EMAILGATE, GLI USA: “HILLARY HA VIOLATO LE REGOLE”

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Emailgate

Usando il suo account di posta elettronica Hillary CLinton ha violato le regole. E’ quanto ha stabilito l’osservatorio indipendente del Dipartimento di Stato americano che ha provveduto a inviare un rapporto al Congresso.

Le conclusioni dell’osservatorio sul cosiddetto scandalo “emailgate” mettono nel mirino non solo il fatto che la Clinton da segretario di Stato usasse un account privato di posta elettronica, ma anche la mancanza di mesi di informazioni riferite all’incarico svolto dall’ex first lady al Dipartimento di stato. Tutto ciò – secondo l’ispettore generale nominato da Barack Obama – rappresenta una violazione delle policy e delle procedure in vigore al Dipartimento di Stato. Ma responsabilità simili – si sottolinea nel rapporto – riguarderebbero almeno quattro predecessori di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato. Lo scandalo dell’emailgate è puntualmente tornato alla ribalta durante la campagna elettorale della Clinton. Più volte i suoi avversari lo hanno usato come espediente per screditare l’ex segretario di Stato agli occhi degli elettori.

Anche John Kerry, usò un account di posta elettronica privato per mandare informazioni all’allora segretario di Stato Clinton. A renderlo noto fu il dipartimento Usa, specificando che la corrispondenza risale agli anni 2011-2012, quando l’attuale capo della diplomazia era ancora senatore. Il portavoce di Kerry, John Kirby, ha detto che Kerry usò un account non ufficiale in data 19 maggio 2011 per mandare un messaggio alla Clinton e all’allora consigliere per la sicurezza nazionale Tom Donilon. Parte di quel messaggio è ora stato classificato come ‘segreto’ e quindi ‘censurato’ e parla di alcuni sviluppi in India, Pakistan e Afghanistan. Kirby ha anche aggiunto che quell’account non è più attivo e all’epoca non c’erano indicazioni che quelle informazioni potessero essere sensibili. Altre email furono mandate in diversi periodi del 2012 dal suo iPad.

 

Il caso dell’emailgate era iniziato – nonostante si sapesse da molto tempo prima che la Clinton aveva usato un server privato e non quello governativo – nel marzo del 2015, ma aveva assunto connotazioni ancora più serie quando nel luglio del 2015, quando due ispettori generali chiesero al Dipartimento di Giustizia di aprire un’indagine penale per accertare se informazioni sensibili di governo potessero essere state danneggiate in connessione all’utilizzo di un account personale.

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