IL PAPA AI DIACONI: “SIATE A SERVIZIO DELL’AGENDA DI DIO” L'Omelia della Santa Messa in San Pietro per il Giubileo dei Diaconi

867
Papa Francesco ai dicaoni

Il diacono è un apostolo e un servitore dell’“agenda” di Dio, nello stile di Gesù, della “mitezza”. Sono le parole di Papa Francesco nell’Omelia della Celebrazione Eucaristica di questa mattina nella gremita Piazza San Pietro, nel giorno del Corpus Domini e del Giubileo dei diaconi. La vocazione, anzi “l’ambizione del diacono – afferma il Papa – non può essere diversa da questa: servitore di tutti, del fratello atteso e di quello non previsto”, “elastico”, flessibile e disponibile, anche nel tempo, nell’accogliere e “fare spazio a chi ha bisogno”. Il diacono non è “un burocrate del sacro, per cui anche la carità, la vita parrocchiale, sono regolate da un orario di servizio”.

Il Pontefice ha ricordato che “il primo diacono di tutti” è stato Cristo, e lo stesso San Paolo, nella Letera ai Galati, si presenta sia come “apostolo” che come “servitore”: “sono due facce della stessa medaglia”, ha aggiunto il Santo Padre, perché “chi annuncia Gesù è chiamato a servire e chi serve annuncia Gesù”. Dunque: “Il discepolo di Gesù non può andare su una strada diversa da quella del Maestro, ma se vuole annunciare deve imitarlo, come ha fatto Paolo: ambire a diventare servitore”. Infatti, “se evangelizzare è la missione consegnata a ogni cristiano nel Battesimo, servire è lo stile con cui vivere la missione, l’unico modo di essere discepolo di Gesù. È suo testimone chi fa come Lui: chi serve i fratelli e le sorelle, senza stancarsi di Cristo umile, senza stancarsi della vita cristiana che è vita di servizio”.

“Chi serve – ha continuato Papa Bergoglio – non è un custode geloso del proprio tempo”, anzi, “rinuncia ad essere il padrone della propria giornata”. Non è “schiavo dell’agenda che lui stabilisce”, ma, “docile di cuore”, “disponibile al non programmato”, “aperto all’imprevisto”, sempre pronto ad accogliere “la sorpresa quotidiana di Dio”, “senza badare al proprio tornaconto”. Dunque, sa aprire “le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita”.

Nel brano liturgico del giorno, si narra del centurione che implora da Gesù la guarigione di un servo a lui caro, con “estrema delicatezza”, per non disturbare il Maestro. “Davanti a queste parole, Gesù rimane ammirato. Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza. E la mitezza è una delle virtù dei diaconi”. Il centurione, “di fronte al problema che lo affliggeva, avrebbe potuto agitarsi e pretendere di essere esaudito, facendo valere la sua autorità; avrebbe potuto convincere con insistenza, persino costringere Gesù a recarsi a casa sua. Invece si fa piccolo, discreto, mite, non alza la voce e non vuole disturbare. Si comporta, forse senza saperlo, secondo lo stile di Dio, che è mite e umile di cuore”. Questi sono anche “i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve”. E – aggiunge il Papa– mai sgridare, mai!”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS