Perché siamo esseri religiosi

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A due anni e mezzo il bambino dà le prime manifestazioni di quel bisogno di congiunzione e dipendenza dall’infinito che sarà sempre presente in tutto l’arco dell’esistenza umana. A quattro anni pone i primi interrogativi sul comportamento umano, che diventeranno sempre più frequenti fino alla scoperta di Dio che ne è la risposta. A dieci anni inizia l’abbandono della pratica religiosa che culminerà nell’adolescenza. Eppure tutti i teenager, specialmente nella fase puberale, hanno l’intuizione chiara, precisa, forte dell’esistenza di Dio.

Il sessanta per cento rigetta, cancella subito quell’esperienza, direi mistica, di Dio. La nega, e si giustifica dicendo che si è ingannato, che quell’esperienza non può essere vera. Il trenta per cento sostituisce l’intuizione avuta e la breve esperienza vissuta con dei surrogati. Il dieci per cento fa di quella intuizione il punto di partenza dal quale non si scosterà per tutta la vita.

Si dice che l’uomo è un essere razionale. E’ vero, però si dovrebbe precisare: quando vuole esserlo. Mentre si può senz’altro dire che l’uomo è un essere religioso: lo è anche quando non lo vuole essere. Il bisogno religioso è strutturale nell’uomo. Ogni azione a suo favore prescinde che prescinde da questa realtà non ha efficacia, non è decisiva.

Noi abbiamo tanto di chiaro da stare in piedi e tanto di oscuro da continuare a cercare e soffrire. E’ proprio quel tanto di oscuro che affascina l’adolescente e lo pone in condizioni interiori idonee a ricevere l’autorivelazione di Dio. Tutto ci parla di Lui: l’amico del giovane è colui che lo aiuta a decodificare i messaggi che Dio dona, iniziandolo al dialogo, all’ammirazione, all’interrogazione profonda, alla discussione, all’abbandono in Dio.

L’inspiegabile armonia degli opposti, la nube della non conoscenza affascinano gli adolescenti, perché illuminano l’oscurità che gradatamente diventa luce. Le dimostrazioni razionali e matematiche servono solo se rendono il mistero ancora più mistero e danno quella base certa, razionale, che aiuta ad inoltrarsi nel mistero.

“Tu sei un Dio misterioso”. Forse il salmista non sapeva che questa affermazione affascina gli adolescenti. Il mistero è la porta d’entrata nel cuore di Dio. L’incontro tra l’adolescente e il Signore non avviene a livello di teoremi, sillogismi ed equazioni, ma al livello di persona a persona, del limite e del non limite, e dell’inafferrabile, del comprensibile e dell’incomprensibile, della chiarezza e del mistero.

Diceva Einstein: “Nell’universo c’è un’intelligenza superiore al cui confronti i pensieri degli uomini messi nell’intelligenza di tutti gli uomini di tutti i tempi sono assolutamente nulla. L’apparente disordine è un infinito ordine; scopo della mia vita è partecipare a una briciola di quella luce infinita”. L’uomo che non ha scoperto il senso della vita non solo non sa vivere, ma è persino pericoloso.

Tratto da “Onora tuo figlio e tua figlia”, ed. Sempre

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