L’ESTREMO SALUTO

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È davvero intensa l’emozione dei cittadini di ogni ceto, credo religioso o politico, per la scomparsa di Marco Pannella. Difficilmente altri personaggi hanno provocato un sentimento generale così forte in occasione della loro morte. I cattolici, che pur hanno avuto motivi profondi per avere risentimento per le sue battaglie a favore del divorzio, dell’aborto e della eutanasia, sicuramente gli riconosco un impegno altrettanto generoso per gli affamati, per i carcerati, per la dignità della persona umana. Certamente per queste ragioni San Giovanni Paolo II lo definì «il nostro amico Marco».

Le associazioni del lavoro, che lo hanno visto a testa bassa contro il loro ruolo, non hanno sottovalutato le sue generose iniziative per la democrazia contro i poteri forti, o le sue irresistibili spinte per il garantismo nella giustizia.

Ho avuto modo di conoscerlo e di incontrarlo più volte, ho potuto apprezzare la sua innata umanità, il rispetto per le opinioni diverse, l’ansia nella ricerca delle strade per cammini comuni.

In questi ultimi anni, tutti coloro che hanno maturato apprensione per le sorti delle strutture portanti della democrazia politica hanno senz’altro rivalutato le modalità di organizzazione e di impegno politico del Partito Radicale, plasmate dal carismatico Marco Pannella nel corso della sua lunga e originale esperienza politica.

Pannella, si può dire, ha dedicato la vita intera affinché ogni cittadino avesse la reale possibilità di esprimere le proprie idee liberamente; affinché ciascuna posizione culturale, politica, sociale avesse dignità nella vita repubblicana. Ecco perché è stato amato; e anche gli avversari avuti nei singoli disparati scontri, in altre circostanze lo hanno avuto alleato, mai su fatti di potere, immancabilmente su posizioni di alto valore civile.

Ha suscitato emozione e solidarietà il suo ultimo miglio della vita perché in definitiva Pannella ha rappresentato tutto ciò che oggi la politica non è. Il suo disinteresse al piccolo cabotaggio, la mancanza di cattiveria e di odio per l’avversario, la passione per la libertà delle idee di ciascuno. L’essenzialità e la sobrietà nell’uso delle strutture di partito, la finalizzazione dei mezzi a disposizione esclusivamente per le battaglie annunciate, ne fanno un importante esempio di organizzatore politico della società complessa e difficile che stiamo vivendo.

Più di qualcuno durante la sua intensa e duratura parabola di vita ha avuto da ridire sulle forme esteriori utilizzate per garantire alla sua proposta politica la visibilità occorrente, ma va detto che al confronto di moltissime delle personalità politiche odierne il modo utilizzato può sembrare persino più moderato, mentre il contenuto di volta in volta proposto da Pannella certamente no ha confronti per fedeltà allo spirito repubblicano.

Mi fa piacere rendergli onore – anche da abruzzese a abruzzese – in queste ore. E lui sa che si tratta di un riconoscimento sincero, fatto con la stessa schiettezza con la quale parlavamo nel nostro comune dialetto quando ci incontravamo.

E qui mi piace ricordarlo con le parole del suo Manifesto degli anni migliori. «Amo speranze antiche come la donna e l’uomo, ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni rafforzamento dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuole essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive. Ci sono troppe splendide cose che potremmo fare anche con il ‘nemico’ per pensare a eliminarlo…

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