EBOLA, OLTRE LA MALATTIA

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EBOLA

Nel settembre del 2014, mentre in Liberia l’epidemia di ebola raggiungeva l’apice della sua diffusione, Tina Williams, di 14 anni, aveva la febbre ed era incinta. Era stata violentata e il suo ragazzo l’aveva abbandonata. A letto, tremante, pregava che la sua malattia fosse la malaria, non l’ebola. I test fatti dopo il parto sono stati negativi, sia per lei sia per la bambina che aveva appena messo al mondo. Ma era comunque una sopravvissuta all’ebola, anche se in un senso particolare. È una delle tante storie raccontate da Radio Bullets, approfondimento informativo sempre puntato sull’estero.

Secondo uno studio pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), in alcune regioni della Sierra Leone durante l’epidemia di ebola le gravidanze in età adolescenziale sono aumentate del 65 per cento. Eppure è molto difficile ottenere i dati, soprattutto perché le vittime denunciano le aggressioni molto raramente. Un altro studio, condotto congiuntamente dall’Unicef e dalle ong Plan international, Save the children e World vision, ipotizza che il numero di gravidanze tra le adolescenti sia quasi raddoppiato nelle regioni colpite da ebola.

“Le epidemie sono identiche alle situazioni di conflitto”, spiega Monica Onyango, ricercatrice in materia di sanità mondiale all’università di Boston. “Ci sono vuoti di governo, caos e instabilità: altrettanti fattori che rendono le donne più fragili rispetto alla violenza”. Eppure, la correlazione tra epidemie e violenza sulle donne non è ben documentata. “Sappiamo che in tempo di guerra le ragazze e le donne sono spesso vittime di violenze sessuali. Il fenomeno è stato documentato durante la guerra civile in Sierra Leone, in Liberia, dopo il genocidio in Ruanda, durante la guerra nella ex Jugoslavia”, precisa Onyango.

L’epidemia di ebola in Africa occidentale è un caso di studio. Secondo Marie Harding, che lavora al centro medico Star of the sea di West Point, una delle più grandi bidonville della Liberia nonché scenario di una disastrosa quarantena di ventuno giorni durante l’epidemia, le disposizioni sanitarie destinate a contenere la diffusione della malattia, come appunto la quarantena, il coprifuoco e la chiusura delle scuole, hanno anche aumentato il rischio, per le donne e le ragazze, di subire violenze e stupri. Al culmine dell’epidemia, le partite di calcio erano state annullate e i bar erano stati chiusi. Gli uomini, che di solito vivono la loro vita sociale fuori casa, dovevano rimanere in casa, con donne e bambini. Di qui le ondate di violenze nelle case.

Secondo uno studio condotto in Sierra Leone dalla ong Save the children su 617 ragazze che hanno denunciato aggressioni violente e stupri, la maggior parte è avvenuta proprio durante la quarantena. A West Point, Marie Harding è stata testimone di una tendenza simile. “C’era moltissimo stress, molta tensione. La gente non sapeva cosa fare, dove trovare da mangiare”, ricorda. “Quando una ragazza non è a scuola, quando rimane a casa per tutto il giorno, è in pericolo”. Un pericolo anche da altro: in uno studio condotto in Liberia dall’ong Plan international, alcune madri dichiarano di aver avuto paura per le figlie che non potevano andare a scuola e che dovevano provvedere ai bisogni della famiglia. A causa della fame, alcune di loro hanno fatto sesso in cambio di cibo. Un fenomeno particolarmente rilevante tra le orfane dell’ebola, costrette a sopravvivere da sole. Nello studio di Save the children, il 10 per cento dei bambini intervistati — molti dei quali hanno perso almeno un genitore a causa del virus — dicono che le ragazze rimaste senza famiglia a causa dell’ebola sono state obbligate a prostituirsi per avere cibo e un riparo.

L’Africa occidentale dovrà gestire per anni, se non per generazioni, gli effetti a lungo termine di questa epidemia di gravidanze in età adolescenziale. Per esempio – racconta a cora Radio Bullets – la Liberia proibisce alle adolescenti incinte di andare a scuola, una misura che approfondisce ulteriormente le disuguaglianze scolastiche e obbliga le donne a lavorare per salari bassissimi. In Sierra Leone, le adolescenti incinte semplicemente non hanno il diritto di andare a scuola, né di giorno né di sera. Le madri adolescenti sono più a rischio rispetto alle possibili complicazioni sanitarie — parti troppo lunghi, fistole ostetriche o addirittura morte durante il parto. Parallelamente, la mortalità infantile dei neonati figli di madri adolescenti è più alta. Uno schiaffo all’uguaglianza, alla dignità umana, alla vita stessa. Un girone dantesco dove la malattia, la violenza, la povertà, la prostituzione si intrecciano fino a strangolare un intero popolo.

 

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1 COMMENT

  1. Mamma mia, questo articolo fa accapponare la pelle di tutto il corpo! In che “miseria” siamo finiti! Abbiamo toccato il fondo o forse siamo andati anche oltre. Non meritiamo più di essere chiamati “figli” di Dio! Ci siamo talmente “guastati” da entrare in collisione con la Vera Essenza di Vita! Anche il “non far nulla” è complicità! E …

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