Quel bisogno di mamma e papà

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ramonda

C’è un superiore interesse di ogni bambino che nasce, ad avere una famiglia. Meglio, prima c’è un indiscutibile diritto del concepito a nascere anche se non viene riconosciuto dai genitori, come prevede la legge con il parto in anonimato. Ognuno di noi è fatto per la relazione e il bisogno di appartenenza è insopprimibile. Lo vediamo con i giovani accolti nelle nostre comunità terapeutiche o che incontriamo nelle carceri: molti di loro non sono mai stati sulle ginocchia di un papà e di una mamma. La non relazione è insostenibile, a qualcuno il bambino la farà pagare o con comportamenti aggressivi e autolesionisti, cadendo nelle varie dipendenze, o con gesti auto-conservativi.

Dare un padre ed una madre è fondamentale per un sufficiente, equilibrato ed armonico sviluppo psico-affettivo. E’ in questo solco che si inseriscono le leggi sull’affidamento o l’adozione per le coppie maschio-femmina presenti in vari Paesi. Noi parliamo – in base all’esperienza di ormai 50 anni di accoglienza di migliaia di minori, e secondo l’evidenza della psicologia e pedagogia – di un’adozione intesa come dono e offerta al bisogno del bambino di avere un papà e una mamma, nella meravigliosa complementarità uomo-donna. Per questo riteniamo che la disponibilità di coppie omosessuali all’adozione non sia la risposta adeguata al reale bisogno ed interesse del minore.

L’istituto giuridico dell’affidamento e dell’adozione, di per sé buono, non garantisce magicamente la riuscita della relazione genitori-figli. E’ solo la scelta – come avviene per ogni genitore – di far crescere e accompagnare il figlio nella stupenda esperienza della vita, dandogli tempo e cuore, valorizzando e sostenendo il figlio, ma anche educandolo a distinguere nel bene e nel male, nella via della giustizia, della responsabilità e del sacrificio, del lavorare per il bene comune, per noi.

Abbiamo visto adozioni molto impegnative – con figli accolti in tenerà età che presentavano difficoltà cognitive, psichiche e relazionali – riuscire perché nei genitori adottivi c’era la chiara coscienza di una scelta d’amore, di dono, di fedeltà nella buona e nella cattiva sorte. Abbiamo visto altre adozioni, apparentemente più semplici, fallire quando nell’età adolescenziale le turbolenze emotive mettevano alla prova i genitori costringendoli a gettare la spugna in quanto la scelta dell’adozione era una compensazione affettiva in cui il bimbo era strumentale alla coppia.

La famiglia adottiva non va lasciata sola, va sostenuta adeguatamente dai servizi sociali competenti e deve camminare in una rete di altre famiglie che si sostengono a vicenda. Così può diventare una risorsa per i minori abbandonati.

Tratto da “Sempre”

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