Virginia Raggi, che potrebbe diventare la prima donna sindaco nella Capitale d’Italia. E poi, dalla sala del quartier generale, con alle spalle Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio: “È una giornata importante, i romani stanno lanciando un messaggio chiaro, è un momento storico”. Ma “è solo il primo tempo, ci sarà il rush finale”. Nel frattempo, le testate internazionali le dedicano la prima pagina ed è già una star.

“Con la Raggi ci vediamo tra 15 giorni, niente è scontato”, dichiara Deborah Serracchiani, improvvisata portavoce del candidato Pd alla guida di Roma, Roberto Giachetti, il quale preferisce non esprimersi in prima persona sul suo risultato non certo entusiasmante, con il 24,7% dei voti, benché abbia rimontato sulla Meloni con uno scatto imprevisto, conquistando il podio del ballottaggio, tutt’altro che scontato. Giachetti è primo soltanto nel I e II Municipio, nel Centro Storico e ai Parioli, Raggi negli altri 13. Parlano in molti, in sua vece, tra le fila del Pd, all’unisono: Ce la vedremo al ballottaggio”.

Anche Giorgia Meloni sceglie il silenzio, sul suo più che dignitoso 21%, ma pure deluso all’ultimo minuto nella legittima speranza di un confronto “al femminile” al secondo turno alla guida di Roma. Sarebbe stato davvero un evento epocale. I “suoi” si esprimono in modo vario e diverso, circa l’eventuale scelta di sostegno a Raggi o Giachetti. Prevale, però, in “Fratelli d’Italia” l’implicita indicazione di voto nella dichiarazione a più voci – anche di uno dei fondatori, Ignazio La Russa – “Mai con il Pd”. “Mai con Renzi”, fa eco Matteo Salvini, leader della Lega, nella coalizione per la candidatura della Meloni. Se il sogno Meloni è sfumato, dichiara, è perché “hanno giocato a sfavore le divisioni nel centro-destra”, aggiunge.

Alfio Marchini, con un modesto 10% circa di preferenze, nonostante “l’armata” di partiti a sostegno della sua candidatura, tra cui Forza Italia, fa un onesto “mea culpa”. E spiega: “Ha giocato contro l’avere scelto l’appoggio dei partiti tradizionali, quando la nostra vocazione era di una lista civica. I cittadini non hanno capito”.

Il numero dei votanti ha, certo, un record negativo: soltanto il 57% degli elettori. Non ha aiutato la partecipazione la scelta del governo di ridurre alla sola giornata di domenica l’apertura delle urne.

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