INFANTI E BAMBINI, I MIGRANTI DEL MARE NOSTRUM Tra le 120mila persone nei centri di accoglienza, oltre 20mila sono minori non accompagnati. Oltre 700, i morti negli ultimi tre giorni, 40 bambini

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Sono neonati, bambini, adolescenti, il maggior numero dei migranti che sono sbarcati sulle coste italiane, prevalentemente in Sicilia e anche in Puglia, negli ultimi sei giorni. Almeno 80, tra gommoni e imbarcazioni, sono salpati dalla Libia, e anche dall’Egitto – la nuova rotta, dopo la chiusura del corridoio balcanico -, a poche ore uno dall’altro, con una media di 15 al giorno. Oltre 13mila persone, provenienti in maggioranza dalla Nigeria, dalla Somalia e dalla Siria, ma anche dall’Eritrea, dal Marocco, dal Pakistan, hanno raggiunto le coste siciliane nei viaggi della speranza, sostenuti dal bel tempo. In 3500 sono arrivati nei porti di Messina, Augusta, Taranto e Pozzallo; 688 sono stati tratti in salvo, 65 sono stati recuperati senza vita, ma sarebbero oltre 700 i morti in mare, di cui almeno 40 bambini, secondo le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e sono centinaia i dispersi.

Tre naufragi in tre giorni, quattro in soli sette giorni, la scorsa settimana. Un record del dolore. Nella sola notte di venerdi ha perso la vita un bimbo di sei anni. Si è salvata, invece, una bambina libica di appena quattro anni, che aveva perso la madre in un incidente stradale nel suo Paese. Quando ha messo piede sulla nave Argo 29, sbarcata a Pozzallo, ha riabbracciato gli zii, con cui vivrà in Italia.

Oltre quattromila famiglie italiane hanno chiesto di adottare la piccola Favour, la bimba nigeriana di nove mesi che ha perso la madre, incinta del fratellino, durante la traversata dalla Libia, per ustioni con il carburante. E ha commosso la comunità nazionale la notizia di Fayan Dibonde Destinè, venuto al mondo sulla nave Aquarius che lo ha soccorso nelle acque libiche, grazie al comandante Alexander Moroz, in omaggio al quale i genitori hanno deciso di aggiungere il nome di Alex. Ma non si contano gli infanti, i bambini, che chiudono gli occhi tragicamente tra le onde del mare. Soltanto nell’ultimo naufragio, della notte tra venerdì e sabato, tre dei 45 morti annegati erano minori. Tra i sopravvissuti, c’è un ragazzo di 14 anni rimasto orfano dell’intera famiglia in questa tragica traversata. Uno di tanti, di migliaia.

Il premier Matteo Renzi dichiara che non si può parlare di “emergenza” e il Viminale smentisce che l’accoglienza sia al “collasso”, anche nei centri sono ospitate oltre 120mila persone, di cui più di 20mila sono minori non accompagnati. Un numero spropositato, quasi un’intera città, e piuttosto grande. Il vero problema è il ricollocamento. Ne ha parlato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha chiesto l’aiuto dell’Unione Europea per un accordo con la Libia che riduca le partenze, lasciando intendere che, quanto alla redistribuzione, considerato la quantità di arrivi, l’Italia deve rassegnarsi a mantenere la maggioranza dei migranti dentro i propri confini nazionali.

Tutte le vittime che stiamo raccogliendo in mare e che ancora raccoglieremo sono la prova di quanto ancora l’Europa sia lontana e indietro nel rapporto con i Paesi dell’Africa . L’UE deve arrivare ad un accordo rapido con la Libia, dove ormai c’è un governo, per riuscire ad arginare le partenze”, ha detto Alfano. Ma serve anche un’intesa con i Paesi africani, per “organizzare i rimpatri” e creare “campi profughi in Africa”.

Nel 2015, sono stati oltre un milione in Europa, ma già soltanto in Italia, in questi mesi del 2016, i profughi sarebbero quasi 40mila. Viaggiano su imbarcazioni sovraccariche e in pessime condizioni di sicurezza. Riferisce “Save The Children” che i 700 migranti arrivati sabato a Pozzallo con la nave Argo 29 hanno tutti rischiato di morire durante la traversata. Uno dei due pescherecci partiti dalla città di Sabrata, in Libia, è affondato poco dopo per avere imbarcato acqua, e centinaia di persone hanno perso la vita tentando invano di raggiungere l’altra imbarcazione che lo trainava. Lo scafista sarebbe stato arrestato in Italia per avere causato la morte di una donna, dando l’ordine di tagliare la fune che trainava il peschereccio che così è affondato, con un “effetto fionda”.

Il governo di al Serraj, ancora non riconosciuto nei fatti, non ha l’autorità e la forza di contrastare il traffico di migranti.

Quella dei siriani, poi, è una mattanza umana. Il Mediterraneo, ormai, seppelisce in movimento migliaia e migliaia di corpi senza nome, precocemente e anche per nostra responsabilità senza più vita, affondati insieme alla nostra anima distratta o, addirittura, complice di questa strage. Vicino alle coste turche, da qualche giorno, sono state collocate 200 lapidi galleggianti senza nome. L’installazione, con il nome appunto di “Cimitero sul mare”, è stata promossa dall’organizzazione umanitaria turca Hayata Destek Derneği (“Support To Life”, “Aiuto alla vita”), come campagna di sensibilizzazione per quegli “uomini, donne e bambini che non ce l’hanno fatta”.

Papa Francesco, incontrando 500 piccoli profughi giunti dalla Calabria con il “treno dei bambini”, ieri, mostrando il giubbotto salvagente di una bimba morta in mare, ha raccontato di averla ricevuta da un volontario, mercoledi scorso, in udienza generale, il quale tra le lacrime gli ha detto: “Santo Padre, c’era una bambina tra le onde, ma non ce l’ho fatta a salvarla. Questo giubbetto è tutto quello che è rimasto”. “Tanti ragazzi, uomini, donne, bambini, sono in pericolo, non un pericolo”, ha detto il Papa.

 

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