USA 2016: SANDERS VINCE IN OREGON, LA CLINTON IN KENTUCKY

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Hillary Clinton e Bernie Sanders si sono divisi le primarie democratiche di ieri, con l’ex segretario di Stato che ha vinto di un soffio in Kentucky (nel centro-est statunitense) e il senatore del Vermont che invece ha prevalso in maniera più netta in Oregon, nella costa ovest. La Clinton ha perso in Oregon di misura (53% a 47%, con il 65% delle schede scrutinate) e vince solo di un soffio, per ora in modo ancora non ufficiale, in Kentucky dopo un lungo testa a testa (46,8% a 46,3% con lo spoglio fermo al 99%). Il risultato, che si traduce in una divisione proporzionale dei delegati in palio per i due Stati federati, non le impedisce di avvicinarsi ulteriormente alla nomination per il partito dell’asinello, con ormai il 95% dei delegati necessari; ma la sconfitta conferma i punti deboli della sua candidatura, che non attecchisce in alcune fasce sociali come i giovani, gli uomini bianchi e la working class.

Sanders, forte di una buona parte dell’elettorato dem, ormai conscio di non poter raggiungere la nomination, punta a ritagliarsi un ruolo come leader di sinistra nel partito, condizionandone la piattaforma alla convention. “Combatteremo sino all’ultimo voto fino al 14 giugno e poi faremo la nostra battaglia alla convention” ha detto il miliardario newyorkese dinanzi ad una folla esultante, promettendo di vincere anche in California.

Musica diversa sul fronte repubblicano. Le primarie che si sono svolte solo in Oregon, hanno visto Donald Trump, ormai unico candidato rimasto nel Got, correre contro se stesso segnando un 66% (col 65% delle schede scrutinate) in una gara solitaria senza la suspense del risultato finale. Ma il tycoon, cui ora mancano meno di 100 delegati per la nomination, continua a sorprendere e indispettire il suo stesso partito. In attesa di incontrare l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, il magnate ha rilasciato un’intervista alla Reuters sulla sua politica estera, dicendosi pronto a parlare con il leader nordcoreano Kim Jong-un per fermare il programma nucleare di Pyongyang, ma anche a rinegoziare l’accordo di Parigi sul clima e a smantellare la riforma di Wall Street targata Obama.

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