FRANCESCO ALL’ANGELUS: “GUARDANDO LA TRINITÀ COMPRENDIAMO NOI STESSI” Bergoglio prega per il Vertice Mondiale Umanitario in programma domani ad Istanbul

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“Il nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio-comunione ci chiama a comprendere noi stessi come esseri-in-relazione e a vivere i rapporti interpersonali nella solidarietà e nell’amore vicendevole”. E tutta incentrata sulla figura di Dio-comunione la riflessione di Papa Francesco che ha preceduto la preghiera mariana dell’Angelus. “Oggi, festa della Santissima Trinità, il Vangelo di san Giovanni ci presenta un brano del lungo discorso di addio, pronunciato da Gesù poco prima della sua passione – dice Bergoglio, rivolgendosi alle migliaia di persone che affollano piazza San Pietro sotto un caldo sole, quasi estivo -. In questo discorso Egli spiega ai discepoli le verità più profonde che lo riguardano; e così viene delineato il rapporto tra Gesù, il Padre e lo Spirito”.

Cristo è consapevole di essere “vicino alla realizzazione del disegno del Padre, che si compirà con la sua morte e risurrezione”. E’ questo il motivo per cui “vuole assicurare ai suoi che non li abbandonerà, perché la sua missione sarà prolungata dallo Spirito Santo. Ci sarà lo Spirito a prolungare la missione di Gesù, cioè a guidare la Chiesa avanti”. Ed è Gesù stesso che “rivela” in cosa consiste questa missione. “Anzitutto  – prosegue il Pontefice – lo Spirito ci guida a capire le molte cose che Gesù stesso ha ancora da dire”. Non si tratta, cioè, di dottrine nuove o speciali, “ma di una piena comprensione di tutto ciò che il Figlio ha udito dal Padre e che ha fatto conoscere ai discepoli”. E’ lo Spirito che guida ciascuno di noi “nelle nuove situazioni esistenziali con uno sguardo rivolto a Gesù e, al tempo stesso, aperto agli eventi e al futuro”. Non solo. “Egli ci aiuta a camminare nella storia saldamente radicati nel Vangelo e anche con dinamica fedeltà alle nostre tradizioni e consuetudini”.

Il Papa sottolinea un aspetto che molti cattolici spesso tendono a dimenticare: “il mistero della Trinità ci parla anche di noi, del nostro rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Attraverso il sacramento del Battesimo, infatti, “lo Spirito Santo ci ha inseriti nel cuore e nella vita stessa di Dio, che è comunione di amore. Dio – spiega – è una ‘famiglia’ di tre Persone che si amano così tanto da formare una sola cosa. Questa ‘famiglia divina’ non è chiusa in sé stessa”, anzi, è aperta e “si comunica nella creazione e nella storia” entrando nel mondo degli uomini “per chiamare tutti a farne parte. L’orizzonte trinitario di comunione ci avvolge tutti e ci stimola a vivere nell’amore e nella condivisione fraterna, certi che là dove c’è amore, c’è Dio”.

Il Papa ricorda che “il nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio-comunione ci chiama a comprendere noi stessi come esseri-in-relazione e a vivere i rapporti interpersonali nella solidarietà e nell’amore vicendevole”. Questo tipo di relazioni “si giocano” in primis, nell’ambito delle “comunità ecclesiali, perché sia sempre più evidente l’immagine della Chiesa icona della Trinità”. Ma non solo: esse “si giocano in ogni altro rapporto sociale, dalla famiglia alle amicizie all’ambiente di lavoro: sono occasioni concrete che ci vengono offerte per costruire relazioni sempre più umanamente ricche, capaci di rispetto reciproco e di amore disinteressato”.

Con lo sguardo rivolto alla Trinità possiamo “impegnarci negli avvenimenti quotidiani per essere lievito di comunione, di consolazione e di misericordia. In questa missione, siamo sostenuti dalla forza che lo Spirito Santo ci dona: essa cura la carne dell’umanità ferita dall’ingiustizia, dalla sopraffazione, dall’odio e dall’avidità. La Vergine Maria – conclude -, nella sua umiltà, ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. Ci aiuti Lei, specchio della Trinità, a rafforzare la nostra fede nel Mistero trinitario e ad incarnarla con scelte e atteggiamenti di amore e di unità”.

Al termine dell’Angelus, nel salutare pellegrini e romani, Papa Francesco ricorda che ieri “a Cosenza, è stato proclamato Beato Francesco Maria Greco, sacerdote diocesano, fondatore delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori. Tra il secolo diciannovesimo e il ventesimo è stato animatore della vita religiosa e sociale della sua città, Acri, dove ha esercitato tutto il suo fecondo ministero. Rendiamo grazie a Dio per questo prete esemplare”. La folla applaude, e Bergoglio, a braccio, aggiunge: “Questo applauso è anche per tanti bravi preti che ci sono qui in Italia!”.

Quindi, il suo pensiero va alla Turchia, dove domani inizierà a Istanbul, “il Primo Vertice Umanitario Mondiale, finalizzato a riflettere sulle misure da adottare per venire incontro alle drammatiche situazioni umanitarie causate da conflitti, problematiche ambientali ed estrema povertà. Accompagniamo con la preghiera i partecipanti a tale incontro perché si impegnino pienamente a realizzare l’obiettivo umanitario principale: salvare la vita di ogni essere umano, nessuno escluso, in particolare gli innocenti e i più indifesi”. Anche la Santa Sede prenderà parte al vertice, nella figura del Segretario di Stato Pietro Parolin.

Francesco non dimentica nessuno, e col pensiero vola in Cina, dove “martedì, 24 maggio, ci uniremo spiritualmente ai fedeli cattolici in Cina, che in quel giorno celebrano con particolare devozione la memoria della Beata Vergine Maria ‘Aiuto dei Cristiani’, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. Chiediamo a Maria di donare ai suoi figli in Cina la capacità di discernere in ogni situazione i segni della presenza amorosa di Dio, che sempre accoglie sempre perdona. In questo Anno della Misericordia possano i cattolici cinesi, insieme a quanti seguono altre nobili tradizioni religiose, divenire segno concreto di carità e riconciliazione. In tal modo essi promuoveranno un’autentica cultura dell’incontro e l’armonia dell’intera società, quell’armonia che ama tanto lo spirito cinese”.

In piazza San Pietro sono presenti anche i fedeli ortodossi della Metropolia di Berat, in Albania, che il Papa ringrazia “per la loro testimonianza ecumenica”. Quindi, com’è ormai di rito, il suo peculiare saluto: “A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

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