REFERENDUM COSTITUZIONALE, RENZI: “SE PERDO A OTTOBRE MI DIMETTO” Il premier parla dai microfoni del Tg1 definendo il voto del prossimo autunno “importantissimo”

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Il premier Matteo Renzi torna a parlare del referendum costituzionale del prossimo ottobre definendolo “importantissimo” e assicurando, in caso di sconfitta, le proprie dimissioni. “Se perdo il referendum, con quale faccia posso continuare il mio lavoro”, ha detto proiettandosi al futuro parlando dai microfoni del Tg1. Questo, ha proseguito, non è un modo di personalizzare il referendum ma “è un modo per essere seri, Non sono come tuti gli altri, come quelli che si aggrappano alla poltrona”.

“Questo referendum è importantissimo – ha aggiunto Renzi – si può decidere se continuare con 930 parlamentari o ridurli di un terzo, se continuare a pendere un sacco di soldi per la politica o mettere un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali”. “Finalmente la classe politica non è quella del passato, che restava aggrappata alla poltrona. Noi non siamo la casta – ha concluso – siamo in prima linea per cambiare l’Italia ma non quelli degli inciuci”.

“Grazie alle nostre riforme ora siamo più credibili. Otterremo risultati sull’Irpef e cancelleremo Equitalia” ha aggiunto il presidente del Consiglio durante l’intervista. Renzi avverte anche la minoranza: la consultazione di ottobre non è il congresso. “Stavo in pensiero che la minoranza non avesse un pensiero critico ma è legittimo, noi non siamo un’azienda privata, non rispondiamo alla Casaleggio associati, siamo una comunità che discute. Ma ad ottobre si fa un referendum sulla Costituzione e non sul congresso Pd”. Così Matteo Renzi, al tg1, replica a Gianni Cuperlo per il quale il referendum di ottobre sarà il vero congresso Pd.

Al referendum confermativo di ottobre – la data è ancora da stabilire – gli elettori saranno chiamati ad approvare il disegno di legge “Boschi”. L’iter è previsto dalla Costituzione italiana. Secondo l’articolo 138 “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali”.

Il cuore del provvedimento è il superamento del bicameralismo perfetto. Se dovesse vincere il “Sì”, il Parlamento sarà sempre composto da Camera e Senato, ma solo Montecitorio potrà accordare o revocare la fiducia al governo. Inoltre, la stessa Camera dei deputati avrà la preminenza legislativa. Il voto di Palazzo Madama avrà però lo stesso peso dei colleghi onorevoli in un lungo elenco di leggi bicamerali, fra cui quelle di revisione costituzionale.

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