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Il momento della verità è arrivato: il 5 giugno si terrà il primo turno delle elezioni comunali in molti comuni italiani, tra cui Milano, Torino, Bologna e Napoli. A Roma però si gioca la partita più importante dal punto di vista politico soprattutto in chiave nazionale. È stata una campagna elettorale a due velocità: quella sui media, fatta più di schermaglie tra i vari candidati che di contenuti per Roma, e quella porta a porta, con innumerevoli incontri che tutti hanno organizzato in città (e non solo). Dietro al voto anche l’ombra del “referendum” sull’operato del governo a spostare l’asse da amministrativo a politico. L’ipotesi più probabile è che si arrivi al ballottaggio; ci sono infatti quattro candidati che oscillano tra il 15% ed il 25% di consensi. Difficile dunque che al primo turno qualcuno tra Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle, Roberto Giachetti candidato del Pd-centrosinistra, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia sostenuta dalla Lega cioè destra-destra e Alfio Marchini cioè il candidato civico che gode del sostegno di Forza Italia quindi centrodestra-campo dei ‘moderati’, possa prevalere oltre il 50%. Poi c’è la variabile del candidato di sinistra Stefano Fassina, oltre a un nutrito gruppo di outsider minori.

Il 5 giugno si vota nelle regioni a statuto ordinario, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia. Per il turno di ballottaggio si torna alle urne il 19 giugno. Date diverse sono state individuate in Trentino Alto-Adige, dove si è votato l’8 maggio e nella Valle d’Aosta con un solo comune al voto il 15 maggio. Andranno alle urne complessivamente 1.363 comuni, di cui 1.175 appartenenti a regioni ordinarie e 188 a regioni a statuto speciale. Da segnalare che saranno eletti i primi sindaci di ventisei nuovi comuni istituiti nel 2016 mediante processi di fusione amministrativa. Con il rinnovo della Giunta e dei Consigli comunali delle regioni a statuto ordinario si applicheranno le norme in materia di contenimento delle spese degli enti locali che prevedono la riduzione del numero di consiglieri e degli assessori comunali.

Si voterà in 1.342 comuni, di cui 25 capoluoghi di provincia e 7 capoluoghi di regione. Saranno interessati al voto 13.316.379 elettori, di cui 6.382.798 uomini e 6.933.581 donne. Al voto per la prima volta 18.318 diciottenni, 9.847 uomini e 8.471 donne. Le elezioni nei 1.175 comuni delle regioni a statuto ordinario interesseranno 12.085.890 di elettori, di cui 5.788.827 uomini e 6.297.063 donne. Voteranno per le elezioni comunali anche 46.781 cittadini U.E. residenti in Italia che ne hanno fatto richiesta. Il comune con il corpo elettorale più numeroso è Roma con 2.363.776 elettori: 1.110.576 uomini e 1.253.200 donne. Il comune più “piccolo” è Morterone (Lecco) con 31 elettori (17 uomini e 14 donne) ed una sola lista civica. Verranno eletti i primi sindaci di 10 nuovi comuni, istituiti a seguito di fusione in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le operazioni di voto si svolgeranno nella sola giornata di domenica dalle 7 alle 23.

Quanto ai costi, si possono sostanzialmente suddividere in tre categorie: Pubblica Sicurezza, costi operativi e per i materiali e rimborsi per i componenti dell’ufficio di ogni sezione elettorale. Nei primi rientra lo stipendio e gli straordinari da versare alle forze dell’ordine che alle politiche 2013 contavano un ingente mobilitazione: 40 mila fra carabinieri e polizia di stato cui vanno aggiunti circa altri 20,000 uomini in dotazione. Nella seconda voce, la più corposa, stando alle informazioni fornite Viminale sono inclusi costi di installazione, montaggio cabine, costi di propaganda, rimborsi spese per i viaggi degli elettori e una serie di voci riguardanti l’allestimento e la raccolta dei dati. Per quanto riguarda il compenso dell’ufficio amministrativo previsto in ogni sede elettorale, secondo le regole vigenti per i presidenti dei seggi elettorali è previsto un rimborso pari a 150 euro oltre al rimborso spese per i pasti e l’albergo nel caso in cui debbano recarsi fuori sede per presiedere il seggio. Allo stesso modo è previsto un rimborso per scrutatori (da 2 a 4 per ogni seggio) e segretari (1 per ogni seggio). La cifra è di 120 euro e analogamente sono previsti rimborsi spese per il pernottamento e 2 pasti al giorno.

Ma come si vota? Ci sono due diverse modalità, a seconda si tratti di comuni sotto o sopra i 15.000 abitanti. Nei Comuni fino a 15.000 abitanti si vota con una sola scheda per eleggere sia il Sindaco che i Consiglieri Comunali. Ciascun candidato alla carica di Sindaco sarà affiancato dalla lista elettorale che lo appoggia, composta dai candidati alla carica di Consigliere. Sulla scheda è già stampato il nome del candidato Sindaco, con accanto a ciascun candidato il contrassegno della lista che lo appoggia. Il voto per il Sindaco e quello per il Consiglio sono uniti: votare per un candidato Sindaco significa dare una preferenza alla lista che lo appoggia. Viene eletto Sindaco, il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti tra due candidati si tornerà a votare (ballottaggio) per questi ultimi la seconda domenica successiva. Anche in questo caso risulterà eletto chi dei due avrà ottenuto più voti. In caso di ulteriore parità viene dichiarato eletto il più anziano. Una volta eletto il Sindaco viene anche definito il Consiglio: alla lista che appoggia il Sindaco eletto andranno i 2/3 dei seggi disponibili, mentre i restanti seggi saranno distribuiti proporzionalmente tra le altre liste.

Nei Comuni con più di 15.000 abitanti si vota sempre con una sola scheda, sulla quale saranno già riportati i nominativi dei candidati alla carica di Sindaco e, a fianco di ciascuno, il simbolo o i simboli delle liste che lo appoggiano. Il cittadino può esprimere il proprio voto in tre modi diversi: 1. tracciando un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando in tal modo la propria preferenza alla lista contrassegnata e al candidato Sindaco da quest’ultima appoggiato; 2. tracciando un segno sul simbolo di una lista, eventualmente indicando anche la doppia preferenza di genere, tale possibilità, prevista per i cittadini dei Comuni superiori ai 5.000 abitanti, consente di esprimere due preferenze per i consiglieri comunali purché riguardanti candidati consiglieri di sesso diverso e appartenenti alla stessa lista, tracciando contestualmente un segno sul nome di un candidato Sindaco non collegato alla lista votata: così facendo si ottiene il cosiddetto “voto disgiunto”; 3. tracciando un segno solo sul nome del Sindaco, votando così solo per il candidato Sindaco e non per la lista o le liste a quest’ultimo collegate.

Nei Comuni con più di 15.000 abitanti è eletto Sindaco al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (almeno il 50% più uno). Qualora nessun candidato raggiunga tale soglia si tornerà a votare la seconda domenica successiva per scegliere tra i due candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti (ballottaggio). In caso di parità di voti al primo turno, verrà ammesso al ballottaggio il candidato alla lista più votata (maggiore cifra elettorale) e, in caso di ulteriore parità, verrà ammesso il più anziano di età (gli stessi criteri saranno usati in caso di parità nel ballottaggio). Al secondo turno viene eletto Sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

Per stabilire la composizione del Consiglio si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo. In pratica, se la lista o l’insieme delle liste collegate al candidato eletto Sindaco nel primo o nel secondo turno non hanno conseguito almeno il 60% dei seggi ma hanno ottenuto nel primo turno almeno il 40% dei voti, otterranno automaticamente il 60% dei seggi. I seggi restanti saranno divisi tra le altre liste proporzionalmente alle preferenze ottenute.

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