LOUISE NEVELSON IN MOSTRA A MILANO DOPO 43 ANNI DALLA PRIMA ESPOSIZIONE L'estemporanea si svolge presso la Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea fino al 22 luglio

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Americana di origine ucraina, la scultrice Louise Nevelson (Kiev 1899 – New York 1988) viene ricordata con una grande mostra alla Fondazione Marconi, dal 12 maggio al 22 luglio a Milano. L’artista, con il suo lavoro decennale, ha contribuito allo sviluppo della nozione plastica nell’arte del Novecento. A distanza di 43 anni dalla prima esposizione di Louise Nevelson a Milano, la Fondazione presenta un nucleo di circa 80 opere, tra sculture e collages, datate a partire dal 1955 fino agli ultimi anni Ottanta. Risale al maggio 1973 la prima esposizione dell’artista americana che proprio lo Studio Marconi le dedicò a Milano in un momento in cui era ancora poco nota al pubblico europeo. Dopo aver visto alcune sue opere in una mostra a Parigi, Giorgio Marconi ebbe occasione di conoscerla personalmente nel 1971, tramite la Pace Gallery di New York, e andò a trovarla nel suo studio-abitazione.

Affascinata da Marcel Duchamp e da altri capifila del Dada e del Surrealismo – “Il Surrealismo era nell’arte che respiravo” – affermava ricordando gli anni del suo apprendistato, l’artista subì l’influenza dell’esperienza cubista di Picasso, dell’arte nativa del Nord e Centro America e, in particolar modo, dopo essere stata assistente di Diego Rivera e Frida Khalo, della pittura murale. Il suo è un linguaggio scultoreo che aderisce immediatamente al muro, mutuando i suoi segni astratti dalla pittura. Monumentalità, monocromia e dislocazione dei piani su una scarsa profondità sono le caratteristiche peculiari dei suoi assemblaggi o “environments”.

Agli oggetti di recupero che compongono le sue sculture astratte, l’artista attribuiva una nuova vita “spirituale”, diversa da quella per la quale erano stati creati, sottoponendoli a un rituale preparatorio quasi a volerli decontaminare dal mondo esterno. Protagonista del rinnovamento della scultura nel XX secolo e delle sue trasformazioni, Louise Nevelson diceva parlando di sé e del suo lavoro: “Adoro mettere insieme le cose”.

Non si può tuttavia confinare il suo repertorio creativo nella sola categoria dell’assemblaggio. Figura emblematica dell’arte nel Novecento, Louise Nevelson, si è distinta nel panorama artistico internazionale per la sua ricerca di un linguaggio universale. Non so se la definizione di scultrice mi si addica. Faccio dei collage. Ricostruisco il mondo smembrato in una nuova armonia. L’armonia che si respira ad esempio in alcune delle opere in mostra, come nel monumentale Hommage to the Universe, (1968, 900 x 90 cm), autentico esito di una cerimonia scolpita in cui ogni elemento conserva qualcosa della sua vita precedente; in Dawn’s Host (1959) e nella serie End of the Day che documentano la predilezione della Nevelson per l’inizio e la fine del giorno, l’alba e il crepuscolo; oltre che nella selezione di collages, realizzati in varie dimensioni e su supporti lignei o cartacei, a dimostrazione della continua attenzione dell’artista per l’immediatezza d’esecuzione, l’equilibrio della composizione, i piani prospettici e i rapporti cromatici. Per l’occasione verrà pubblicato un volume dedicato ai collages di Louise Nevelson, edito da Skira e con un saggio di Bruno Corà. Presso la Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea, Via Tadino Milano, dal 13 maggio al 22 luglio 2016.

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