L’UE APRE UNA PROCEDURA CONTRO LA POLONIA DI BEATA SZYDLO Il vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans ha annunciato ieri di avere inviato un “official warning”

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procedura UE contro la Polonia

Siamo ormai allo scontro frontale tra l’Unione Europea e il governo nazionalista conservatore polacco guidato da Beata Szydlo, che, con la maggioranza assoluta, ha vinto le elezioni politiche del 25 ottobre scorso. Il Vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, ha annunciato oggi di aver inviato un “official warning”, cioè, un monito formale. Le misure di riforma della Corte Costituzionale “costituiscono un rischio sistemico per la sopravvivenza dello Stato di diritto”, si legge nel parere ufficiale della Commissione Europea.

Ove la Polonia non recepisse questo invito-ordine di Bruxelles a una “retromarcia”, tra le sanzioni più gravi potrebbe esserci anche la perdita del diritto di voto ai Consigli europei, secondo quanto previsto nei Trattati internazionali.

“La notte scorsa ho parlato con la premier polacca, Beata Szydlo. Mi fa piacere che si sia detta decisa a proseguire a trattare e a parlarsi”, ha commentato Timmermans, che poi ha aggiunto: “L’Unione Europea è costruita sulla base di valori comuni da condividere e scritti nei trattati, e garantire il funzionamento dello Stato di diritto è una responsabilità collettiva, sia per tutte le istituzioni dell’Unione, sia per ciascuno degli Stati membri”.

Tre sono le “questioni aperte”, tra Varsavia e l’UE: la prima, la composizione della Corte Costituzionale; la seconda, l’applicazione delle sue sentenze; la terza, gli atti che la riguardano. In particolare, ciò che preoccuperebbe l’Europa è la salvaguardia del principio di divisione tra i poteri. “Ci siamo decisi a un ‘giro di vite’ per aiutare la Polonia a trovare una soluzione”, ha affermato il vice di Juncker. “Adesso hanno l’opportunità di rispondere”.

Sia la Premier Beata Szydlo che il Capo dello Stato Andrzej Duda sono membri del PiS – Prawo i Sprawiedlywosc, il cui leader è Jaroslaw Kaczynski, il quale, in più di una intervista ai media locali, ha dichiarato che questi interventi dell’UE verso la Polonia “violano l’autodeterminazione e possono essere impugnate davanti alla Corte Europea di Giustizia”. Al governo nazionale ha chiesto, invece, di “accelerare i cambiamenti istituzionali, per costruire una vera nazione unita, patriottica e cristiana”.

All’origine delle procedure europee c’è la ricusazione dell’attuale governo dei giudici della Corte suprema che erano stati nominati dal precedente governo liberale ed europeista, decretando per legge che questa può riunirsi soltanto a “pieni ranghi”, cioè, con tutti i giudici riconosciuti dal governo.

I preparativi dei grandi eventi mondiali in programma in Polonia – la visita di Papa Francesco per le Giornate mondiali della Gioventù e il vertice Nato, in luglio – si svolgono, quindi, in un clima di tensione con le istituzioni europee.

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