EGITTO, PRESENTATO UN DDL SULLA COSTRUZIONE DEI LUOGHI DI CULTO CRISTIANI Il parlamento sarà chiamato a discuterne nelle prossime settimane

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E’ stato presentato ieri agli uffici competenti del Parlamento egiziano il nuovo progetto di legge sulla costruzione dei luoghi di culto. Il progetto, consistente in 13 articoli, comprende al suo interno anche la definizione di “chiesa” e la descrizione dei meccanismi con cui risolvere eventuali problemi con le autorità amministrative locali. La nuova legge riconosce anche il diritto dei Vescovi a ricorrere al Consiglio di Stato in caso di ritardi imposti in maniera artificiosa alle procedure per la costruzione di nuovi luoghi di culto.

La nuova legislazione dovrebbe portare alla totale archiviazione delle regole disposte dal cosiddetto “Decreto Hamayoni”, la legge risalente al periodo ottomano che ancora regola la costruzione delle chiese in Egitto all’origine di numerose controversie a livello locale. Secondo tali regole, la costruzione delle chiese cristiane è sottoposta a vincoli non presenti per le costruzione di moschee. Inoltre, finora la costruzione di ogni nuova chiesa doveva essere autorizzata direttamente dal Presidente egiziano.

La storia legislativa locale per la costruzione de nuovi luoghi di culto non musulmani inizia nel 1856 con il cosiddetto “Decreto imperiale” emesso durante il regno del sultano ottomano Abd al-Magid ibn Mahmoud Khan. Il decreto, se da un lato prevedeva uguale trattamento civile tra cristiani e musulmani per quanto riguardava il servizio militare e le promozioni nella carriera amministrativa dello Stato ottomano, riservava però al sultano la prerogativa di concedere o meno la licenza per la costruzione e ristrutturazione di chiese e cimiteri per i non musulmani.
Al Decreto imperiale fece seguito una circolare firmata dal segretario del ministero dell’Interno, del 1934, che complicò la situazione introducendo una decina di regole che creano ancora oggi numerose difficoltà alle comunità cristiane che vogliano erigere una nuova chiesa. “Queste regole vietano – spiega il vescovo Antonios Aziz Mina della eparchia di Giza, una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Alessandria dei Copti – di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l’applicazione rigida di queste regole ha impedito di costruire chiese in città e paesi abitati da cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell’Alto Egitto”.

Dopo numerosi incontri, il 27 ottobre scorso gli alti rappresentanti delle comunità cristiane egiziane hanno consegnato la bozza del disegno di legge in merito alla costruzione di nuovi luoghi di culto che dovrebbe servire a superare la situazione attuale e semplificare le procedure. Infatti, la nuova proposta di legge prevede che la costruzione di nuove chiese sia vagliata e autorizzata dalle autorità locali e non dal presidente egiziano. Il parlamento sarà chiamato a discuterne nelle prossime settimane.

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