ORRORE ISIS IN IRAQ: CIVILI UCCISI O SEPELLITI VIVI Rappresentanti delle Nazioni Unite riferiscono "racconti strazianti" e "un numero crescente di esecuzioni"

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In Iraq, il Califfato sembra tutt’altro che indebolito. Nonostante l’annuncio dell’esercito stattunitense a guida della Coalizione, di avere ucciso ieri un comandante dell’Isis e almeno 70 combattenti estremisti, i miliziani del sedicente Stato Islamico stanno infierendo sui civili che cercano di fuggire da Falluja, città a maggioranza sunnita, a 65 chilometri da Baghdad, conquistata dai jihadisti nel gennaio del 2014.

Dopo quattro giorni di assedio delle forze irachene, le condizioni dei civili a Falluja, oltre 50mila, sono drammatiche, come riferisce l’Organizzazione delle Nazioni Unite e organizzazione umanitarie come Save the Children.

Leila Jane Nassif, rappresentante in Iraq dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e Lisa Grande, coordinatrice dell’Onu, parlano di ”un numero crescente di esecuzioni” di uomini e ragazzi che si rifiutano di combattere tra le fila dell’Isis, mentre le persone che hanno provato a lasciare Falluja sono state frustate, sono stati amputati gli arti, uccise o sepolte vive sotto le macerie di case distrutte. Molti sono usati come scudi umani. Circa in 800 sono riusciti a fuggire, da lunedì, quando l’esercito iracheno e le milizie sciite alleate hanno iniziato l’offensiva militare per liberare la città e riprendere il controllo.

Nassif parla di ”racconti strazianti” delle persone fuggite. ”Le poche famiglie che sono riuscite a lasciare Falluja lo hanno fatto mettendo a grande rischio la loro vita”. Hanno camminato per ore, di notte, attraverso i campi, nascondendosi nei tubi per l’irrigazione in disuso. “Molti hanno perso la vita cercando di lasciare la città, tra cui donne e bambini. Altri sono stati giustiziati o frustati. A un uomo è stata amputata una gamba”. Mentre Lisa Grande riferisce che “il cibo è scarso, e la sua distribuzione è molto controllata. I farmaci sono esauriti e molte famiglie sono costrette a usare acqua non potabile”. E i numerosi ordigni disseminati nel territorio fermano i tentaivi di fuga. I corridoio umanitari per l’arrivo di aiuti sono interrotti.

Decine di migliaia di civili sono ancora intrappolati a Falluja, ”impediti a scappare dalle forze estremiste che li tengono in ostaggio, mentre la città viene bombardata dalle forze irachene”. Il primo ministro Haidar al Abadi aveva detto che i miliziani sciiti non sarebbero entrati a Falluja, dove la maggioranza della popolazione è sunnita.

Il grande ayatollah Ali al Sistani, la principale autorità religiosa sciita irachena, ha chiesto alle forze governative che si preparano all’offensiva per riconquistare Falluja di risparmiare i civili intrappolati nella città.

Le milizie paramilitari, conosciute come Forze di mobilitazione popolare (Al Hashd Al Shaabi), sono state costituite nel 2014 in seguito ad una fatwa dell’ayatollah Ali al Sistani, la maggiore autorità religiosa sciita, per combattere lo Stato islamico, che è sunnita. Ma in molte aree del Paese sottratte al ‘Califfato’ sono state accusate di avere commesso atrocità contro la popolazione sunnita, accusandola di complicità con l’Isis.

 

 

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