LA VITA MONDANA DEL MULLAH MANSOUR: VIAGGI FREQUENTI IN IRAN E A DUBAI Secondo diversi organi di stampa il leader talebano ucciso era un "Frequent Flyer". Intanto la setta islamista cerca un successore

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MULLAH MANSOUR

A differenza del suo predecessore Omar, restio ad allontanarsi dal suo covo, il mullah Mansour amava muoversi, sopratutto in aereo. Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa il leader talebano ucciso sabato scorso durante un raid americano in Afghanistan era quello che si definisce un “frequent flyer”

Il giornale “Dawn” scrive di almeno 19 viaggi a Dubai e due in Iran. “The Express Tribune” rincara la dose con il Bahrain. Negli ultimi nove anni Mansour avrebbe utilizzato almeno due aeroporti pakistani per i suoi viaggi all’estero – quello di Karachi e quello di Quetta – mentre nel vicino Iran sarebbe sempre entrato passando dal confine terrestre.

Washington e Kabul hanno confermato l’uccisione del mullah in un raid aereo. Il movimento, ufficialmente, continua a tacere. “Dawn” rivela il ritrovamento di un passaporto e una carta d’identità a nome di Muhammad Wali nella zona del sito colpito dal drone. Si sospetta siano documenti utilizzati dall’erede del mullah Omar.

“Wali aveva un passaporto pakistano e regolari visti per l’Iran e Dubai”, ha detto un investigatore coperto da anonimato. Il passaporto, ha precisato, era stato emesso nel 2006 a Quetta (il consiglio direttivo dei Talebani risiede in questa città) e rinnovato nel 2011 “con validità fino all’ottobre 2016”. Nel 2002, stando a quanto riferito, anche la carta d’identità a nome di Wali era stata rilasciata a Quetta, ma era stata poi rinnovata dieci anni dopo a Karachi.

Era un “frequent flyer” perché, secondo le fonti di Dawn, il 70% dei viaggi di Wali è iniziato dall’aeroporto di Karachi; almeno una volta sarebbe stato prescelto quello di Quetta. Il primo viaggio da Karachi a Dubai risalirebbe al 12 marzo 2006. L’ultimo, stessa rotta, sarebbe del 31 marzo dello scorso anno. “E’ stato a Dubai per 18 volte passando dall’aeroporto Karachi e una volta da quello di Quetta, sempre con visti validi”, ha detto un funzionario governativo citato dal giornale.

Poi c’è la rotta iraniana. “E’ stato per la prima volta in Iran il 19 febbraio 2016 ed è rientrato in Pakistan dal posto di confine di Tatfan il 10 marzo”, ha affermato il funzionario, parlando anche del viaggio iniziato il 25 aprile scorso e conclusosi il 21 maggio, il giorno del raid, dopo aver preso un’auto a noleggio a Taftan per raggiungere Quetta e – secondo la ricostruzione – aver pranzato Padak, nel distretto di Chagai. Teheran ha già smentito che il mullah Mansour sia stato in Iran prima di essere ucciso.

Potrebbe intanto essere questione di ore la nomina del successore di Mansour. Già oggi il potente consiglio direttivo del movimento dei Talebani afghani (Rahbari Shura o Shura di Quetta) potrebbe raggiungere un accordo sul nome del nuovo leader del gruppo. Secondo “The Express Tribune”, che cita fonti del movimento, il processo di consultazioni sarebbe agli sgoccioli e già stasera si potrebbe arrivare a un accordo.

Le fonti, descritte come bene informate sui colloqui, sostengono che per “motivi di sicurezza” i componenti del consiglio direttivo non si siano riuniti tutti insieme in un’unica località. “Coloro che non partecipano avanzano le candidature tramite altri canali. La decisione ultima potrebbe essere presa oggi e l’annuncio del nuovo leader potrebbe arrivare nell’arco di un paio di giorni”, ha detto una fonte dei Talebani.

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