Donne al comando

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Continua l’impegno delle donne, e non solo, per promuovere una maggiore presenza e partecipazione femminile nei cosiddetti posti di comando. Ci piacerebbe un giorno iniziare i nostri scritti con l’”incipit” tipico delle fiabe – “c’era una volta” – e analizzare questo fenomeno come fatto appartenente esclusivamente al passato. Purtroppo così ancora non è, ma come donne Cisl, siamo fiduciose e convinte che questo prima o poi accadrà. Non siamo noi a dirlo, ma sono i numeri a parlare di un lento ma inesorabile cammino verso una più equilibrata rappresentanza delle donne nelle posizioni apicali. Anche l’Europa sta studiando come stimolare questo processo che rimane ancora fermo ai nastri di partenza in gran parte degli stati membri.

In Italia sono stati compiuti molti passi in avanti in questo senso sia per quanto riguarda la presenza delle donne in politica – doppia preferenza di genere nelle liste elettorali – sia per quanto concerne quella nei consigli di amministrazione delle società quotate e a controllo pubblico. Ma mentre la prima funziona ancora a macchia di leopardo nelle varie realtà regionali e siamo in attesa di risultati più lusinghieri già a partire dalle prossime amministrative del 5 giugno, quella sulle quote di genere nei cda prosegue secondo la tabella di marcia prevista dall’apposita legge 120/2011(Golfo-Mosca), sostenuta con forza dalla Cisl, che obbliga le stesse società a nominare i componenti dei propri cda e collegi sindacali in modo che sia garantita la presenza di almeno il 20% del genere meno rappresentato al primo rinnovo e di almeno il 33% entro il terzo mandato.

Di questo argomento si è discusso anche a Roma, presso la Camera dei Deputati, in occasione del convegno “Donne nei consigli d’amministrazione: una risorsa di valore”, organizzato dalla Fidapa – Bpw Italy (Business and Professional Women) per sostenere e promuovere la campagna “#boardswithwomen”, lanciata da Bpw Europe lo scorso marzo a New York in uno degli eventi collaterali della sessantesima Commissione Onu sulla condizione delle donne, per l’adozione di normative in tutta Europa che possano garantire la parità di genere nei cda.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il convegno è stata l’occasione per confermare i risultati positivi della legge 120, con cui è cresciuta e continua a crescere la presenza delle donne nei board delle società italiane quotate e pubbliche che supera ampiamente i citati limiti imposti dalla legge: dal 2013 al 2015 la presenza femminile è aumentata di circa 8 punti percentuali, dal 17,8% al 25,7%. Un traguardo considerevole se si tiene conto che prima dell’entrata in vigore della legge la loro presenza era solo del 6% e che alcune imprese sono ancora al primo rinnovo rispetto ai tre previsti per raggiungere quota 33%. Ma oltre ai numeri, si osservano anche altri importanti cambiamenti quali il ringiovanimento dei consiglieri, sia uomini che donne, e l’aumento delle qualità professionali, maggiori livelli di preparazione non solo delle donne, generalmente più istruite degli uomini, ma anche degli uomini rispetto ai cda che hanno rinnovato senza le quote.

Questi risultati ci sembrano la risposta migliore per coloro che hanno criticato e guardato con sospetto all’introduzione delle quote di genere per legge che invece si è rivelata utile e preziosa. La questione della partecipazione e della valorizzazione del talento femminile ovviamente non si esaurisce con la norma – tra l’altro temporanea – ma va coadiuvata, dal nostro punto di vista, con politiche e strategie finalizzate anche ad un cambiamento culturale, fondamentale per abbattere “soffitti e pareti di cristallo” che determinano il permanere delle donne in una condizione lavorativa e professionale complessivamente schiacciata su posizioni meno qualificate e di basso profilo. Questi ed altri temi riguardanti l’universo femminile saranno al centro della grande iniziativa, di respiro anche internazionale, che si terrà il prossimo 21 giugno a Roma, come recentemente ricordato nel Consiglio generale dalla nostra Segretaria generale Annamaria Furlan.

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