UNIONI CIVILI, IL CENTRODESTRA SERRA LE FILA E PREPARA IL REFERENDUM La raccolta firme inizierà dopo la firma di Mattarella sulla Cirinnà. Giovanardi: "Renzi ci ha impedito di discutere la legge"

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L’hashtag scelto è #ciricorderemo, con chiara allusione al referendum di ottobre, quello in Matteo Renzi si gioca il suo stesso futuro politico. A coniarlo è un redivivo centrodestra, unito dalla battaglia contro la legge Cirinnà, approvata in via definitiva dalla Camera. L’obiettivo è il referendum abrogativo, che sarà proposto nel momento in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, apporrà la sua firma in calce al testo sulle unioni civili.

“Noi non siamo contrari al riconoscimento dei diritti ma ricorriamo al referendum perché Renzi ci ha impedito con la fiducia di emendare e discutere la legge e noi ridiamo la parola ai cittadini che rappresentiamo” ha spiegato Carlo Giovanardi di Idea, in conferenza stampa con Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella (Idea), Maurizio Gasparri e Lucio Malan (Fi), Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni (Lega), Francesco Bruni e Lucio Tarquinio (Conservatori e Riformisti), Fabio Rampelli ed Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), Gian Luigi Gigli e Mario Sberna (Ds-Cd), Guglielmo Vaccaro di Italia Unica ed il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

“Chiediamo di abrogare solo alcuni articoli, in particolare quelli che creano una discriminazione tra ipotesi di convivenza tra coppie eterosessuali e quelle omosessuali – ha detto Quagliariello -. Non siamo contrari a che vengano assegnati diritti alle persone e alle affettività ma questa legge tende a creare un simil-matrimonio per poter consentire a due omosessuali di diventare genitori di figli programmati e che come tali avranno grandi problemi”. Il comitato sarà presieduto da Eugenia Roccella, portavoce del primo Family Day, che ha spiegato: “Siamo aperti alle associazioni pro life e family, alle piazze romane riempite (dal Circo Massimo a San Giovanni). La battaglia non è finita con un voto finale ottenuto a colpi di fiducia, canguri e violentando la Costituzione. Noi non abbiamo potuto rappresentare chi ci ha votato, non abbiamo potuto votare un solo emendamento e allora è giusto che la battaglia ritorni nelle piazze, contro una legge che vuole costituire un simil matrimonio con un mercato della filiazione aperto e intoducendo l’utero in affitto”.

Se il Capo dello Stato firmerà, cosa non scontata, sulla legge penderà in ogni caso un ricorso dei senatori in Cassazione. Malan ha denunciato “la mancanza copertura finanziaria del provvedimento, visto che la certificazione del ministero dell’economia è ridicola e fasulla. Le adozioni che già oggi si fanno attraverso sentenza saranno enormemente facilitate, perché si presenteranno persone unite da un vincolo sostanzialmente al matrimonio, questo vuole dire via libera all’utero in affitto, allo sfruttamento delle donne con l’acquisto dei loro ovociti, all’indottrinamento gender nelle scuole, perché sarà quasi obbligatorio spiegare ai bambini che i figli possono nascere anche da due uomini e due donne”. Secondo Sacconi “siamo in presenza di un nuovo giacobinismo antiumano e il numero degli aderenti alla campagna referendaria aumenterà nei prossimi giorni appena sarà colmata la differenza tra informati e non informati”.

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