UN VIAGGIO TRA FORME E LUCI NELLE OPERE GRAFICHE DI MORANDI Dal 20 maggio ad Ascona in mostra 30 capolavori del maestro bolognese

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Uno tra i tanti i protagonisti della pittura italiana del XX secolo, nonché grandissimo incisore di livello mondiale, Giorgio Morandi è il centro di una mostra che sarà allestita, dal 20 maggio al 18 settembre, nel Museo Castello di San Materno di Ascona (in Canton Ticino), la località che sorge sulla parte svizzera del Lago Maggiore. Saranno esposte 30 opere del maestro bolognese, tra cui disegni, acquerelli, acqueforti e tre dipinti, nella quasi totalità provenienti dalla raccolta del collezionista Franz Armin Morat.

Con il titolo “Giorgio Morandi. Forme, colori, spazio, luce”, la rassegna rappresenta la prima iniziativa temporanea organizzata negli spazi del Castello e nasce da un progetto della Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten di Soletta, sviluppato in collaborazione con il Morat-Institut, fondato appunto da quel profondo conoscitore dell’opera di Morandi che ha generosamente concesso in prestito 28 dei 30 capolavori in mostra. Di questi, 15 sono disegni e 11 sono acqueforti, realizzati da Morandi tra gli anni ’20 e ’60. Tuttavia, non mancano i dipinti, tre significativi esempi di Natura morta, soggetto che ha caratterizzato la sua cifra espressiva più riconoscibile.

La rassegna ruota attorno al nucleo di opere esemplificative della sua carriera grafica, una tecnica che ha consacrato l’artista come uno dei maggiori incisori del ‘900. Di grande importanza, nel lavoro di Morandi, sono in particolare le acqueforti, eseguite da autodidatta, che ne risolvono poeticamente molti problemi espressivi.

Fin dagli esordi del suo percorso artistico, l’artista ha infatti portato avanti la passione per le incisioni, tanto che le prime lastre, andate perdute, risalgono addirittura al 1911, quando era poco più che appena ventenne. Le opere, realizzate con grande cura, sono caratterizzate da segni sottili e rettilinei in un intreccio molto complesso di tratti, con cui raggiunge dimensioni prospettiche di grande efficacia. Come nei dipinti, tornano le straordinarie, irripetibili composizioni di bottiglie, caraffe, vasi di fiori, fruttiere, soggetti usuali che attraverso la sua originalissima poetica diventano i veri protagonisti della scena. Nell’approccio a questi oggetti comuni o, nel caso dei paesaggi, allo spazio, Giorgio Morandi riesce a individuare un insieme di geometrie elementari (cubi, cilindri, sfere, triangoli), in cui finisce per esprimersi la loro stessa essenza visibile.

“L’artista – dice la direttrice dei Musei di Ascona Mara Folini – spoglia l’oggetto da ogni elemento superfluo per restituirlo sulla tela nella sua limpidezza sensibile, che si accompagna a un’atmosfera silenziosa e contemplativa, specchio profondo di un maestro straordinario che ha saputo essere se stesso, al di fuori dei movimenti e con scarsissimi contatti con gli altri pittori del tempo, dipingendo quasi esclusivamente gli stessi soggetti nella stessa stanza dove ha abitato per tutta la vita”.

Del resto, Morandi è un pittore che, nella famosa casa atelier di via Fondazza, ha fatto della sua arte il mestiere quotidiano. Si potrebbe dire, quasi una modalità esistenziale del suo sentire più autentico filtrato grazie a uno stile originale, che gli ha permesso di mantenere senza cedimenti la propria sigla identitaria, pur nel confronto con le avanguardie, rivissuto nel segno del suo indiscusso maestro, Cezanne. Dunque “un artista classico – conclude la Folini – non solo per l’armonia e la saldezza che evocano le sue opere, ma soprattutto per la capacità di trasformare ogni oggetto, anche il più banale della realtà in solennità pacata e austera, in accento lirico e poetico”.

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