FRANCIA, LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA LAVORO SI ESTENDE ALLE CENTRALI NUCLEARI Prosegue lo sciopero delle raffinerie petrolifere con sei stabilimenti, sugli otto esistenti, fermi o al rallentatore

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Si aggrava di ora in ora il conflitto sociale in Francia, dove la protesta per ottenere il ritiro della riforma del codice del lavoro punta ora al blocco del settore energetico e dei trasporti. Dopo le raffinerie, che avveno iniziato a scioperare all’indomani della decisione del Governo di Manuel Valls di non ritirare il Jobs Act, adesso potrebbe arrivare il turno anche delle centrali nucleari. La “Cgt-Energie” – la federazione del settore – ha infatti lanciato un appello al personale di Edf (Électricité de France, l’azienda produttrice e distributrice di energia elettrica in Francia) per complicare ulteriormente la situazione dell’approvvigionamento energetico il 26 maggio, giornata di mobilitazione in tutto il Paese contro la legge El Chomry.

“E’ adesso che si gioca la sorte del progetto di legge sul lavoro, quindi è adesso che bisogna agire – ha argomentato Marie-Claire Cailletaud, portavoce della federazione Cgt-Energie, citata dal quotidiano Le Figaro – Lanciamo un appello affinché il personale partecipi al movimento e faremo aumentare la pressione, sia attraverso abbassamenti di corrente che con tagli della rete”. E potrebbero scendere in sciopero anche gli autisti della metro e i macchinisti delle ferrovie. Uno scenario tanto più preoccupante alla vigilia degli europei di calcio, in programma a partire dal 10 giugno.

Prosegue anche lo sciopero delle raffinerie petrolifere iniziato ieri. Stamattina sei raffinerie, sulle otto esistenti, lavorano al rallentatore o sono ferme, in particolare quelle di Total, la compagnia petrolifera nazionale. I depositi di carburante di Douchy-Les-Mine, nel nord della Francia, sono stati sgomberati dalle forze dell’ordine e si moltiplicano le notizie di furti di carburante dai serbatoi delle automobili parcheggiate. La penuria di carburante, dopo Nantes, Rennes e Le Havre, si avverte anche a Parigi. Francis Duseux, presidente dell’Unione industrie petrolifere, ha ammesso che da due giorni sono intaccati gli stock di riserva e che la situazione sociale è sempre più tesa.

Il segretario di Stato ai Trasporti, Alain Vidalies, ha riconosciuto che il 20% delle stazioni di servizio francesi è in “difficoltà” di rifornimenti. Ieri il numero uno di Total, Patrick Pouyann, ha detto che la sua compagnia dovrà “seriamente rivedere” i suoi investimenti sulle 5 raffinerie bloccate dai sindacati. Philippe Martinez, il leader della Cgt, denuncia quello che lui definisce il “ricatto” di Total: “Ogni volta è lo stesso ricatto. E’ scandaloso – spiega – far ricorso ogni volta a questo pretesto. I salariati vogliono degli investimenti, lo vogliono le condizioni di lavoro degne della nostra epoca”.

Il presidente Francois Hollande ha definito inaccettabili le proteste volute da una “minoranza” di lavoratori contro la riforma del lavoro; Valls ha anticipato che farà ricorso alla forza per sgomberare le raffinerie occupate. “In Francia come in Italia le riforme sono necessarie, ma le situazioni non sono paragonabili né a livello di calendario né di contesto politico. L’unica cosa che abbiamo davvero in comune è la volontà di riformare mantenendo un’attenzione particolare alla giustizia sociale” dice in un’intervista a Repubblica, la ministra dell’Istruzione francese Najat Vallaud-Belkacem. “Chi organizza movimenti di protesta che scatenano violenze ha un’evidente responsabilità”, aggiunge la ministra, riferendosi al ruolo di spicco della Cgt sulle manifestazioni di questi giorni contro la “Loi Travail”.

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