L’AYATOLLAH KHAMENEI AI PARLAMENTARI IN VISITA: “L’IRAN DEVE USCIRE DALLA RECESSIONE” Il massimo esponente nazionale del clero sciita ha consigliato ai parlamentari di non temere gli Usa

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Conclusa la stagione delle sanzioni di Onu e Usa contro il programma nucleare, l’Iran deve ora impegnarsi per “uscire dalla recessione e creare lavoro perché questi problemi non si risolvono solo con le parole”. È quanto detto dalla guida suprema iraniana, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, che ieri ha ricevuto la visita dei deputati del nuovo parlamento iraniano (Majles), il decimo della storia della Repubblica Islamica dell’Iran. “La vergogna della Repubblica Islamica dinanzi ad un giovane disoccupato è superiore a quella che prova quello stesso giovane nella sua famiglia. Questo problema va risolto, e con grande serietà” ha detto Khamenei.

Il massimo esponente nazionale del clero sciita ha consigliato ai parlamentari di essere coraggiosi e di non temere gli Stati Uniti. Khamenei si è infatti detto insoddisfatto del fatto che, dopo il raggiungimento dello storico accordo sul nucleare, il governo, il Congresso e persino i candidati americani alle presidenziali si superino a minacciare l’Iran. l’Ayatollah ha infine ricordato che il parlamento ha un ruolo chiave nella salvaguardia della dignità della nazione: “Il nemico ha usato l’economia per danneggiare il nostro sistema islamico e purtroppo alcuni nostri errori lo hanno incoraggiato a usare lo strumento delle sanzioni”, in vigore dal 2006.

L’attuale parlamento si è insediato a Teheran il 28 maggio scorso, eletto con le politiche a doppio turno del 26 febbraio e 29 aprile 2016. Con una folta presenza di riformisti e indipendenti, è sicuramente una delle assemblee legislative più innovative della storia della Persia: per la prima volta il numero delle donne (17) ha superato quello dei religiosi (16) e il 75% è composto da deputati che non erano mai stati eletti in parlamento. Il presidente Hassan Rohani può contare dunque sull’appoggio diretto del 42% dei deputati di tendenza riformista e moderata. “Con questo voto – aveva commentato Rohani – gli elettori hanno chiesto un miglioramento delle proprie condizioni di vita e delle relazioni col resto del mondo basate sulla pace e sulla dignità”.

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