URANIO, L’ALTRA BATTAGLIA

1108
  • English
paura

A distanza di oltre 16 anni l a Corte d’Appello di Roma, ha dato ora ragione alla battaglia della «madre coraggio» Giuseppina, condannando il ministero della Difesa per omicidio colposo. E nella sentenza, pubblicata ieri, ha messo la parola fine su ciò che è sempre stato negato. «La pericolosità delle sostanze prescinde dalla concentrazione» dell’uranio impoverito delle armi. Così Salvatore Vacca, fante del 151° reggimento della Brigata Sassari, morto a 23 anni, nel settembre 1999, per una leucemia dovuta agli effetti dell’uranio impoverito, ha ottenuto almeno giustizia. E non è poco, in un’Italia dove tra depistaggi, servizi segreti e insabbiamenti vari la verità sui grandi drammi nazionali è spesso una chimera.

Il tutto aiutato dal fatto che all’inizio nessuno aveva capito bene cosa stesse accadendo: nel corso delle guerre combattute nei Balcani e in quelle intorno ai pozzi di petrolio del Medio Oriente non era affatto insolito assistere al ritorno di militari che presentavano una collezione di sintomi che, allo stato della Medicina di allora, in associazione reciproca risultavano ben poco. Spesso nello stesso soggetto si presentavano insieme irritabilità fino all’aggressività, insonnia, perdita di memoria a breve termine, dolori nella minzione e nell’eiaculazione, sudorazione profusa soprattutto di notte, spossatezza e, alla fine, cancri.

Cancri al plurale – come ha spiegato bene in una sua analisi il dott. Stefano Montanari del Laboratorio Nanodiagnostica di Modena – perché di quelli ne compariva una varietà ragguardevole, anche se i casi a carico del sistema linfatico e del sangue erano i più frequenti. Ora vediamo anche cancri tripli, cioè tre tipi diversi di tumori presenti contemporaneamente nello stesso soggetto. Il tutto iniziava (e inizia ancora) quasi di regola con un po’ di febbre e, magari, un po’ di diarrea che vengono catalogate come segni di un’influenza ed non vengono presi in considerazione nemmeno dal paziente. Nessuna meraviglia essendo la cosa “normale”: all’inizio, del fatto non si diede notizia pubblica. Poi le cose cominciarono a trapelare e, come da copione, le si negò. Questo fino a che negarle non fu più possibile.

Ma dall’ammettere il problema al risarcire le vittime ce ne corre. Anni e anni di lotte giudiziarie, con lo Stato che diventa improvvisamente la tua controparte, il tuo avversario più feroce; una situazione ancor più triste per chi nella Patria ci credeva al punto da arruolarsi, si fidava al punto da perdere la vita. Oggi un tassello nel mosaico di verità che l’Italia ha il dovere di comporre è stato messo. E’ ancora poco, ma le generazioni future meritano un’Italia più trasparente, e chi per essa ha perso la vita merita almeno rispetto.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY