IL SIGNIFICATO DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA

2001
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repubblica italiana

Dietro l’incubo della guerra e della dittatura, davanti la speranza di un futuro migliore. Questi sentimenti accompagnarono i quasi 25 milioni italiani che il 2 e il 3 giugno del 1946 si recarono alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Il referendum venne indetto su impulso di quelle forze della Resistenza che consideravano Casa Savoia responsabile dell’ascesa del fascismo e, di conseguenza, delle sofferenze causate dall’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista.

Nel 1944, dopo che già Vittorio Emanuele III aveva nominato il figlio Umberto II “luogotenente del Regno”, il governo guidato da Ivanoe Bonomi (cui avevano aderito tutti i partiti antifascisti), emanò il decreto legge che tradusse in norma giuridica l’accordo in base al quale, terminato il conflitto, si sarebbe dovuta svolgere una consultazione referendaria per scegliere la nuova forma dello Stato ed eleggere l’Assemblea Costituente. Il tutto venne formalizzato da un secondo dl, adottato nel marzo del 1946. Di fatto Umberto (che di lì a poco sarebbe diventato sovrano grazie all’abdicazione del padre) assicurava che avrebbe rispettato l’esito della votazione.

Nei mesi che precedettero il referendum ci fu una forte campagna “pro Repubblica” orchestrata dai partiti che godevano del maggiore consenso popolare. Tra questi vi erano il Partito Comunista, il Partito Socialista Italiano di Unità proletaria, il Partito d’Azione, il Partito Repubblicano e successivamente la Democrazia Cristiana. Unica eccezione, nella variegata esperienza post partigiana, fu rappresentata dal Partito Liberale, che continuava a sostenere il re.

I risultati vennero resi noti il 10 giugno dalla corte di Cassazione e sancivano: Repubblica 54,3%, Monarchia 45,7%. Su questi dati molto si è scritto e discusso. I monarchici paventarono possibili brogli elettorali, basati, tra le altre cose, sulle prime proiezioni fornite dai Carabinieri presenti ai seggi che indicavano una prevalenza del voto a favore del re. Ma nessuna delle presunte irregolarità lamentate ebbe l’effetto di cambiare l’esito della consultazione, avvenuta per la prima volta a suffragio universale. L’aspetto più significativo, semmai, fu un altro: la divisione del Paese in due blocchi. A Nord prevalse la Repubblica, al Sud la monarchia. Fu la conseguenza diretta degli ultimi anni di guerra. Mentre il Meridione, diventato Regno del Sud dopo la fuga del re da Roma, non si era mai distaccato dalla monarchia, il Settentrione aveva sofferto l’occupazione tedesca, la Repubblica Sociale e la guerra civile.

Il 13 giugno Umberto II, stizzito dalla proclamazione della Repubblica da parte del governo con “atto unilaterale”, trovandosi davanti all’alternativa di “provocare spargimenti di sangue o subire la violenza” decise di abbandonare il suolo italiano, invitando i sudditi fedeli alla corona a rispettare la nuova forma dello Stato, per evitare ulteriori sofferenze dopo quelle della guerra. Fu la fine di un’epoca iniziata col Risorgimento, nel quale Casa Savoia ebbe un ruolo da protagonista.

Il successivo 28 giugno la Costituente (che vedeva una netta prevalenza di democristiani, socialisti e comunisti) nominò Enrico De Nicola quale capo provvisorio dello Stato. Iniziarono quindi i lavori per la stesura della nuova Carta fondamentale che avrebbe sostituito lo Statuto Albertino, non più in linea con i tempi – era stato una concessione del re – e dimostratosi troppo debole nel momento in cui consentì l’ascesa e il perpetrarsi del fascismo.

In ottobre, a poco più di 70 anni da quel referendum, gli italiani saranno nuovamente chiamati alle urne, stavolta non per decidere la forma dello Stato ma per cambiare la Costituzione, primogenita della Repubblica. Il dibattito politico, con il suo corredo di banalità, polemiche sterili e risse vergognose, non deve farci perdere il senso di solennità di quel momento. Lo dobbiamo a chi ha lottato per consentirci di esercitare liberamente la nostra sovranità. E ai nostri nonni, che in quel 2 giugno, capirono per la prima volta cosa significhi essere artefici del proprio domani.

 

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