ISRAELE: I RABBINI LANCIANO UNA CAMPAGNA CONTRO L’ODIO RELIGIOSO L'associazione “Rabbini per i Diritti Umani" vuole sensibilizzare le forze politiche sui crimini di "Tag price"

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L’associazione dei Rabbini per i diritti umani – associazione con base in Israele guidata dal rabbino Arik Ascherman, presidente di “Rabbini per i Diritti Umani – ha annunciato il lancio di una campagna per sensibilizzare le forze politiche israeliane intorno alla emergenza rappresentata dalle bande estremiste che colpiscono obiettivi religiosi cristiani e musulmani. La campagna di sensibilizzazione dei rappresentanti del Knesset – il Parlamento dello Stato ebraico – sarà sostenuta da Tag Meir (“Distintivo Luminoso”), un cartello di organizzazioni impegnate nella lotta contro i crimini e le manifestazioni di odio religioso e razzista compiute in Israele.

Fondata nel 2011, l’organizzazione porsi in totale contrasto con gli atti di violenza e intimidazione compiuti dai gruppi di coloni ultranazionalisti che negli ultimi anni hanno colpito in vari modi moschee o luoghi cristiani. Tra i tanti, si ricorda l’incendio alla Chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci del giugno 2015 a Tabgha, i graffiti offensivi e minatori quali “morte ai cristiani” o “vi crocifiggeremo” trovati sulle mura del monastero greco-ortodosso della Santa Croce a Gerusalemme nel febbraio 2012 e le scritte anticristiane del gennaio 2016 sulla Basilica della Dormizione di Maria della città santa.

Gli ultranazionalisti sono soliti firmare i propri raid cin con la formula “Price Tag” (il prezzo da pagare). I loro crimini, che esprimono l’odio razziale della destra ebraica ultranazionalista, rimangono spesso impuniti. In un documento diffuso da Tag Meir, vengono riportati i nomi di alcuni delle “dozzine di arabi che sono stati vittime di crimini d’odio, esclusivamente per il fatto di avere un aspetto arabo e /o di aver osato parlare arabo”. “Queste vittime – prosegue il documento – si aggiungono alle centinaia di vittime di attacchi cosiddetti Price Tag in Cisgiordania e in Israele, e comprendono cinque case abitate date alle fiamme negli ultimi due anni, 44 luoghi di culto bruciati e / o fatti oggetto di atti di vandalismo dal dicembre 2009, con alberi sradicati e centinaia di auto danneggiate. Inoltre ci sono stati gli efferati omicidi del neonato della famiglia Dawabsheh e di Mohammed Abu Khdeir. L’adolescente Mohammed Abu Khdeir è stato bruciato vivo e la casa della famiglia Dawabsheh è stata data alle fiamme, da ultranazionalisti “sotto gli occhi dei soldati”, ha denunciato il presidente palestinese Abu Mazen pubblicando una lettera aperta sul quotidiano israeliano Haaretz.

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