Il ministero della pace

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rabbia

Il principale vero antigene alla violenza dei conflitti, delle guerre, risiede nel suo identico opposto ‘nella solidale vicinanza di umanità’ intesa non come mera virtù buonista o di facciata.

La solidarietà è il potere di fermare il dolore, il male, la sofferenza, di tenere vivo il germe della Pace; è una virtù dinamica e viva, difende e promuove l’inestimabile dignità della persona e si fa carico del bene comune, è la custode delle relazioni tra le persone ed i popoli è un solido impegno di tenerezza a cui ci chiama un altro uomo, un volto abbandonato,ferito, muto e vittima di violenza.

Questo potere è grande ed è proprio non solo di governi, eserciti e corpi diplomatici. Esiste una ‘terza grande via’ nella prevenzione e nella gestione dei conflitti, una terza via ancora in gran parte inesplorata e sottovalutata dalle istituzioni, ma che esiste, ed è patrimonio di tante esperienze nel mondo.

“Il ruolo che i civili potrebbero giocare nel prevenire e gestire i conflitti è largamente sottostimato e” che “ciò deve assolutamente cambiare” (Alexander Langer). Vivere con chi vive la guerra è l’inizio di ogni azione diretta a contrastare la violenza.

L’antigene della non violenza dei ‘civili’ come vaccino ad ogni guerra è oggi già attivo in diverse esperienze dirette: questa iniezione è l’esserci e la condivisione con le vittime del conflitto. Perchè il conflitto va abitato ed i civili hanno deciso di non essere più vittime ma protagonisti della costruzione della Pace e vivere con chi vive sulla sua pelle la guerra è una forma di energia molto potente, molto più potente di quella delle armi, di quella nucleare, è l’iniezione di Umanità che tiene vivo il cuore della Pace.

La forza attiva non violenta e creativa dei civili si è concretizzata in azioni di interposizione, accompagnamento, mediazione, denuncia, protezione, riconciliazione, animazione ed è caratterizzata dall’equivicinanza: condivisione della vita con tutte le vittime sui diversi fronti del conflitto, indipendentemente dall’etnia, la religione, l’appartenenza politica. L’attività di peacekeeping e di peacemaking dei civili si fonda non sulla sicurezza coercitiva come garanzia della pace, ma sulla costruzione dal basso della pace come scudo di sicurezza.

Il processo di inclusione degli interventi non armati e nonviolenti nelle operazioni di mantenimento della pace a livello istituzionale è iniziato solo da pochi anni, tuttavia, non mancano progetti ed esperienze pilota anche all’interno di iniziative della società civile e organizzazioni non governative. Citiamo alcune delle esperienze italiane più significative come quelle connesse all’idea dei Caschi Bianchi, tradotta in un progetto di servizio civile nazionale condotto da più enti accreditati e dell’’Operazione Colomba’, con interventi Libano, Palestina, Colombia ed Albania e altri paesi.

La Difesa Civile è ‘il contributo attivo che i cittadini possono dare alla sicurezza del Paese nell’opposizione a tentativi di aggressione, invasione o infiltrazione da parte di stati, gruppi o poteri esterni e nel rafforzamento della convivenza e delle istituzioni democratiche proprie di un paese, proteggendole dai rischi di un’implosione interna. (…) Si basa su due presupposti scientifici: 1. la capacità difensiva di un popolo è altro dalla sua capacità distruttiva; 2. nelle odierne società complesse la difesa delle istituzioni civili e politiche è più rilevante della semplice difesa del territorio’. I segni dei tempi richiedono l’istituzione di un nuovo ministero: il ministero della Pace.

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