SIRIA: RAFFICA DI ATTENTATI DEL DAESH, 120 MORTI

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E’ di almeno 100 morti il bilancio di sette attentati compiuti dal Daesh a Tartus e Jableh, due roccaforti del regime di Assad in Siria, situate vicine al quartier generale russo nel Paese. Gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani sulla loro pagina di Facebook parlano di “101 morti in sette esplosioni”. Quattro le deflagrazioni, di cui almeno uno causata da un attentatore suicida, che hanno colpito Jableh, come ha spiegato il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman, che ha parlato di attacchi “senza precedenti” contro le due città costiere.

Secondo l’agenzia di stampa Sana, a Tartus sono entrati in azione tre attentatori kamikaze nella zona occidentale della città. Un’autobomba è esplosa nei pressi di una fermata dell’autobus, un attentatore suicida si è fatto saltare in aria all’interno della stazione del bus e un terzo ha azionato la sua cintura esplosiva in una zona residenziale zona di fronte, ha spiegato l’agenzia.

La recrudescenza di orrore è strettamente legata alla perdita di posizione che l’Isis da un po’ sta subendo. In Siria come in Iraq, dopo un’avanzata durata anni, ora è il momento dell’arretramento, in virtù della controffensiva lanciata da americani e, in parte, russi. Secondo ientagono il movimento ha perso il 22 per cento di territorio, dato che sale al 40% se si considera il solo Iraq. In totale 20-24 mila chilometri quadrati.

Come detto, le zone tenute dagli estremisti hanno subito attacchi da più avversari: oltre diecimila raid della coalizione guidata dagli Usa, i bombardamenti russi, la pressione dei curdi nel nordest della Siria e del binomio esercito-milizie in Iraq. Colpi che si sono fatti sentire anche su un dispositivo pensato e distribuito per «resistere».

L’Isis ha già dimostrato di saper sorprendere tutti allorché si trova messo alle corde. Quando appare in ritirata inventa qualcosa per dare l’idea di avere comunque l’iniziativa. Sul piano militare, su quello mediatico oppure con l’arma terroristica. Se il primo è ormai depotenziato e il secondo, dopo le infinite esecuzioni, risulta oggi meno d’impatto (anche perché molti media occidentali hanno scelto di non fare più da cassa di risonanza al sangue versato dal Daesh, resta il terrorismo l’unica strategia per provare ancora al mondo la propria forza. E in questo, rispetto ai nemici, hanno una motivazione in più: la disponibilità al martirio.

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