AMMINISTRATIVE, IL CONFRONTO DI SKY SI ACCENDE SOLO NEL FINALE

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Sono lontani i tempi degli accesi dibattiti tra Ignazio Marino e Gianni Alemanno, quando i due candidati sindaci non si facevano mancare accuse e battute velenose. Il confronto di Sky Tg24 sulle amministrative di Roma si svolge nel segno della calma piatta, ai limiti della noia. Virginia Raggi è l’unica a tentare di alzare l’asticella dello scontro, finendo però per perdersi in quel “noi contro gli altri”, diventato marchio di fabbrica della retorica grillina. Strategia che produce frutto solo nelle battute finali, quando la candidata pentastellata, a forza di punzecchiare gli avversari, ottiene quello che vuole: far coalizzare gli avversari contro di lei.

Per il resto poco o nulla. I candidati, interrogati dal sempre ottimo Semprini, cercano più che altro di illustrare le soluzioni, tra l’altro, per buche, traffico, debito del Campidoglio, assenteismo dei dipendenti del Comune, campi rom e sicurezza. A Roma i problemi di sempre. Si parla anche di Olimpiadi. Sulla candidatura ai Giochi Giachetti, Marchini e Meloni sono a favore, Raggi e Fassina contro. “Non si può rispondere sì – ribadisce Raggi -, prima serve l’ordinario”. “Criminale sarebbe perdere questa opportunità di creare lavoro”, dice Giachetti riprendendo la parola utilizzata ieri da Raggi.

Sul debito storico della capitale di oltre 13 miliardi Fassina rivendica di averne proposto per primo la rinegoziazione, “vedo che ora sta diventando un tema comune”. La ricetta diversa da Marchini, che propone “Btp ad hoc emessi dallo Stato”. Scintille tra Raggi e Meloni nelle domande incrociate. “Onorevole Meloni, ora che si vergogna del suo passato fascista, prendendo 13 mila euro al mese come parlamentare – chiede Raggi -, perché non si è dimessa candidandosi? La doppia poltrona le serve come paracadute se va male?”. “Il taglio dello stipendio lo risolvo andando a fare il sindaco – replica Meloni -, che come si sa guadagna molto meno che un parlamentare. Si dimetteranno invece i parlamentari M5S venuti a commissariarla con lo staff?”. Marchini a Raggi: “Avete il 60% degli amministratori indagati”.

E sulla legalità ecco finalmente qualche attrito. “Queste persone vogliono apparire più pulite dei loro partiti, ci mettono la faccia ma tolgono i simboli perché si vergognano”, attacca Raggi. Parole che scatenano la rivolta dei rivali: “Noi abbiamo cambiato tutto, pensate a voi”, dice Giachetti. E Fassina: “Pretendo rispetto, non siamo tutti uguali”. Ma il tono di Raggi non si smorza e nell’appello finale, accorato, scandisce “si sono mangiati Roma, chi vuole cambiare deve avere coraggio o non ci saranno più scuse”. “Scegliete i programmi”, suggerisce Meloni che cita Cicerone: “Bisogna scegliere chi amare”. Giachetti fa appello alla “squadra, al programma, alle idee e alla mia storia”. Fassina si rivolge “alla città fragile”, Marchini fa notare “ho promesso due anni fa che non vi avrei abbandonato”. Il tempo è finito. Poi sarà tempo di urne.

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