SCHIAFFO ALLA FAMIGLIA Intervista alla giornalista Costanza Miriano, attivista del “popolo” del Family Day

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schiaffo alla famiglia

Nonostante l’appello dei Vescovi italiani e le critiche di molti opinion leaders e pure colleghi deputati, non soltanto dell’opposizione, il premier Matteo Renzi, per voce del ministro delle Riforme costituzionali Maria Elena Boschi, ha deciso di porre la fiducia sul disegno di legge sulle unioni civili che porta il nome della parlamentare Monica Cirinnà, confermata ieri, alla Camera, con 369 sì, 193 no e 2 astenuti. Oggi il voto finale sul testo di legge che modifica di fatto il concetto di famiglia. Al Senato era stato approvato il 25 febbraio scorso. Il Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, ha commentato così questa decisione: “Il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, rappresenta una sconfitta per tutti”.

Si compie, così, un iter parlamentare straordinario, per questa legge che estende, di fatto, la disciplina del matrimonio tra uomo e donna alle coppie omosessuali, non soltanto in tema di diritti sociali, creando una spaccatura, una vera e propria ferita, nel Paese. Anche Massimo Gandolfini, il presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, che ha organizzato i tre Family Days, nel 2007, 2015 e 2016 – gli eventi nazionali in difesa della famiglia, fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna aperta alla filiazione, come sancito anche nella nostra Carta Costituzionale – ha detto essere fortemente “divisiva” della comunità italiana e più di un analista politico ha definito addirittura “lacerante” del tessuto sociale.

È una sconfitta, certo, uno schiaffo al “popolo della famiglia”, che era sceso in piazza, il 30 gennaio di quest’anno, contro il ddl Cirinnà. Nel Comitato “Difendiamo i nostri figli”, c’è stata, molto attiva, la giornalista Costanza Miriano, madre di quattro figli, autrice del provocatorio libro “Sposati e sarai sottomessa”, cui è seguito “Sposala e muori per lei” e il recente “Quando eravamo femmine” (Sonzogno, 15 euro). Il 19 marzo scorso, giorno di San Giuseppe, il padre putativo di Gesù, sul suo blog www.costanzamiriano.com ha annunciato di dimettersi dal Comitato, perché quest’ultimo si è schierato politicamente. Interris l’ha intervistata.

Come giudica questa legge sulle unioni civili e la decisione del governo di porre la fiducia?
“Ho lasciato il Comitato ‘Difendiamo i nostri figli’ perché ha preso una piega politica ed io, come giornalista Rai, ritengo di non dovere prendere posizione. Certo, su un tema così delicato, dal punto di vista etico, è stato sbagliato mettere la fiducia. Quanto al testo della legge, ho detto varie volte che non lo condivido, soprattutto perché, spacciandosi per una legge di civiltà, per estendere i diritti, in realtà propone una concezione antropologica che non corrisponde alla realtà naturale e al disegno di Dio per l’umanità: ‘Dio li ha creati maschio e femmina e disse loro prolificate’”.

Sul suo blog, in un post intitolato “Cicerone vs Cirinnà”, lei cita il giurista romano, che scriveva: “Alla vera legge, conforme alla natura, costante, eterna, non è lecito apportare modifiche”. Questa legge dello Stato, invece, stravolge la legge di natura, per imporre una ideologia come diritto…
“È evidente. Ciò che io contesto, soprattutto, è che la questione venga posta, appunto, come un riconoscimento di diritti a chi non ce li ha, come un problema di uguaglianza. I diritti delle persone erano già tutelati. Il matrimonio è un istituto civile a tutela della prole, dei diritti dei bambini, non degli adulti. E i bambini hanno diritto a un padre e una madre. La propaganda ha usato lo strumento della mistificazione. Siamo stati accusati di essere omofobi, di voler negare la libertà a qualcuno. Così si trasforma la realtà. Una relazione affettiva è indispensabile ma non sufficiente per essere una famiglia. La legge esercita una forzatura ideologica per imporre una nuova concezione antropologica, di umanità. Di fatto, viene introdotto un secondo matrimonio per le coppie omosessuali. La posta in gioco è culturale”.

In un altro post, infatti, lei cita il Papa emerito Joseph Ratzinger, nell’Enciclica “Caritas in veritate”: “La questione sociale è diventata radicalmente una questione antropologica”. Attraverso lo strumento della legge, quindi, si propone e si impone un nuovo disegno di essere umano?
“Assolutamente sì. Per questo ci siamo opposti così fortemente. Il problema non è che due omosessuali si rechino davanti al pubblico ufficiale per formalizzare la loro unione, o che possano esercitare alcuni diritti sociali, ma è un problema di verità sulla persona umana e sulla famiglia, che non si generi confusione. L’essere umano nasce da un uomo e una donna, un maschio e una femmina, che si uniscono in matrimonio per garantire stabilità e sicurezza ai figli. Fatta salva la verità, facciano ciò che vogliono”.

Il Comitato “Difendiamo i nostri figli”, ha fallito?
“Direi di no. Quello che volevamo era far sentire con voce forte che l’antropologia cristiana è viva, non è una ‘visione superata’, non è bigotta, ma autentica. Sorrido quando mi chiedono se credo nella famiglia ‘tradizionale’. La famiglia è una, da sempre e per sempre. Il Family Day ha annunciato la verità della persona umana contro chi sventola arcobaleni per coprire una propaganda ideologica dai colori tetri, aggressiva, un martellamento senza precedenti. Oltre un milione di italiani, con mezzi propri, spendendo soldi di tasca propria, in qualche caso dove sono davvero pochi, affrontando la fatica anche di ore di viaggio, si sono riuniti a Roma per dire che non cediamo al ricatto culturale, non ci beviamo la melassa del cambiamento di civiltà e progresso. È la politica che ha fallito, non il popolo delle famiglie”.

Come ha accolto le dichiarazioni di Monsignor Galantino? Le famiglie italiane si sono sentite “sole”, in questa battaglia?
“Non spetta alle pecore giudicare i pastori. Le pecore si sentono confortate quando hanno i pastori vicino, con voce forte e chiara. Innegabilmente ci siamo sentiti soli”.

La politica, per meritarsi la fiducia, non dovrebbe adottare provvedimenti che diano fiducia alla famiglia, alle famiglie italiane?
“Credo poco nelle politiche per la famiglia. Ci sono tanti proclami e poche azioni. Basterebbero poche cose. Per esempio, una tassazione equa, che aiuti le famiglie numerose, agevolazioni fiscali ed economiche, il sostegno all’istruzione, come gli ingressi gratuiti per i minori ai musei e ad altri luoghi culturali. Proprio perché la questione è innanzitutto culturale, prima che politica”.

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