VOLEVA UNIRSI ALL’ISIS, ARRESTATO 21ENNE A BIRMINGHAM Secondo il report diffuso lo scorso dicembre dal Soufan Group, sono circa 100 i Paesi di provenienza dei foreign fighters, e il record è detenuto dalla Tunisia, con almeno 6000 combattenti stranieri

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Torna l’incubo dei foreign fighters nel Regno Unito, dove nella giornata di oggi le autorità hanno arrestato un ragazzo di 21 anni, a Birmingham, sospettato di voler raggiungere la Siria per unirsi alle fila del sedicente Stato Islamico. Il sospetto è stato fermato nell’area di Handsworth dall’unità antiterrorismo del West Midlands.

“Gli agenti questa mattina stanno continuando a effettuare ricerche presso l’indirizzo” dove l’uomo è stato fermato, spiega un portavoce della polizia, aggiungendo: “L’arresto era stato pianificato e guidato dall’intelligence. Non esiste alcuna minaccia immediata per la sicurezza pubblica”.

Meno di una settimana fa erano stati proprio gli Stati Uniti a lanciare un allarme, avvertendo l’Europa di un flusso di jihadisti di ritorno nel vecchio Continente “come non si era mai visto prima”. A dare l’allerta è stata Lisa Monaco, responsabile anti-terrorismo della Casa Bianca, durante una sua visita a Bruxelles. I “jihadisti di ritorno” di cui ha parlato la Monaco sono gli ormai famigerati “foreign fighters”, “nemici in casa” radicalizzati a tal punto da abbandonare il loro Paese per unirsi al Califfato in Iraq o in Siria.

Secondo il report diffuso lo scorso dicembre dal Soufan Group, sono circa 100 i Paesi di provenienza dei foreign fighters, e il record è detenuto dalla Tunisia, con almeno 6000 combattenti stranieri. Segue l’Arabia Saudita, con 2.500, la Russia con 2.400, la Turchia con 2.100 e la Giordania, con 2.000 foreign fighters. Tra i Paesi europei, il triste primato andrebbe alla Francia, con 1.700 aspiranti jihadisti, seguita da Gran Bretagna e Germania, a quota 760.

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