MIGRANTI, UN ALTRO NAUFRAGIO: 45 MORTI, 135 PERSONE SALVATE Tre naufragi in tre giorni: il Canale di Sicilia è ormai un cimitero a cielo aperto. Oltre mille hanno perso la vita soltanto nel 2016

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Nella tarda serata di ieri la nave Vega della Marina Militare ha soccorso un gommone recuperando 117 migranti, 27 maggio 2016.

È un cimitero a cielo aperto, ormai, il mare di Sicilia. Anche questa notte si è consumata un’altra tragedia, a poche ore di quella di giovedi e di venerdi. Tre naufragi in soli tre giorni. Così, quotidianamente, quelle onde che promettono a tanti la salvezza si trasformano in innocenti assassine. Un barcone stracarico di migranti si è rovesciato. Hanno perso la vita 45 persone, di cui sono stati recuperati i corpi. La nave Vega della Marina Militare è intervenuta a salvarne 135, i dispersi si ritiene siano decine. Mentre ancora “un centinaio” sarebbero i migranti che mancano all’appello nel naufragio di poche ore prima, a largo della Libia, nel quale hanno perso la vita oltre 30 persone, tra cui un bambino di sei anni. La Guardia costiera ha salvato un bimbo di cinque anni in ipotermia.

Sono diciassette, le operazioni di soccorso programmate nella giornata di oggi, coordinate dalla Centrale operativa di Roma delle Capitanerie di Porto, nell’ambito di Eunavformed, l’operazione attivata per decisione del Consiglio Europeo per contrastare il traffico di migranti e salvare vite umane. Sono state tratte in salvo 2mila persone, a bordo di 16 gommoni tutti soccorsi, con i mezzi della Guardia costiera, della Marina Militare, di Organizzazioni non governative, e di quattro rimorchiatori e un mercantile dirottati per i soccorsi.

Le persone portate in salvo nella sola giornata di ieri erano state oltre 4mila, in 22 interventi di soccorso. In tre giorni sono state strappate alla morte 6mila persone. Oggi si attende l’arrivo a Catania di un rimorchiatore con 890 migranti, più di un centinaio sono donne e bambini.

È una strage umana, che esegue a scadenza quotidiana, ormai, nel Mediterraneo e proprio vicino alle nostre coste. Sono oltre mille, i cadaveri recuperati soltanto in questi cinque mesi del 2016 e sarebbero circa 33mila gli sbarcati in Italia, in quest’esodo dal continente africano che si conclude, troppo spesso, con la tragedia. Soprattutto dopo la chiusura del corridoio balcanico e dopo la chiusura del campo profughi di Idomeni, in Grecia, e sono stati sgomberati almeno 9mila persone che avevano resistito all’adiaccio per mesi, in attesa di passare il confine con la Macedonia.

Il premier Matteo Renzi, in Giappone, dove ha partecipato alla Conferenza conclusiva del G7 ha dichiarato che “parlare al momento di emergenza è fuori luogo”. Il Migration Compact, l’accordo per una strategia congiunta dell’Unione Europea per un’azione esterna sulla migrazione, “ha tracciato la strada ed è questa quella da seguire”, ha detto. Ora aspettiamo la fase di concretizzazione per iniziare a lavorare con i Paesi della fascia subshariana, da cui provengono il maggior numero di migranti e interessati a collaborare con l’Unione Europea, come la Nigeria.

Matteo Salvini, della Lega, chiede un incontro urgente con il Presidente del Consiglio dei ministri: “Di fronte alle 4mila persone salvate ieri, ai morti annegati, agli oltre 40mila sbarcati dall’inizio dell’anno, non possiamo stare zitti e fermi”, ha affermato. “Vogliamo presentare le nostre proposte. Ci rifiutiamo di assistere a questo disastro in silenzio”.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dichiara che i migranti non arrivano soltanto dal continente africano e non solo dal mare. E questo ripropone con urgenza il problema della loro redistribuzione sul territorio europeo. “Ora che ne sono arrivati tantissimi in Grecia, Ungheria, Austria non è neanche detto che saremo tra i Paesi cedenti migranti con i ricollocamenti e non dovremmo invece prenderne”. La risposta dell’Europa è “lenta”, ha detto Alfano, mentre “terrorismo, scafisti, trafficanti “sono veloci”. È soprattutto sul fronte dei rimpatri degli irregolari che “l’UE rischia il collasso”.

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