L’altra mina anti-famiglia

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bambara

Gli attacchi alla famiglia non si fermano alla legge Cirinnà, che stravolge la Costituzione e lacera il tessuto etico-culturale della nostra società, equiparando le unioni civili delle coppie omosessuali al matrimonio e aprendo ad un concetto futuro di adozione

Una mina anti-famiglia è nascosta anche nel cosiddetto decreto “Buona Scuola”, divenuto legge n.119/ 2013 e successive modifiche (legge n.107/2015). Seppure nell’ambito di un apparentemente lodevole progetto di educazione scolastica che assicuri “l’attuazione dei principi di pari opportunità”, e che quindi dovrebbe anche dare attuazione, nei piani formativi, ai principi costituzionali di non discriminazione contenuti negli artt. 3, 4, 29, 37, 51, per garantire la pari dignità sociale e giuridica di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, classe sociale, orientamento sessuale, confessione di fede, opinione politica, condizione economica e sociale, colore della pelle, abilità o disabilità, a tutti assicurando in egual misura l’accesso ai diritti fondamentali e primariamente al diritto al lavoro e a una vita dignitosa, in realtà, il comma 16 del decreto contiene riferimenti normativi alla Convenzione di Istanbul, per esempio, nella quale è specificato che il “genere” non fa riferimento al “sesso biologico”, ma a “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti”.

Ecco, allora, che il testo di legge apre la strada ad una pericolosa confusione della – sana e giusta – educazione alla non discriminazione e al rispetto di ogni persona con un indottrinamento ideologico che, in nome dell’uguaglianza, annulla e nega l’evidenza naturale e insieme il valore e la ricchezza culturale, civile ed educativa, delle differenze complementari tra uomini e donne, tra maschile e femminile, creando confusione e disorientamento soprattutto nei più piccoli, con grave pericolo per una formazione equilibrata della personalità e dell’identità.

Il problema educativo è ben più serio e molto più complesso che non il tema della discriminazione omosessuale a cui viene ridotto, nel dibattito pubblico e, purtroppo, anche parlamentare e legislativo, e che rappresenta invece solo un aspetto, marginale, come attestano i numeri drammatici del fenomeno del bullismo in Italia.

Da una ricerca dell’Osservatorio Adolescenti risulta che oltre un terzo degli studenti di scuola inferiore e superiore è stata vittima di aggressioni fisiche o verbali o di avervi assistito almeno una volta. Nella fascia di età tra i 12 e i 14 anni, uno studente su due afferma di ricevere derisioni, insulti, offese, minacce, perfino botte e molestie, da parte dei compagni; un terzo si dichiara vittima abituale e non episodica, con una leggera prevalenza dei maschi. Tra il 2012 e il 2014 sono quasi raddoppiate le chiamate al Telefono Azzurro. I motivi sono i più disparati, non solo e non prevalentemente l’orientamento sessuale, reale o presunto: la bruttezza o la bellezza, l’obesità o la rispondenza a canoni di attrattività, essere di famiglia umile o troppo chic. C’è anche l’omosessualità, come anche una eterosessualità libera, o ritenuta tale, e perfino la verginità.

Un problema sociale e culturale importante, delicato, che meriterebbe di essere trattato in modo più approfondito e integrale, con intelligenza, competenza, responsabilità, con coscienza, senza ideologizzazioni. L’emergenza educativa in Italia è antropologica, non sessuale. Manca una formazione al rispetto della dignità della persona umana, di ogni persona.

Molte leggi approvate negli ultimi anni o in cantiere testimoniano la deriva individualistica ed edonistica della nostra società e della politica, che da un lato rappresenta – ma dall’altro dovrebbe guidare – la società civile. Il diritto non si basa più sull’antropologia o sull’etica, ma sulla forza, sul potere e sull’interesse. Dio non ha cittadinanza, nel dibattito pubblico, guai a nominarlo, ma le lobbies di potere sì, hanno preso il suo posto nell’empireo delle decisioni. Siamo passati da una società che rinnega Dio, che “uccide” l’unico Dio, simbolicamente, culturalmente, pedagogicamente, ad una società politeista, che onora molti dèi.

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