GIRONE, LA GIOIA DI TORNARE A CASA: “L’ITALIA È BELLA” E' arrivato intorno alle 18 con un volo militare all'aeroporto di Ciampino, dove ha abbracciato la moglie e i figli; poi, insieme sono tornati a casa, a Bari

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Dopo oltre quattro anni in India, Salvatore Girone è tornato in Italia, dove è arrivato questa sera con un volo militare all’aeroporto di Ciampino, a Roma, dopo uno scalo ad Abu Dhabi. Ad accoglierlo c’erano la moglie Vania Ardito, i due figli e il padre di Salvatore, con i quali è ripartito alla volta di Bari, insieme al sindaco del capoluogo pugliese, per tornare a casa. “L’Italia è bella, amo l’Italia. Ringrazio tutti, siamo un bel popolo”, sono le prime parole pronunciate dal marò nell’abbracciare il nonno, suo omonimo, che per la commozione ha avuto un malore.

Un applauso ha salutato i suoi primi passi in territorio nazionale. Dopo l’autorizzazione concessa venerdì scorso dalla Corte Suprema indiana, il fuciliere della Marina italiana ha ottenuto un Exit Visa da parte delle autorità indiane che gli ha consentito di lasciare il Paese, accompagnato dall’ambasciatore d’Italia Lorenzo Angeloni e al consigliere militare di Palazzo Chigi, generale Carmine Masiello.

Al suo arrivo all’aeroporto, Girone è apparso visibilmente soddisfatto: nello scendere dalla scaletta del Falcon 900 dell’Aeronautica militare ha infatti sorriso e fatto il saluto militare. E’ stato quindi accolto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, con il quale ha scambiato una stretta di mano. Poi il lungo abbraccio con il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Ad attenderlo c’erano il capo di Stato maggiore Claudio Graziano e l’ammiraglio della Marina militare De Giorgi e, tra gli altri, i presidenti della commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto, e del Senato, Pier Ferdinando Casini e il sindaco di Bari Antonio Decaro. In mattinata, i familiari avevano incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha espresso l’invito a incontrare Girone appena sarà possibile; forse in occasione della festa della Marina, il 9 giugno.

La svolta nella lunga vicenda giudiziaria si è avuta nei giorni scorsi, con la decisione della Corte Suprema indiana di dare attuazione, come richiesto dall’Italia, alla decisione presa il 29 aprile scorso dal Tribunale arbitrale dell’Aja, secondo cui il fuciliere di Marina avrebbe dovuto attendere in Italia l’esito dell’arbitrato in corso sulla controversa questione che lo coinvolge insieme a Massimiliano Latorre.

I due fucilieri furono consegnati alla giustizia indiana, il 19 febbraio 2012. Quattro giorni prima, al largo delle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie navigava in rotta di trasferimento da Galle (Sri Lanka) verso Gibuti, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina (il capo di 1ª classe Latorre, il secondo capo Girone, il sergente Renato Voglino, il sottocapo di 1ª classe Massimo Andronico e i sottocapi di 3ª classe Antonio Fontana e Alessandro Conte) del 2º Reggimento “San Marco” della Marina Militare in missione di protezione della nave mercantile in acque a rischio di pirateria.

Poco distante dalla nave italiana si trovava il peschereccio indiano St. Antony con un equipaggio di 11 persone. Verso le 16,30, ora locale, l’Enrica Lexie incrociava un’imbarcazione e i marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, spararono in direzione dell’altra nave. Non furono soltanto le nostre navi a sparare, ma soltanto i nostri si consegnarono alle foze dell’ordine indiane, dopo che alcuni colpi avevano raggiunto e ucciso due membri dell’equipaggio del grosso peschereccio: Ajeesh Pink (o Binki), di 20 anni, e Valentine, alias Jelastine, di 44 anni. I due marò vennero arrestati con l’accusa di omicidio e la Corte del Kollam dispose che i due fossero tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana invece che in una normale prigione.

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