BERGOGLIO: “LE NAZIONI DIANO RISPOSTE POLITICHE ALLA CRISI DEI MIGRANTI” In Vaticano Papa Francesco riceve in udienza i partecipanti alla Conferenza internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus "L'iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà. Emergenza profughi, la nostra sfida"

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“Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana”. E’ quanto ha detto Papa Francesco, subito dopo aver ricordato il suo viaggio a Lesbo a sostegno dei migranti, nella udienza ai partecipanti alla Conferenza internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus annus e intitolata “L’iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà. Emergenza profughi, la nostra sfida”, in corso in questi giorni in Vaticano.

“La crisi dei profughi, le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno, è una di quelle a cui mi sento particolarmente vicino. Nella mia recente visita a Lesbo, – ha proseguito Bergoglio – sono stato testimone di strazianti esperienze di sofferenza umana, specialmente di famiglie e bambini”. Il presidente della Fondazione, Domingo Sugranyes Bickel, nel suo saluto al Papa aveva ricordato che il loro dono di quest’anno per la carità del Papa è proprio per i bimbi migranti. A loro inoltre dedica l’editoriale Civiltà cattolica, ricordando che almeno il 40% dei migranti sono bambini, e che migliaia di loro spariscono anche dai centri di raccolta.

Nel suo discorso, il Pontefice rivolge anche un appello alle nazioni: “I tassi di disoccupazione giovanile sono uno scandalo, uno scandalo che non solo richiede di essere affrontato anzitutto in termini economici, ma che va affrontato anche, e non meno urgentemente, come una malattia sociale, dal momento che la nostra gioventù viene derubata dalla speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione”. “Un’economia dell’esclusione e dell’iniquità – aveva detto poco prima – ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili. Gli effetti sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani”.

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