PAPA GIOVANNI PAOLO II, 35 ANNI FA L’ATTENTATO IN PIAZZA SAN PIETRO

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GIOVANNI PAOLO II

Il 13 maggio 1981, mentre si trovava a bordo della sua Papamobile scoperta, papa Giovanni Paolo II fu ferito gravemente da due proiettili sparati da Ali Ağca, un ex terrorista turco di origini curde. Soccorso immediatamente, il Pontefice fu sottoposto ad un delicato intervento di 5 ore e 30 minuti, riuscendo a sopravvivere. Iniziò così un lungo calvario: dimesso dal Policlinico Gemelli il 3 giugno, il Papa venne di nuovo ricoverato il 20 dello stesso mese per una grave infezione e il 5 agosto i medici del Gemelli lo operarono nuovamente. Dal 14 agosto al 30 settembre il Papa trascorse una lunga convalescenza a Castel Gandolfo.

ll 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo per direttissima, i giudici della corte di Assise condannarono Mehmet Ali Ağca all’ergastolo per tentato omicidio di Capo di Stato Estero. Ağca rinunciò a presentare appello contro la sentenza di condanna che motivava la pena, esplicitando che l’attentato “non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra”. La difesa sostenne, invece, che Ali Ağca aveva agito da solo, in preda a una schizofrenia paranoica, mossa dal desiderio di diventare un eroe del mondo musulmano. Nel 1982, tuttavia, l’uomo cambiò versione e cominciò a parlare di una pista bulgara che avrebbe collegato l’attentato al Papa al Kds, i servizi segreti della Bulgaria comunista. Venne anche individuato un presunto complice, Oral Celik, che sarebbe intervenuto in caso di fallimento di Ali Ağca. Le lunghe indagini non portarono mai alla scoperta dei veri mandanti dell’attentato e lo stesso Papa Giovanni Paolo II, inoltre, dichiarò nel maggio 2002, durante una visita in Bulgaria, di “non aver mai creduto nella cosiddetta connessione bulgara”.

Due anni dopo, nel Natale del 1983, Giovanni Paolo II volle incontrare il suo attentatore nella prigione di Rebibbia per rivolgergli il suo perdono: i due parlarono a lungo da soli e gli argomenti della loro conversazione sono tuttora sconosciuti. Il Papa disse poi dell’incontro: “ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui”.

Nel 2000 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia ad Ali Ağca: l’uomo fu estradato dall’Italia e condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal (Turchia), nel quale finì di scontare la pena di dieci anni di reclusione per l’assassinio del giornalista Abdu Ipekci, avvenuto nel 1979. Ali Ağca non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità sugli eventi. Egli ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica della preparazione dell’attentato, a volte affermando addirittura di aver avuto aiuti per compiere l’assassinio del Papa dall’interno del Vaticano.

 

 

 

 

 

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